Si è verificato un errore nel gadget

venerdì 30 ottobre 2015

Il riflessario n. 14

Cari lettori,
scusate la lunga assenza. Ho avuto diversi motivi per assentarmi. Prima di tutto il fatto che per me la letteratura non è solo uno svago, ma anche un dovere. Infatti studio Lettere Moderne e gli ultimi esami mi hanno impegnata parecchio, così appena smettevo di studiare non avevo la forza di scrivere qui sul blog. In più si è aggiunto un corso di Animal Care molto interessante e impegnativo, e il tempo è strizzatissimo! Ma non solo. Diciamo che ho toccato con mano la difficoltà dell'ambiente editoriale italiano, caratterizzato da forti rivalità e raccomandazioni e questo mi ha allontanato un po' dai miei sogni. In ogni caso, eccomi di nuovo qui.
In lettura c'è Ritratto in seppia di Isabel Allende. E la mia citazione di oggi viene proprio da lì.

Si abbracciarono in quello spazio straordinario riconoscendosi, perché forse erano già stati lì insieme nelle vite precedenti e ci sarebbero tornati più e più volte nelle vite future [...].
Erano amanti eterni, continuare a cercarsi e ritrovarsi era il loro Karma.



giovedì 13 agosto 2015

A COLPO D'OCCHIO- Venuto al mondo

Cari lettori,
oggi vi parlo della mia esperienza con una scrittrice molto conosciuta: Margaret Mazzantini.
Ho iniziato a conoscerla con Splendore, un libro che ho amato dalla prima all'ultima pagina e che ho letto grazie all'iniziativa #ioleggoperché , di cui vi avevo a suo tempo parlato.
Da pochi giorni, ho portato a termine Venuto al mondo.
Vi giuro che questo libro mi ha devastato. È come se qualcuno ti infilasse una mano dentro la pancia e ti stringesse le budella. Non è uno scherzo. Dico sul serio. È davvero un libro molto forte.
Una storia d'amore, sullo sfondo la guerra a Sarajevo, un desiderio di maternità così grande da spingersi oltre la linea della legalità. Un romanzo in cui il lettore apprende per gradi verità sempre più dolorose, sempre più scomode. Una storia d'amore condotta con lo schema di un thriller, dove i pezzi del puzzle formano una figura sensata soltanto alla fine.
Al centro di tutto, Gemma e Diego. E poi Gojco, Aska, Pietro.
La giornalista Gemma, l'assoluta protagonista. Una donna vera, con le sue forze, ma anche con le sue immense debolezze. È il flusso dei suoi pensieri che guida l'intero romanzo. Leggere Venuto al mondo significa guardare dentro il mondo di Gemma. Guardare con gli occhi di Gemma una vita intera.
Diego, il fotografo che ama Gemma più della sua vita stessa. Non ho potuto fare a meno di amarlo, poi odiarlo, poi amarlo di nuovo.
Gojko, l'amico sarajevita dei due protagonisti. È lui a presentare Diego a Gemma. E a capire che ha combinato un guaio: ha perso la possibilità di conquistare Gemma, perché si vede benissimo che fra quei due c'è chimica. C'è un'intesa difficile da spezzare.
E qui mi fermo, perché analizzare gli altri personaggi significherebbe togliervi il gusto (comunque molto doloroso) di leggere questo libro.

domenica 9 agosto 2015

Il Riflessario N.13

Scrive Massimo Bisotti:

“Le cose le lasci andare per tantissimi motivi, non soltanto perché un sentimento muore, le lasci andare per la tua inadeguatezza, per codardia. Le lasci andare per insicurezza, per paura di rischiareancora, o per non affrontare la fatica che comporta lo scendere a compromessi con la parte più rigida di noi.”

Non sono del tutto d'accordo. Le cose che lasci andare, le lasci andare perché evidentemente ne puoi fare a meno. Perché evidentemente non si sono ancorate nella parte più profonda di te.

giovedì 6 agosto 2015

A COLPO D'OCCHIO -L'innocenza

Cari lettori,
stavolta la recensione che mi appresto a scrivere riguarda un libro della cui bellezza ero sicura fin dalla copertina (orribile). Perché? Semplice. Perché L'innocenza è un libro di Tracy Chevalier. Credo sia il suo ultimo romanzo. È abbastanza breve, ma come al solito non delude.
Stavolta, la Chevalier ci porta nella Londra del 1792, quando nella vicina Francia imperversa la Rivoluzione.
Jem Kellaway, un ragazzino di campagna, è appena arrivato a Londra con la sua famiglia (mamma, papà e sua sorella Maisi) perché suo padre fabbricherà sedie per Philip Astley, eccentrico proprietario del circo che anima le serate cittadine. Non è un caso che Jem faccia subito la conoscenza di Maggie, una ragazzina furba e allegra che gli farà scoprire la città e lo aiuterà ad ambientarsi in quella nuova vita, un po' troppo chiassosa e colorata. E, insieme, faranno amicizia con uno strano personaggio che pubblica libri...tale William Blake, vi dice nulla?

Come sempre, Tracy Chevalier costruisce romanzi su dati storici e immerge il lettore in un'altra epoca, regalando un soffio di vita alla storia.
Teneri e credibili i personaggi, soprattutto i ragazzini protagonisti, alle prese con sentimenti ancora sconosciuti, paure, incertezze. Affascinante il poeta William Blake, che gira per le strade di Londra col suo bonnet rouge. Uno spaccato di vita che appassiona, una piacevole lettura che in un batter d'occhio è già finita.

martedì 28 luglio 2015

A COLPO D'OCCHIO- La ragazza che cuciva lettere d'amore

Cari lettori,
eccomi di nuovo qui con la rubrica dedicata alle recensioni. Oggi vorrei parlarvi del libro La ragazza che cuciva lettere d'amore, di Liz Trenow, edito da tre60.
In copertina, appena sopra il titolo, tre righe scritte quasi come una poesia recitano:
Una seta preziosa
Un segreto inconfessabile
Un sogno lungo una vita

Questo (e poco altro) è bastato a farmi arrivare alla cassa della libreria con in mano il libro in questione.
Il romanzo ha sostanzialmente due protagoniste: Caroline, giovane donna che vive ai giorni nostri una crisi esistenziale (da poco disoccupata, da poco di nuovo single, una madre che soffre di demenza senile...) e riceve dal passato una misteriosa trapunta e Maria Romano, che è vissuta nel 1910 come ricamatrice alla corte del futuro re del Galles e che racconta la storia della sua vita al lettore attraverso le sbobinature di alcune registrazioni trascritte negli anni Settanta da una studentessa universitaria intenta a redarre la tesi di laurea.
Maria ha passato metà della sua vita in un istituto di igiene mentale, condotta lì poco prima di partorire un bambino troppo scomodo per la casa reale. Troppo scomodo perché figlio del principe del Galles e di una semplice ricamatrice. È stata lei a cucire la trapunta. Così racconta nelle registrazioni. Ma cosa ha a che fare Maria Romano con Caroline? Maria era un'amica della sua nonna. Una foto lo testimonia. E allora? Perché sua nonna desiderava tanto lasciarle in eredità quella trapunta? Caroline ha bisogno di capire. Sente che questa è una missione. Un dovere nei confronti di se stessa.

La ragazza che cuciva lettere d'amore è un romanzo che scorre molto fluido sotto gli occhi del lettore curioso. L'alternanza fra anni Settanta e giorni nostri rende la narrazione equilibrata e contribuisce a prolungare la suspance. Un po' triste in alcuni passaggi, la vita di Maria lascia l'amaro in bocca. Una volta sciolto il mistero, il libro fa in fretta a concludersi, dando a suo modo un lieto fine.
Mi aspettavo, visto il titolo, la quarta di copertina e pochi frammenti letti, un libro più romantico. La storia di un amore più forte.
Ma, ripensandoci, questo libro è interamente intriso di sentimenti forti: l'amicizia, che sarà quella che salverà davvero Maria dal manicomio, l'amore di una madre per un figlio e, poi, l'amore di una nonna per la sua unica nipote.



martedì 14 luglio 2015

A COLPO D'OCCHIO -Verrà il vento e ti parlerà di me

Cari lettori, nel post precedente vi parlavo delle mie impressioni riguardo il libro Verrà il vento e ti parlerà di me, di Francesca Barra.
 
La storia è raccontata da due voci che si rincorrono, quella di nonna Teresa, estremamente legata alla sua terra, e quella di Caterina, la nipote che, invece, non vede l'ora di partire a Roma a studiare. A legarle, anche oltre la morte, un quaderno in cui Caterina annota tutte le ricette tradizionali della nonna e anche i suoi più cari ricordi ad esse legati. Ma non solo. Teresa vede in Caterina la sua erede. E alla giovane ragazza toccherà compiere scelte importanti. Saprà seguire il volere di sua nonna senza rinunciare a se stessa?
 
Oggi l'ho terminato e vorrei condividere con voi la mia impressione.
Con una parola potrei dire delusa, nel senso che questo libro inizia alla grande e poi si perde. La storia, nell'incipit, sembra decisamente più articolata di come poi effettivamente si evolva. Crea tante aspettative nei primi capitoli, poi la tensione va via via scemando e la trama perde corpo. Il finale è un po' troppo frettoloso e anche i capitoli in cui la parola viene data alla nonna Teresa (che restano comunque i migliori) si fanno sempre meno interessanti. Gli aneddoti raccontati partono con una grande carica emotiva, raccontano i fatti salienti della vita della donna, poi, però, sembra che la vita di Teresa si riduca a qualcosa di noioso e poco coinvolgente.
 
Ovviamente non è un libro che sconsiglio. Si tratta comunque di una lettura molto piacevole. Tuttavia mi aspettavo qualcosa di più. Peccato.

mercoledì 8 luglio 2015

Verrà il vento e ti parlerà di me -in lettura...

Cari lettori,
l'altro giorno mi aggiravo curiosa fra gli scaffali della libreria virtuale del mio Kindle, cercando qualcosa da leggere.
Dal momento che divoro libri più o meno come il mio gatto divora crocchelle, ho deciso di dare un'occhiata all'Offerta del Giorno, giusto per non spendere tutti i soldi di cui dispongo.
Così mi sono imbattuta in Verrà il vento e ti parlerà di me, di Francesca Barra. La trama mi sembrava interessante, le recensioni erano positive, il titolo prometteva bene. Indi per cui poscia, l'ho comprato.
 
Ho subito iniziato a leggerlo e ancora ce l'ho in lettura. Devo dire che, per ora, è esattamente il libro che avevo voglia di leggere.
La storia di Teresa e quella di sua nipote Caterina si alternano e si incrociano, in un periodare fluido che ha il sapore delle storie antiche, delle tradizioni, del legame con la propria terra natia.
Caterina ha appena abbandonato il suo paesino per andare a studiare a Roma. Porta con sé il quaderno delle ricette di sua nonna, compilato meticolosamente nei mesi estivi. Caterina è emozionata all'idea di essersi buttata in una nuova avventura, lontana da casa. Sua nonna Teresa, invece, fin da bambina sapeva che dalla Basilicata non se ne sarebbe mai voluta andare. E la sua più grande avventura, ha deciso di viverla proprio lì, nel luogo in cui è nata.
Magia, sentimenti, ma anche ottime ricette si avvicendano fin dalle prime pagine.
Per ora il libro mi sta appassionando molto, vedremo se proseguirà così.
Qualcuno di voi l'ha letto? Se volete, fatemi sapere la vostra!

lunedì 6 luglio 2015

Riflessioni di una lettrice

Cari lettori,
forse avrete letto il mio post dedicato alle letture estive.
Come tutti i programmi che si rispettino, che il più delle volte sono fatti per essere smentiti, anche questo ha immediatamente subito delle inevitabili modifiche.
Ho terminato in pochissimo tempo Il baco da seta, che non ha deluso le mie aspettative. Uno dei libri più appassionanti del mio ultimo periodo. Consigliatissimo a chi ama il genere noir.
Ho poi iniziato a leggere L'amore è...un libro di ricette, per scoprire in meno di tre minuti che si tratta semplicemente di un libro di ricette, appunto. Forse quelle che vengono citate nel precedente L'amore è...un bacio di dama. Da verificare.
Allora mi sono lanciata su un libro che da tempo era fra i miei obiettivi: Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Luis Sepùlveda. Una storia dolcissima, quasi una poesia.
Zorba, un gatto nero grande e grosso, mentre i padroni sono in vacanza, soccorre una gabbiana che, colpita dalla peste nera dei mari (un'ondata di petrolio le ha coperto interamente il corpo), prima di morire vuole deporre il suo uovo. Ed è così che Zorba si ritrova a promettere alla gabbiana che si prenderà cura dell'uovo e della creatura, e le insegnerà a volare.
Ve lo immaginate un gattone grasso e grosso che cova un piccolo uovo di gabbiano?
Zorba farà così da mamma alla piccola gabbianella e, con l'aiuto degli altri gatti del porto e di uno scrittore un po' visionario, insegnerà alla piccola Fortunata (questo il nome che i gatti danno alla gabbianella) che
Vola solo chi osa farlo.

martedì 23 giugno 2015

Le (mie) letture estive

Cari lettori,
l'estate è ormai arrivata.
Come molti di voi, anche io collego questa stagione principalmente a poche e semplici parole:
Estate - Caldo
Caldo - Spiaggia
Spiaggia - Relax
Relax - Letture

In genere non amo programmare le letture a lungo termine. Mi piace seguire il mio istinto di lettrice e scegliere al massimo due libri per volta.
Questa volta, però, ho alcuni titoli che mi frullano in testa da un po' e ho deciso che saranno le mie letture estive.
  • Il baco da seta, Robert Galbraith. Questo libro è in cima alla lista perché, in verità, è già in lettura. Sicuramente tanti di voi già sanno che questo romanzo nasce dalla penna della mitica J. K. Rowling. Non è difficile riconoscerne lo stile inconfondibile. Vi assicuro che lo sto divorando. Si tratta di un giallo/thriller, che ha come protagonista il detective Cormoran Strike, come ne Il richiamo del cuculo. Qui Strike avrà a che fare con un delitto commesso nel mondo insidioso dell'editoria londinese. Un delitto, quasi un rituale macabro. Come sempre, i personaggi sono credibili e stanno subito simpatici, anche per i loro difetti. E la suspance non manca.
  • L'amore è... un libro di ricette, Elisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti. Lo ammetto: questo libro è già nel mio Kindle, e aspetta soltanto di essere letto. Mi incuriosisce sin dal titolo, perché coniuga amore e cucina, due ingredienti letterari che destano sempre il mio interesse. D'estete servono letture così: ironiche, leggere, spensierate. Sarà davvero così questo libro? Lo scoprirò solo leggendo.
  • Qualsiasi libro di Clara Sanchez. Qualcuno di voi ha qualcosa da consigliarmi? Da molto tempo ormai ho il desiderio di leggere un libro di questa autrice. Sono sicura che questa sarà la volta buona.
  • La sciamana, Olga Kharitidi. Forse già altre volte ve l'ho nominato. Una giovane psichiatra russa decide di abbandonare il suo paese e, con esso, tutti i fondamenti della scienza occidentale che ha sempre studiato. Si avvia così verso l'Oriente, verso lo sciamanesimo, in un viaggio iniziatico alla scoperta dei propri poteri psichici. Lo cerco da un sacco di tempo. Poi, per un motivo o per un altro, lascio sempre perdere. Stavolta devo farcela!
  • Cleo, Helen Brown. Un gatto, un semplice gatto, insegnerà ad un'intera famiglia che anche dietro l'angolo più buio può brillare la felicità. Se non è adatto a me questo...
E le vostre letture estive, invece, quali saranno?
 
 
 

venerdì 5 giugno 2015

La villa in cui nacque la leggenda

Cari lettori,
riconoscete la villa della foto?

Si tratta di una costruzione di 460 mq, situata a Great Neck Estates (Long Island, New York). Una abitazione modesta negli anni Venti, quando F. Scott Fitzgerald ci abitava con sua moglie Zelda.
Fitzgerald, in un piccolo studio ricavato sopra il garage, guardava l'opulenza delle sfarzose ville circostanti e dava vita ad un personaggio destinato a diventare una leggenda: Jay Gatsby.
Questa villa, che oggi possiede una sala per la musica, numerosi camini, sette stanze da letto e sei bagni -fra le altre cose-, ha visto animarsi le proprie stanze con feste di dimensioni stratosferiche, in cui neppure i padroni di casa rispondevano più di se stessi. Feste che di sicuro hanno ispirato quelle del libro Il grande Gatsby, feste in cui agli ospiti veniva detto chiaramente che "ai visitatori è richiesto di non sfondare le porte in cerca di alcolici, anche quando sono stati autorizzati a farlo dai padroni di casa". Eh già, proprio  così recitava un esplicito cartello.
Chissà che sensazione farebbe vivere in una casa del genere. Per chi volesse provare l'ebrezza di essere proprietario della villa in cui nacque una leggenda come il Grande Gatsby e in cui vissero due scrittori di fama mondiale, i coniugi Fitzgerald, non resta che provare ad acquistarla. Il prezzo? 3,9 milioni di dollari.

sabato 23 maggio 2015

A COLPO D'OCCHIO -La casa della moschea

Cari lettori,
oggi farò la recensione di un libro che mi è molto piaciuto.
Si tratta de La casa della moschea, di Kader Abdolah. Precedentemente, avevo già recensito Scrittura cuneiforme dello stesso autore.
 
Aga Jan, ricco mercante di Senjan, in Persia, è il capofamiglia della famiglia allargata che ha sede nella casa della moschea, in cui vengono custodite e tramandate le antiche tradizioni.
La vita nella casa della moschea procede tranquilla, le giovani donne attendono il loro sposo, l'imam della moschea studia nell'immensa biblioteca secolare, uccelli variopinti vengono catturati per studiarne il piumaggio e riprodurlo per creare magici tappeti. Fino a che la Grande Storia del paese non arriva a sconvolgere anche le vite della famiglia di Aga Jan. In una Persia che vive immensi sconvolgimenti, con l'avvento di Khomeini e la spietata repressione del dissenso politico, la casa della moschea resta spettatrice di questi drammatici eventi e continua a custodire le radici di un Islam ricco di saggezza e di fascino, un Islam molto lontano da quello a cui spesso pensiamo oggi.
 
Kader Abdolah ancora una volta utilizza un linguaggio scorrevole e atmosfere ricche di fascino per condurci in un Oriente dal sapore magico delle Mille e una notte.
I personaggi hanno un che di leggendario e le scene del libro si manifestano agli occhi del lettore nitide come quelle di un film. Il merito di questo libro è quello di tratteggiare delle figure di islamici estremamente diverse fra loro, lontane dagli stereotipi comuni e molto più vicine a personalità vere, riscontrabili nel mondo reale.
Anche le donne hanno una gran parte in questo romanzo, molto più di quanto non accadesse in Scrittura cuneiforme. Riserveranno molte sorprese a chi deciderà di avventurarsi tra le pagine di questo libro.
Un libro splendido e poetico, che inizia con toni pacati e rumori di passi attutiti da meravigliosi tappeti persiani e che termina poi con l'assordante frastuono della violenza e del fanatismo.

lunedì 18 maggio 2015

Forza Zorba

Credo che uno dei momenti in cui è possibile scorgere l'Amore vero abitare i miei occhi sia quando guardo il mio gatto.

Per te, piccolo Zorba. Perché ti amiamo di un amore infinito e incondizionato. Perché sei ancora un cucciolo, perché non ti devi arrendere. Perché non ci devi lasciare soli, non ancora. Perché la tua vita è piena di tutte le cose che ancora devi fare.
Per te, piccolo Zorba. Resisti. Sii forte.
A domani. Perché domani ancora ci sarai. E sarai pronto per tornare a casa e goderti tutto l'amore che abbiamo da darti. E che tu hai da darci.

martedì 12 maggio 2015

A COLPO D'OCCHIO- Scrittura cuneiforme

Cari lettori,
come promesso in uno dei post precedenti, oggi vi parlo di un autore che ho scoperto da poco. Si tratta di Kader Abdolah, di cui ho letto fino ad ora due titoli:
Scrittura cuneiforme e La casa della moschea.
Partiamo dal primo.
Scrittura cuneiforme ci racconta la storia di Ismail, un giovane iraniano esule in Olanda, che un giorno si ritrova fra le mani il diario del padre, Aga Akbar, un uomo sordomuto che aveva passato tutta la vita a riparare magistralmente tappeti persiani. Ismail, che per tanto tempo si era ritrovato a fare da interprete al padre, in un mondo che non riusciva a comunicare con lui, l'aveva poi abbandonato per seguire il proprio destino. Ed ora, di fronte a queste pagine, scritte in una scrittura (quella cuneiforme) incomprensibile per Ismail, il giovane si ritrova a voler raccontare la storia di suo padre, traducendo quel diario, mostrando al mondo e a se stesso le piccole storie di piccoli luoghi dell'Iran, che si intrecciano, come i fili di un tappeto, a formare l'immenso disegno della grande Storia, quella della Persia che cambia.
Abdolah racconta con un linguaggio scorrevole e un tono da cantastorie l'evoluzione di un paese ricco di fascino come la Persia, che ha attraversato numerose fasi storiche (dallo scià alla dittatura e alla caduta della stessa) e ha saputo conservare, pur nel cambiamento, una propria identità. Il tutto attraverso le vicende di una famiglia, quella di Aga Akbar e Ismail, che oltre ad essere inserita nei grandi cambiamenti del paese, vive enormi, forse anche maggiori, cambiamenti nell'ambito familiare. I difficili rapporti tra padre e figlio, aggravati dal fatto che il padre è sordomuto e vede nel figlio la sua possibilità di mantenere un contatto con il mondo che lo circonda. I rapporti tra marito e moglie, quando entrambi hanno caratteri difficili e la salute non sempre li assiste. Il coraggio di una figlia che sceglie di lottare per la liberà del proprio paese, mettendo a repentaglio la propria.
Il tutto a dimostrare che, ancora una volta, sono i sentimenti a muovere il mondo.
Questo libro, che ho apprezzato tantissimo anche per l'atmosfera orientaleggiante che trasuda da ogni pagina, ci ricorda soprattutto che per comunicare tra noi non serve parlare la stessa lingua. Sono le azioni, quelle fatte col cuore, che davvero cambiano la storia.
 
Prossimo post dedicato a La casa della moschea.
 
 

sabato 9 maggio 2015

Festival Tuttestorie- Alessandro D'Avenia a Cagliari



Cagliari- Alessandro D'Avenia arriva puntuale al Teatro Massimo. Capelli biondi come il sole e voce sottile, alle sei e qualche minuto ha già iniziato a parlare.
In piedi al centro del palcoscenico, sotto un soffitto che brilla come il cielo in una notte d'agosto, D'Avenia si rivolge soprattutto ai giovani, numerosissimi nelle prime file.
È l'anteprima del Festival Tuttestorie e, dunque, è proprio dalle storie che parte il discorso.
Perché non sappiamo fare a meno delle storie? Perché leggiamo e rileggiamo libri,  guardiamo e riguardiamo film di cui -a volte- già conosciamo il finale?
Perché dalle storie vogliamo imparare. Vogliamo imparare ad amare, a vivere, persino imparare a morire.
Vogliamo vedere come si fa.
E poi le storie, quelle belle, ci chiamano in causa, e ci chiedono:
"E tu? A che punto sei, tu, della tua storia?"
Così D'Avenia, che ora si siede perché, dice, inizia ad essere un po' stanchino, interroga i ragazzi. O, meglio, li spinge ad interrogarsi, ad essere protagonisti della loro storia, che poi altro non è che la loro vita.
Quella vita che, come la piantina sbucata intrepida dal cemento della strada statale 131, ha una forza enorme, sconvolgente.
Vi sembra pesante? Non lo è affatto. Alessandro D'Avenia conosce bene gli adolescenti e sa come tenere alta l'attenzione: aneddoti divertenti della sua vita da prof., curiosità sull'etimologia delle parole, un vivace interscambio con il pubblico...si ride e si riflette allo stesso tempo.
Ed è così che si arriva alla parte culminante dell'incontro: l'importanza delle guide, dei maestri.
Gli insegnanti, quelli veri, sono quelli che vedono in ciascun alunno le potenzialità che lui ancora non riesce a scorgere in se stesso, quelli che ti invitano ad alzarti in piedi, ti sfidano a sollevarti e a dimostrare la tua altezza.


E l'autore parla anche delle sue, di guide:
il professore di lettere del liceo, che nel prestargli un libro di poesie gli fece comprendere che anche lui avrebbe dovuto insegnare; e don Pino Puglisi, professore di religione ma soprattutto maestro di vita, il prete che con un sorriso ha sfidato la mafia.
Il tempo a disposizione di Alessandro D'Avenia finisce troppo in fretta. Gli dicono che è ora di andare.
La fila per gli autografi è lunghissima e lui non andrà via prima di aver firmato anche l'ultimo libro.

giovedì 7 maggio 2015

Il Riflessario N.12



 

Non esistono scorciatoie per i viaggi importanti.



                                Margaret Mazzantini

domenica 26 aprile 2015

A COLPO D'OCCHIO - Jolly Roger, La terra di nessuno

Cari lettori,
oggi vi parlo di un libro che ho finito di leggere poco fa. L'autore, Gabriele Dolzadelli, è un esordiente che avrò il piacere di intervistare prossimamente.
Il romanzo Jolly Roger, La terra di nessuno è il primo episodio di una saga. Una saga che ci porta indietro nel tempo, alla fine del 1600, un'epoca in cui gli scontri per l'egemonia economica fra le maggiori potenze sembrano destinati a non avere fine.
Un romanzo storico? Non esattamente, anche se le ambientazioni sono ben curate, fedeli all'epoca in cui tutto si svolge e anche i personaggi sono privi di anacronismi.
Il romanzo di Dolzadelli è soprattutto un libro di avventura, un libro in cui sentimenti sublimi e biechi impulsi si intrecciano, tenendo il lettore sempre sull'attenti, portandolo a non abbassare mai la guardia, perché chi lo sa cosa potrà succedere nelle prossime pagine.
Copertina del libro

Ecco la trama:
1670. In un clima di scontri per la colonizzazione del Nuovo Mondo e per la supremazia commerciale, un giovane irlandese di nome Sidvester O'Neill parte per il Mar dei Caraibi con destinazione l'isola di Puerto Dorado. Lo scopo è quello di ritrovare il fratello Alexander, partito anni prima, per riportarlo a casa. Ma il viaggio avrà risvolti inaspettati. Nelle oscurità della giungla della piccola isola vi è nascosto un segreto a cui le principali potenze europee (Francia, Inghilterra ed Olanda) ambiscono. Intrighi, inganni e complotti farciscono le giornate di Puerto Dorado, in una lotta al potere fra i più astuti capitani presenti sull'isola. IL tutto sotto l'occhio vigile di una nave pirata ancorata all'orizzonte, di fronte a quella piccola terra di tutti e di nessuno.

Tutti i personaggi, da quelli centrali a quelli più marginali, sono ben curati e abbastanza realistici. Il linguaggio è in linea di massima abbastanza scorrevole, anche se a volte un po' troppo studiato. Come se perdesse spontaneità. Ma a quale autore esordiente non capita?
A chi consiglio questo libro: a chi è appassionato del genere avventuroso, a chi ama la suspance, a chi è ancora innamorato del Capitan Jack Sparrow e vuole leggere un libro che lo riporti a navigare fra le acque cristalline del Mar dei Caraibi. E, ovviamente, a chi ama le saghe.
Nonostante io non ami tantissimo questo genere (ho avuto un folle amore per il mondo dei pirati solo grazie ai film con Johnny Depp e Orlando Bloom e quell'amore ormai si è spento), devo dire che Jolly Roger, La terra di nessuno è stata una piacevole lettura.
Non perdete i prossimi post! A breve, infatti, ci sarà l'intervista con l'autore.
Ringrazio Gabriele, che mi ha fornito gentilmente la copia del suo romanzo e che pazientemente ha atteso la mia recensione.

Il romanzo è acquistabile online (clicca qui)

martedì 21 aprile 2015

E-reader: un libro è un libro

Cari lettori,
oggi vorrei parlarvi di e-book e di e-reader, ovvero lettori digitali e libri digitali.
Ho ricevuto in regalo (da chi mi conosce proprio bene!) un bellissimo lettore di e-book: il Kindle Paperwhite. In questi giorni ho avuto modo di testarlo e posso dire di esserne davvero soddisfatta. La mia diffidenza verso gli e-book è completamente scomparsa. Dissolta.
Il Kindle Paperwhite è intuitivo, comodo con la sua tecnologia touch e non affatica la vista (come mi capitava leggendo da pc o tablet). È bello poter tenere con una sola mano libri di migliaia di pagine, mattoni che, in formato cartaceo, sarebbero stati scomodi da leggere a letto.
Certo, la carta ha sempre il suo fascino. La copertina, l'odore, la granatura delle pagine...il fascino del libro non tramonterà mai. Ma ebook e libri possono convivere benissimo. Provare per credere. In fondo, un libro è un libro, qualsiasi sia il suo formato.


lunedì 20 aprile 2015

#ioleggoperché

Cari lettori,
alcuni giorni fa, in una libreria di Cagliari, ho ritirato il mio kit di messaggero di lettura del progetto #ioleggoperché. Lo conoscete? Si tratta di un progetto per promuovere e divulgare il piacere della lettura, per il quale editori, lettori, autori e librai si sono uniti.
Io, come accanita lettrice, ho aderito subito al progetto e ho quindi ricevuto dodici libri da distribuire per permettere alla passione libresca di dilagare.
Siete curiosi di scoprire che libri ho ricevuto?
I libri sono sei per ciascun titolo:
-Splendore, Margaret Mazzantini;
-Il corvo, Kader Abdolah.

Ho iniziato a leggere quello della Mazzantini, di cui ancora non avevo letto nulla. Abdolah, invece, già lo conoscevo: è un autore iraniano che ho scoperto qualche tempo fa e mi è piaciuto davvero molto. Prossimamente vi parlerò dei suoi libri.

E voi parteciperete a #ioleggoperché ?

giovedì 12 marzo 2015

Quattro chiacchiere con l'autore -Intervista a Roberto Alba


Cari lettori, come ho promesso qualche giorno fa, ho intervistato Roberto Alba, lo scrittore di cui ho recensito il libro L'estate di Ulisse Mele.
Spero che l'intervista risponda anche alle vostre curiosità. Io sono rimasta molto soddisfatta.

 
 
  • Domanda: Ci sono autori che iniziano a scrivere avendo in mente tutta la trama fin dall’inizio, altri che, invece, creano solo i personaggi e poi si fanno guidare da essi. Tu che autore sei? Com’è nato il noir L’estate di Ulisse Mele?
Risposta: Appartengo alla seconda generazione. Costruisco una storia nella mia testa e quando il finale mi soddisfa inizio a scrivere, ma tutto può cambiare in corso d'opera. I personaggi spesso hanno una loro vita e compiono azioni che mi sorprendono.
Ulisse è nato un po' per caso, era un racconto breve. La sua forza sta nel non aver voluto rimanere confinato in poche pagine. Allora ho visto la sua casa, ho visto la sua storia, e ancora adesso mi supplica di continuare...
  • Dal manoscritto al libro: è questa una delle fasi più interessanti del percorso editoriale di un’opera: L’estate di Ulisse Mele quale iter ha seguito? Ti sei rivolto ad un agente letterario oppure direttamente agli editori?
Ulisse ha vinto la terza edizione del premio letterario IoScrittore del gruppo editoriale Gems con il titolo “Ulisse senza stelle”. Purtroppo volevano relegarlo a una pubblicazione solo digitale e ho rifiutato. Ho inviato il manoscritto alla Mondadori e ho avuto la fortuna di incontrare Lara Giorgelli editor Piemme. Ulisse deve averle toccato il cuore. Il resto è la mia felicità sugli scalfali in libreria.
 
  • Che rapporto c’è tra te e Ulisse, il piccolo protagonista del tuo libro?

Non sono sicuro ma credo mi assomigli. In effetti molte cose che racconta sono vere... o forse no! Non confesserò mai.
 
  • Il finale: tu sai qualcosa che il lettore non sa? (Attento, potrei cercare di estorcerti il nome del colpevole! Ahahah!)
 
No, nel romanzo c'è tutto quello che serve per capire chi è il colpevole. Non ho nascosto niente. Per chi ha letto il romanzo voglio ricordare un dettaglio... forse è meglio di no. Allora Un suggerimento: il capitolo dell'interrogatorio è di fondamentale importanza.
 
[Ragazzi, corro a rileggermi il capitolo!!!]
  •  Quali sono i tuoi progetti per il futuro in relazione al mondo della scrittura?
Spero esca entro l'anno il mio nuovo romanzo. Una storia fuori dal tempo, sempre ambientata in Sardegna. Riscalderà i cuori dei valorosi e non dico altro! Per il resto mi godo il bel momento e la Menzione speciale al premio Alziator e chissà che Ulisse non mi convinca a continuare la storia...

Noi speriamo di poter leggere presto un'altra storia raccontata da Ulisse.

Ringrazio sinceramente Roberto, che è stato disponibile a rispondere a questa intervista e l'ha fatto nel migliore dei modi.
 

sabato 7 marzo 2015

A COLPO D'OCCHIO -L'estate di Ulisse Mele

Cari lettori,
eccomi con un'altra recensione.
Ulisse è un bambino sordo. Intelligentissimo. Guai a voi se pensate di dargli dell'handicappato o se usate la parola sordomuto per descrivere il suo essere speciale. Ulisse è il più bravo della classe, il mondo gli parla attraverso i movimenti delle labbra, i dettagli di cui noi, che sordi non siamo, non potremmo mai notare.
L'autore ci proietta all'interno della storia attraverso gli occhi di questo piccolo bambino speciale, poco prima che un fatto drammatico sconvolga la sua vita -e quella della sua famiglia- per sempre. Quando suo fratello Dede e sua sorella Betta escono di nascosto di casa per andare al mare insieme a Giovanni, il fidanzato di Betta, Ulisse non può nemmeno immaginare che non rivedrà mai più la sua sorella maggiore.
Eppure è proprio quel che succede: Betta non tornerà più a casa e verrà ritrovata morta poco dopo. Uccisa.
Chi ha commesso il crimine? Giovanni, il fidanzato di Betta? Alfio Mele, il padre manesco? Pei Nieddu, che odia la famiglia Mele?
Il dolore grida giustizia dalle pagine di questo noir che si legge tutto d'un fiato e che il fiato lo tiene sospeso fino alla fine.
L'estate di Ulisse Mele è una storia raccontata con forza e dolcezza, che commuove e che coinvolge. Una storia di quelle che popolano tristemente i telegiornali e che spesso ascoltiamo con noncuranza, quasi assuefatti al dolore, alle tragedie. Quando colpiscono gli altri. Roberto Alba ci trasporta, invece, all'interno di questo dolore. Il lettore non può ignorarlo. Il lettore, così come Ulisse, vuole sapere la verità. Ma può solo stare ad aspettare. Aspettare che il libro finisca, che scorra sotto gli occhi anche l'ultima pagina. E ritrovarsi a sperare che ce ne sia ancora un'altra da leggere.
 
Non perdete, prossimamente qui sul blog, l'intervista all'autore Roberto Alba.

martedì 3 marzo 2015

A COLPO D'OCCHIO- Tiziano Terzani postumo: che delusione!

Cari lettori,
da poco ho letto il libro Un'idea di destino di Tiziano Terzani, uscito postumo di recente, forse lo scorso anno. Era nei miei programmi di lettura fin dall'inizio: la raccolta dei suoi diari, curata dai suoi familiari e trasformata in un libro. Mi incuriosiva tantissimo e avevo grandi aspettative. Ebbene: grandi aspettative, grande delusione. Sì, perché sostanzialmente l'ho trovato noioso, troppo frammentato è molto lontano dallo stile di scrittura del Terzani a cui ero abituata.
Ci sono frammenti di diario composti di un'unica frase, ci sono parti a cui è difficile dare un senso, pezzi scritti palesemente soltanto per sé, non per un pubblico di lettori. Ecco il rischio di trasformare dei diari privati in un'opera per il pubblico. Non se ne capisce granché. Per carità, ci sono anche delle parti molto belle: riflessioni profonde, osservazioni argute, lettere piene di amore per la moglie e per i figli. Ma questo non è bastato a farmi apprezzare il libro.
In definitiva, non lo consiglio.
Manca totalmente quell'unità di fondo che c'è invece nelle altre opere di Tiziano Terzani. Troppo presente il suo lato buio, la depressione, lo sconforto per la malattia. Lati del carattere che sicuramente erano assai presenti in questo fantastico giornalista, ma che, posti così sotto forma di diario e sfogo personale, non gli rendono giustizia. Non so, forse l'ho letto nel momento sbagliato. O forse i diari dovrebbero rimanere tali, e non essere dati alla stampa. Non sempre siamo disposti a condividere i nostri pensieri con tutti. Non sempre, quando scriviamo delle note personali, pensiamo anche ad un ipotetico futuro lettore. O no?

lunedì 2 marzo 2015

Doppia intervista: Il Salotto dei libri e Il Paroliere

Cari lettori,
oggi vi propongo un post un po' speciale: Il Salotto dei libri (blog letterario che vi consiglio vivamente), gestito da Simona, e il Paroliere libero, gestito da me, in una doppia intervista!
Siete curiosi? Continuate a leggere.
Io e Simona ci siamo divertite a porci delle domande sui nostri blog e sulla nostra passione per il mondo dei libri. Ecco cosa è venuto fuori.
 
Come è nata l’idea di aprire un blog letterario e quanto tempo dedichi a questo progetto?
Claudia:
In realtà, in principio, l'idea non era quella di un blog letterario. Scrivevo racconti brevi e racconti a puntate, che poi raccoglievo in un sito internet. Lo facevo per riempire le mie giornate con qualcosa di bello, con qualcosa di creativo. Non era un periodo facile per me, e scrivere mi aiutava a rendere la mia vita più accettabile. Poi, quando le cose sono migliorate, ho deciso di arricchire il blog con contenuti di carattere più generale, recensioni, interviste, curiosità sul magico mondo dei libri. Non vivo il blog come un progetto. Lo vivo come un'esperienza volta a farmi stare bene. Perciò, se ho voglia e se ho qualcosa da scrivere, lo faccio. Altrimenti no.
Simona:
Ho deciso di aprire un blog fondamentalmente perché avevo bisogno di condividere la mia passione per la lettura con altre persone. Mi è sempre piaciuto andare a curiosare nei blog delle altre persone, finché un giorno non mi sono detta: perché non provi anche tu? Cosa hai da perdere? Assolutamente nulla.
Grazie all'aiuto del mio fidanzato ho iniziato a muovere i primi passi in questo meraviglioso universo, ed ora gestisco tutto con le mie forze. Dedico quanto più tempo possibile al mio blog, per me è come una creatura da accudire, aggiornare, migliorare. Cerco di essere sempre presente e di mettere almeno un articolo al giorno. Lo faccio perché mi piace e non perché devo, e questa è la cosa che conta!
 
Oltre ad essere un’accanita lettrice, sei anche scrittrice?
C:
La passione per la lettura e quella per la scrittura, in me, sono nate quasi contemporaneamente. Scrivo racconti dall'età di sette anni. Sogno di fare la scrittrice praticamente da sempre. Nel 2010 ho pubblicato un libro di narrativa, rivolto ad un pubblico adolescente (Sotto Scacco, La Riflessione-Davide Zedda Editore). Ho da poco terminato un secondo manoscritto e ancora non ho deciso quale strada prenderà. Ma, insomma, da qui a definirmi una scrittrice... diciamo che scrivo per piacere, non per mestiere.
S:
Attualmente non ho preso ancora in considerazione la strada della scrittura. Non nego però che mi piacerebbe scrivere qualcosa di mio, vediamo se troverò la giusta ispirazione in un futuro prossimo!
 
L’esperienza più bella vissuta come blogger fino a questo momento?
C:
Probabilmente la possibilità di intervistare delle vere scrittrici: Francesca Ruggiu Traversi, Cristina Caboni, Cristina De Stefano.
 
S:
Beh sicuramente quella di conoscere altre persone appassionate di libri come me! Scoprire di avere interessi comuni con gli altri permette di creare dei bei legami, che seppur virtuali possono diventare davvero molto belli!
 
Ci sono libri bellissimi che passano e libri bellissimi che restano e che non ti stancheresti mai di rileggere. Qual è il tuo?
C:
Sono due in realtà: L'Alchimista di Paulo Coelho e Il Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupéry.
 
S:
Sono una vera fan di Jane Austen. Non mi stancherei mai di rileggere il suo capolavoro per eccellenza, " Orgoglio e Pregiudizio" ( ogni volta che lo leggo mi innamoro di Mr.Darcy!) Altro libro che rileggerei infinite volte è " Cime tempestose" di Emily Bronte, una lettura densa di emozioni forti e struggenti e che mi ha fatto capire quanto l'amore possa essere un'arma a doppio taglio.
Cosa ti conquista maggiormente in un libro?
C:
Dipende. Ogni libro è un caso a sé. A volte è la trama a conquistarmi, altre volte lo stile dell'autore, altre ancora i personaggi oppure i messaggi e le emozioni che riesce a trasmettermi. È come con le persone.
 
S:
Quando finisco una lettura tendo maggiormente a portare con me quei libri nei quali avviene una crescita nei personaggi. Mi conquistano i libri dove c'è un progresso, una presa di coscienza, un cambiamento. Odio la staticità e le storie piatte prive di azione e sentimento.
Quali sono i tuoi generi letterari preferiti?
C:
Narrativa. Soprattutto. Ma amo anche i gialli, i thriller e i romanzi di formazione.
 
S:
Adoro la narrativa, la narrativa rosa ( gli Young Adult e i New Adult in particolar modo). Ultimamente mi sto avvicinando anche ai Chick Lit. Mi piacciono tantissimo anche i Fantasy e i Romanzi storici.
 
Come scegli i libri che leggerai? Trama? Copertina? Sentendo i pareri degli altri??
C:
Alcune volte mi affido all'autore. Se è un autore che ho amato, generalmente non lo abbandono. A meno che non mi deluda. Altre volte mi lascio rapire dalla trama. Più spesso, però, apro una pagina a caso del libro e leggo qualche frase: se mi conquista, se qualcosa mi cattura, allora decido di leggerlo.
 
S:
A primo impatto mi lascio catturare molto dalla copertina ( anche l'occhio vuole la sua parte!), ma cerco sempre di andare oltre e di testarne il contenuto magari leggendo le prime pagine. Inoltre mi oriento anche in base ai pareri di persone fidate che hanno già letto determinati titoli.
 
Quanto tempo al giorno dedichi alla lettura?
C:
Leggo praticamente tutto il giorno: per studio e poi, quando smetto di studiare, mi attacco alle letture di piacere.
 
S:
Tutto il tempo che posso. Ci sono giornate in cui i ritmi frenetici dell'università o di altri impegni mi impediscono di leggere quanto vorrei. Trovo tuttavia sempre quel ritaglio di tempo per dedicarmi alla lettura, anche solo per leggere qualche pagina. In altri giorni dove sono più libera posso leggere anche per ore intere senza accorgermi del tempo che scorre!
Come è nata la tua passione per i libri??
C:
Penso sia stata un po' anche questione di fortuna. Avevo sei anni e a scuola ci avevano chiesto di comprare un libro del Battello a Vapore. Li vendevano in edicola, chiusi in un cartone grande grande che ricordo ancora. Volevo un libro che era terminato, allora avevo comprato l'ultimo rimasto: Inkiostrik, il mostro dello zainetto. Il mio primo libro. L'ho amato tantissimo. Da allora non ho più smesso di leggere.
 
S:
E' nata praticamente insieme a me. Ho iniziato a leggere sin da piccolissima, sono cresciuta con il naso sempre infilato tra le pagine di qualche libro! Ho sempre letto tutto quello che mi capitava sotto mano, dal quotidiano ai libri di ricette, ai libri veri e propri. Tutto ciò che è composto da parole mi ha sempre affascinata, e sono contenta che questa passione non mi ha mai abbandonata!
 
Come immagini il tuo blog fra qualche anno??
C:
Non lo so. Quello che sarà il mio blog in futuro dipende da tantissime variabili. Di sicuro non smetterò di scrivere.
 
S:
Lo immagino pieno di libri, recensioni, informazioni e notizie inerenti al magico mondo dei libri! Mi dedico al blog anima e corpo e spero di vederlo crescere e maturare insieme a me! Sarebbe una gran bella soddisfazione!! :)
Allora, vi è piaciuta quest'idea di due blogger lettrici?

martedì 27 gennaio 2015

Giornata della memoria -Leggere per non dimenticare

Cari lettori,
da un po' di tempo (credo dal 2000) è stata istituita la Giornata della Memoria dedicata al genocidio degli ebrei.
In realtà è da qualche settimana che volevo scrivere un post su questo libro, ma colgo l'occasione per farlo proprio oggi e riflettere anche su un tema che alcune volte viene trascurato: la responsabilità di chi ha voltato la testa dall'altra parte.
Il libro di cui vi voglio parlare di sicuro lo conoscete in tanti: Storia di una ladra di libri di Markus Zusak, uscito prima col titolo La bambina che salvava i libri.
La vicenda della protagonista, Liesel Meminger, viene raccontata da un narratore d'eccezione: la Morte. Con uno sguardo ironico e panoramico, questo insolito narratore ci conduce nella Germania del 1939, nella vita di una bambina tedesca che vive dall'esterno la persecuzione degli ebrei. Dall'esterno perché lei non è ebrea. Non sono ebrei i suoi genitori adottivi, non è ebreo il suo migliore amico. Eppure, nonostante la paura, nonostante il pericolo, nonostante tutto quello che volete, la famiglia di Liesel non volterà la testa dall'altra parte. E, alla richiesta d'aiuto da parte di un ragazzo ebreo, non si tireranno indietro.
Storia di una ladra di libri è un libro intenso e commovente, che non ci porta direttamente dentro al dramma dei campi di sterminio, ma ce ne fa fiutare da lontano la portata universale. Un libro da cui emerge chiaramente che un genocidio di quelle dimensioni non sarebbe mai stato possibile se non ci fossero stati tutti coloro che, di fronte all'incedere del Nazismo, hanno voltato la testa dall'altra parte, spianandogli in qualche modo la strada.

domenica 25 gennaio 2015

Oriana. Una donna. Quattro chiacchiere con Cristina De Stefano

Cari lettori,
ho avuto un'occasione bellissima. Qualche mese fa ho letto con curiosità il libro Oriana. Una donna di Cristina De Stefano. Si tratta di una biografia su Oriana Fallaci, non solo come grande giornalista, ma anche -e soprattutto- come donna. Un libro documentato fino all'ultima virgola, che comprende anche bellissime foto storiche e che porta il lettore all'interno della travagliata vita di una donna che voleva vivere come un uomo e rivendicava il diritto ad essere considerata alla pari dei suoi colleghi uomini. Eppure, nonostante questa grinta indescrivibile, Cristina De Stefano riesce a tratteggiare anche il lato più umano e più fragile di questa donna che è ormai una leggenda. Piena di contrasti, di amore e di rabbia allo stesso tempo.
Vi dicevo, ho avuto un'occasione bellissima: quella di rivolgere a Cristina De Stefano cinque domande. Sul suo libro. Ma non solo.
Curiosi? Continuate a leggere.
 
Domanda) Come nasce l'idea di scrivere una biografia di Oriana Fallaci? La stessa Fallaci non aveva mai autorizzato alcuna biografia...
Risposta) Sappiamo che Oriana non ha mai autorizzato biografie o libri o film su di sé mentre era in vita. Era convinta di essere la sola in grado di parlare di se stessa. Ma ora che non c'è più è giusto che il personaggio sia raccontato dall'esterno, come avviene per tutti i grandi personaggi. E' stato il nipote Edoardo Perazzi, che lei ha nominato erede universale, a contattarmi perché desiderava che venisse scritta una vera biografia di sua zia. Edoardo Perazzi aveva letto il mio libro precedente, Americane avventurose (Adelphi), dedicato a venti grandi donne d'oltreoceano, e desiderava che così si scrivesse la vita di Oriana: con rigore ma anche con afflato narrativo. La vita di Oriana Fallaci è un grande romanzo. Ho esitato a lungo prima di accettare, perché il personaggio mi spaventava, ma non ho potuto dire di no perché era una occasione storica. Per la prima volta un biografo poteva avere accesso alle carte private di Oriana, nessuno lo aveva mai fatto prima.
 
D) Raiuno dedicherà a Oriana Fallaci una miniserie interpretata da Vittoria Puccini: cosa pensa di questo progetto?
R) Non ho seguito il progetto, che si è sviluppato in modo parallelo alle ricerche della mia biografia e quindi non è basato sul mio libro. Sono curiosa, come tutti gli spettatori, e sono felice perché penso che sia l'inizio di una vera riscoperta del personaggio, che continuerà per anni. Anche se vivo all'estero farò in modo di vedere lo sceneggiato, ovviamente.
 
D) Dal suo libro emerge il ritratto di una donna estremamente complessa, forte e fragile allo stesso tempo. Prima di iniziare le sue ricerche, si aspettava una personalità così fortemente sfaccettata?
R) Assolutamente no. Da lettrice avevo l'immagine stereotipata che probabilmente tutti abbiamo di lei: una donna aggressiva, difficile, battagliera, sempre a caccia di guai. E' stata una vera sorpresa scoprire l'altro lato di Oriana, quello privato, dolce, allegro, a volte ingenuo, patologicamente incapace di accettare di essere ferita. Sapere che una donna che ha avuto una vita privata così complicata, spesso infelice, eppure ha realizzato tutto quello che ha realizzato Oriana, bè, me la fa ammirare ancora di più.
 
D) Per Oriana non c'è mai stata una grande differenza fra il giornalismo e la scrittura: lei si approcciava alla professione di giornalista in veste di scrittrice. I suoi pezzi erano storie più che articoli. Anche lei è sia giornalista che scrittrice: quanto sono lontani (o vicini) questi due mondi?
R) Oriana ha sempre detto che era una scrittrice prestata al giornalismo, e che così scriveva i suoi articoli, che infatti sono diversi da tutti gli altri. Personalmente io lavoro allo stesso modo quando scrivo un articolo o un libro, perché parto sempre dalla realtà, visto che non scrivo narrativa, ma biografie (Belinda e il Mostro, Adelphi; Americane avventurose, Adelphi). In teoria uno scrittore ha più libertà, perché può inventare. Ma io credo che anche un giornalista abbia una grande libertà, lo sguardo che porta al reale è già la sua libera scelta. Quando un giornalsita va in Ucraina e poi scrive, parla del suo sguardo, delle sue interpretazioni, delle sue scelte, alla fine. Per questo sono d'accordo con Oriana che diceva che il giornalismo oggettivo non esiste. E' più onesto, trovo, dire così, piuttosto che dire: questa è la verità.
 
D) Il suo agente, ho letto nei Ringraziamenti alla fine del libro, è Roberto Santachiara, personaggio quasi leggendario: com'è lavorare con lui?
R) Roberto Santachiara è un grande agente letterario. Per me è una figura quasi paterna, anche se ha pochi anni più di me. Sono con lui dal mio primo libro e devo dire che soprattutto nel progetto di Oriana è stato fondamentale. Ha salvato la situazione quando a me sembrava di non riuscire a uscirne e volevo rinunciare. E' un uomo molto calmo, un po' vecchio stile come i gentiluomini di una volta. Ti porta a pranzo in uno dei posti che conosce lui intorno a Pavia, ti ascolta e poi ti fa ragionare. So che ha fama di essere tremendo, e probabilmente lo è nelle trattative, ma con me è sempre gentilissimo, molto protettivo.

Ringrazio sentitamente Cristina De Stefano per aver dedicato un po' del suo tempo a rispondere alle mie curiosità.

domenica 4 gennaio 2015

Stanza B517


B517



Astolfo camminava da ore per le vie di una piccola città come tante, persa nella confusione della notte vigile. Nessuno faceva caso a lui, che aveva dimenticato la via di casa. O, forse, non l'aveva proprio dimenticata. Forse la verità era che Astolfo non trovava un buon motivo per tornare a casa sua. Era solo da troppo tempo. Perfino Harimi l'aveva lasciato. Al pensiero di quel nasino umido, che la dolce cagnetta strofinava sul suo viso tutte le sere, Astolfo sentì un vuoto immenso occupare tutto lo spazio disponibile nel suo cuore.
Immagine presa dal Web

Astolfo non sarebbe tornato a casa, quella notte. Non trovava un motivo per percorrere di nuovo quella via, che fingeva di non ricordare più.

Cammina, cammina, Astolfo finì al Mirabel Hotel. Non ricordava di averlo mai visto quel posto. Eppure era lì, immenso, proprio davanti ai suoi occhi. Sembra nato come un fungo dopo la pioggia. Infilò la porta di vetro dell'hotel. Entrò.

Silenzio.

Astolfo fece qualche passo verso il bancone della reception: una donna, di cui in seguito Astolfo non riuscì mai più a ricordare nulla, gli porse una chiave: “Stanza B517” gli disse con una voce soave.

E l'uomo, senza farsi domande, come preso da un bisogno irrinunciabile, strinse la chiave e si avviò d'istinto verso un ascensore grande, lussuoso, con finiture color dorato. All'interno dell'ascensore, si rese conto di non aver chiesto quale fosse il piano della stanza. Ma quello del Mirabel Hotel non era un ascensore qualsiasi: Astolfo faticò un po' prima di capire che ogni pulsante -ed erano un'infinità- corrispondeva ad una stanza. Con pazienza, cercò il numero della sua. B517. Eccola, finalmente. Un lieve rumore di cavi, sui quali scivolò l'ascensore, e poi un tintinnio. Le porte scorrevoli si ritrassero. Astolfo si trovò di fronte ad un'unica porta, con una targhetta in oro, incisa con smalto rosso: B517.

Tutto era molto bizzarro e insolito. Ma Astolfo era stanco. Davvero stanco. Non aveva voglia di farsi troppe domande. Non aveva voglia di chiedersi il perché di un corridoio con una sola stanza o di un ascensore con infinite destinazioni. Voleva soltanto chiudersi alle spalle quella vita come tante altre, quella città come tante altre, quel malessere che bruciava dentro il suo cuore, come bruciava in quello di tanti altri.

La stanza era sobria. Un letto matrimoniale, due comodini con abate-jour rosa antico, una finestra lunga e stretta, un armadio. La moquette, anche questa rosa antico, attutiva il rumore dei suoi passi.

Astolfo si lasciò cadere sul letto, morbido e profumato di pulito. Meno male. Odiava gli alberghi che non utilizzavano biancheria pulita e profumata per le stanze. Quel piumone bianco immacolato, invece, profumava di lavanda.

Astolfo chiuse gli occhi.

Profumo di lavanda...anche le lenzuola del suo viaggio di nozze con Lisa avevano avuto quel profumo, ventisette anni prima. Astolfo si sentì catapultato indietro nel tempo. In un tempo lontano in cui Lisa gli accarezzava il corpo, desiderosa di lui, dei suoi baci, delle sue attenzioni. Come erano arrivati a quel punto? Era colpa sua. Astolfo lo sapeva. Non poteva biasimarla. Lui l'aveva trascurata. Troppo lavoro, in cerca di un avanzamento di carriera che non era mai arrivato. E che le aveva portato via sua moglie. Lisa ormai non voleva più vederlo. Eppure, lì, in quella stanza B517, Astolfo riuscì a sentirla di nuovo vicina. Forse era colpa di quelle lenzuola morbide, di quel profumo di lavanda. Forse era colpa della sbronza che si era preso circa un'ora prima.



Ti ho sempre amata. Sempre.

Astolfo scrisse queste cinque parole sul display del suo iPhone. Poi inviò il messaggio a Lisa, che come foto del profilo aveva un primo piano del suo dolcissimo viso. Astolfo non volle aspettare una risposta, anche perché temeva che non sarebbe mai arrivata. Spense lo smartphone e lo lasciò sul comodino.

Freddo. Aveva sudato, prima, ed ora aveva freddo. Si tolse a fatica le scarpe lucide ed eleganti che aveva usato per andare in ufficio. Fanculo a quel lavoro. Fanculo a quella carriera rincorsa inutilmente per anni. Alle vacanze a cui aveva rinunciato, all'amore che aveva perso, all'uomo che era diventato.

Astolfo pianse. Come piangeva da bambino. Ma, quando era bambino c'era sua madre ad asciugargli le lacrime. C'era sua madre a stringerlo a sé. Ora era solo. Solo in una stanza anonima con la biancheria che profumava di lavanda.

Un rumore.

Astolfo ne era certo, aveva sentito raspare. Il rumore proveniva dalla porta. Andò ad aprire.

Nessuno.

Richiuse la porta e diede la colpa alla vodka in eccesso.

Si accucciò di nuovo sul letto, si voltò su un fianco e cercò un motivo per non piangere. Non ci riuscì. Gli mancava incredibilmente Harimi. Pensò intensamente a lei. Aveva passato tutta la sua vita accanto a lui. Sedici anni. Poi quell'incidente...

Astolfo si chiese perché la sorte portava via sempre i migliori.

Cosa sarebbe successo se quel giorno fosse tornato a casa prima dal lavoro? Forse Harimi non sarebbe uscita da sola dal giardino, forse non sarebbe finita sotto quella macchina. Forse sarebbe stata ancora viva.

Come sarebbe andata la sua vita se avesse dato meno valore a quel lavoro nell'alta finanza, che prometteva di fargli guadagnare tanti soldi? Aveva perso Lisa per colpa di quell'inutile lavoro. Lisa voleva un figlio. Lui non si sentiva pronto. Era troppo occupato a inseguire quella promozione...e sua moglie era andata via.

Chiuse gli occhi. Li strinse forte. Gli parve di udire di nuovo un rumore. Più vicino stavolta. Era un uggiolio. Non aveva dubbi. Aprì gli occhi ma non vide nulla. Li richiuse e sentì il naso di Harimi sul suo collo. Umido e caldo. Si commosse. Inspiegabile. Era solo in quella stanza. Eppure, non appena chiudeva gli occhi, sentiva Harimi. La sua cagnolina era con lui.

Astolfo, che fosse opera della sbronza oppure frutto di qualche meraviglioso incantesimo, si sentì come un cucciolo che ritrova la sua mamma.



Lisa suonò a lungo al campanello di quella che per anni era stata la sua casa. Non sentiva Astolfo da anni. E quel messaggio le aveva messo una strana inquietudine. Ma no. Non era per quello che Lisa era lì. Lisa era lì perché Astolfo finalmente le aveva scritto le parole che per anni lei aveva sperato di sentirgli dire.

Ma nessuno andò ad aprire. Lisa non vide neppure la dolce Harimi fare capolino dal cortile. Strano. Molto strano.

Riguardò il messaggio sulla chat di messaggistica istantanea.

Ti ho sempre amata. Sempre.



Possibile che ci fosse stato un errore? No, quel messaggio era proprio per lei. Suonò ancora. Era l'alba. Dove diavolo poteva essere Astolfo, se non a casa sua?

Vide una freccia accanto alle parole del messaggio. Si ricordò che spesso i nuovi smartphone segnavano la posizione esatta di chi scriveva. Tentare non nuoce.

Sì. il satellite lampeggiava in una via non molto lontano dalla sede della società per la quale Astolfo si ostinava a lavorare senza sosta.

Lisa camminò. Camminò a lungo. E non smise di pensare. Il suo cervello sembrava un frullatore che deve ridurre in poltiglia un'infinità di ingredienti. Lavorava senza sosta. Cosa avrebbe detto ad Astolfo, dopo tanti anni? Avrebbe avuto il coraggio di chiedergli scusa per averlo lasciato solo? La loro storia poteva ricominciare? Lisa camminò. Camminò per le vie di una piccola città come tante, che si avviava ad un lento risveglio, dopo una notte che sembrava aver trascorso insonne. L'odore del pane caldo, del caffè, piccole luci che si spengono al primo bagliore pallido mattutino.

Lisa controlla il cellulare. Astolfo non dovrebbe essere lontano. Sempre che sia ancora in quel posto in cui si trovava quando le ha mandato quel messaggio.

Lisa svolta a sinistra, poi a destra e poi ancora a sinistra.

Una corsa lungo una strada praticamente deserta, costellata di locali con le serrande abbassate.

Astolfo è lì. Sul marciapiede di una piccola strada deserta. Una strada qualsiasi di una città qualsiasi. Disteso a terra, con un abito grigio scuro e una valigetta in pelle a pochi passi da lui.

Un uomo qualsiasi, agli occhi di chiunque. Un poveraccio che non ha più nessuno. Un uomo prostrato e inaridito dalla vita.

Per Lisa, invece, quello è l'uomo che l'ha sempre amata. L'amore di una vita, che ora ha perso per sempre. Perché la vita, spesso, è difficile. E gli errori non sempre hanno un rimedio.

Astolfo non tornerà mai più.

In poco tempo arrivano le ambulanze. Ma è tardi.

Lisa, senza forze, accompagna Astolfo in ospedale. Ma Astolfo è ormai altrove. Chissà dove.

Secondo quanto dicono i medici, il cuore di Astolfo non ha retto: un cocktail di farmaci e alcol. Ma Lisa sa che il suo cuore non ha retto a tutti quegli anni di aridità. Non esiste una spiegazione scientifica sensata ad una vita che se ne va. Ad una vita che non resiste.

“Signora, nella tasca dell'abito di suo marito abbiamo trovato questa. Forse lei sa che porta apre questa chiave. La polizia non è riuscita a ricondurla a nulla. Non esiste nessun Mirabel Hotel” un medico le porse una chiave.

Lisa la guardò: era massiccia, dorata. Appesa, un'etichetta metallica: B517/Mirabel Hotel.

Non aveva idea di cosa fosse. Ma si promise che l'avrebbe scoperto. Ci fosse voluta anche una vita intera.