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lunedì 9 maggio 2016

La via del male di Robert Galbraith: tra un mese in libreria.

Cari lettori,
se anche voi, come me, amate Robert Galbraith (pseudonimo di JK Rowling), sarete felici di sapere che fra un mese esatto uscirà il suo nuovo romanzo.
Si intitola La via del male, è edito da Salani come i precedenti due romanzi ed è la terza indagine del detective Cormoran Strike.
Non vedo l'ora che arrivi il 9 giugno! Ho letto di filato i precedenti romanzi di Galbraith e non vedevo l'ora che ne uscisse uno nuovo. D'altra parte, chi ha letto Il baco da seta e Il richiamo del cuculo sa che l'inconfondibile stile della Rowling è tutto lì, in quelle righe.
Volete leggere la trama?

Quando un misterioso pacco viene consegnato a Robin Ellacott, la ragazza rimane inorridita nello scoprire che contiene la gamba amputata di una donna. L'investigatore privato Cormoran Strike, il suo capo, è meno sorpreso, ma non per questo meno preoccupato. Solo quattro persone che fanno parte del suo passato potrebbero esserne responsabili - e Strike sa che ciascuno di loro sarebbe capace di questa e altre indicibili brutalità. La polizia concentra le indagini su un sospettato, ma Strike è sempre più convinto che lui sia innocente: non rimane che prendere in mano il caso insieme a Robin e immergersi nei mondi oscuri e contorti degli altri tre indiziati. Ma nuovi, disumani delitti stanno per essere compiuti, e non rimane molto tempo... La via del male è il terzo libro della serie che ha per protagonisti Cormoran Strike e la giovane e determinata Robin Ellacott.

sabato 20 febbraio 2016

Addio a Umberto Eco

Cari lettori, voglio ricordare Umberto Eco con questi suoi ironici consigli agli scrittori.


1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero
eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.

giovedì 12 marzo 2015

Quattro chiacchiere con l'autore -Intervista a Roberto Alba


Cari lettori, come ho promesso qualche giorno fa, ho intervistato Roberto Alba, lo scrittore di cui ho recensito il libro L'estate di Ulisse Mele.
Spero che l'intervista risponda anche alle vostre curiosità. Io sono rimasta molto soddisfatta.

 
 
  • Domanda: Ci sono autori che iniziano a scrivere avendo in mente tutta la trama fin dall’inizio, altri che, invece, creano solo i personaggi e poi si fanno guidare da essi. Tu che autore sei? Com’è nato il noir L’estate di Ulisse Mele?
Risposta: Appartengo alla seconda generazione. Costruisco una storia nella mia testa e quando il finale mi soddisfa inizio a scrivere, ma tutto può cambiare in corso d'opera. I personaggi spesso hanno una loro vita e compiono azioni che mi sorprendono.
Ulisse è nato un po' per caso, era un racconto breve. La sua forza sta nel non aver voluto rimanere confinato in poche pagine. Allora ho visto la sua casa, ho visto la sua storia, e ancora adesso mi supplica di continuare...
  • Dal manoscritto al libro: è questa una delle fasi più interessanti del percorso editoriale di un’opera: L’estate di Ulisse Mele quale iter ha seguito? Ti sei rivolto ad un agente letterario oppure direttamente agli editori?
Ulisse ha vinto la terza edizione del premio letterario IoScrittore del gruppo editoriale Gems con il titolo “Ulisse senza stelle”. Purtroppo volevano relegarlo a una pubblicazione solo digitale e ho rifiutato. Ho inviato il manoscritto alla Mondadori e ho avuto la fortuna di incontrare Lara Giorgelli editor Piemme. Ulisse deve averle toccato il cuore. Il resto è la mia felicità sugli scalfali in libreria.
 
  • Che rapporto c’è tra te e Ulisse, il piccolo protagonista del tuo libro?

Non sono sicuro ma credo mi assomigli. In effetti molte cose che racconta sono vere... o forse no! Non confesserò mai.
 
  • Il finale: tu sai qualcosa che il lettore non sa? (Attento, potrei cercare di estorcerti il nome del colpevole! Ahahah!)
 
No, nel romanzo c'è tutto quello che serve per capire chi è il colpevole. Non ho nascosto niente. Per chi ha letto il romanzo voglio ricordare un dettaglio... forse è meglio di no. Allora Un suggerimento: il capitolo dell'interrogatorio è di fondamentale importanza.
 
[Ragazzi, corro a rileggermi il capitolo!!!]
  •  Quali sono i tuoi progetti per il futuro in relazione al mondo della scrittura?
Spero esca entro l'anno il mio nuovo romanzo. Una storia fuori dal tempo, sempre ambientata in Sardegna. Riscalderà i cuori dei valorosi e non dico altro! Per il resto mi godo il bel momento e la Menzione speciale al premio Alziator e chissà che Ulisse non mi convinca a continuare la storia...

Noi speriamo di poter leggere presto un'altra storia raccontata da Ulisse.

Ringrazio sinceramente Roberto, che è stato disponibile a rispondere a questa intervista e l'ha fatto nel migliore dei modi.
 

mercoledì 9 luglio 2014

Parole a Colori intervista il Paroliere

Cari lettori,
il blog letterario Parole a Colori (se ancora non lo seguite, ve lo consiglio) dedica uno spazio ai blogger esordienti in campo letterario. Stavolta è toccato a me rispondere alle loro domande. Così è nata un'intervista davvero simpatica. Se volete leggerla, cliccate qui.
Se vi piace, condividetela nei vari social network. Non può che farmi piacere.
Un saluto a tutti voi!

lunedì 12 maggio 2014

A COLPO D'OCCHIO- Il Signore delle Mosche


Il signore delle mosche di William Golding ci racconta di un gruppo di bambini e di ragazzi che, sopravvissuti ad un incidente aereo, si ritrovano dispersi su un’isola deserta.
L’autore descrive con una chiarezza inquietante le dinamiche che si innescano all’interno di questo gruppo senza adulti, che cerca di organizzare e allestire un fac-simile di società strutturata sul modello di quella dalla quale provengono i ragazzi. La situazione, che in un primo tempo si era configurata come un qualcosa di elettrizzante e, in un certo senso, come un gioco in cui fingere di essere adulti, si rivela poi in tutta la sua drammaticità, portando a galla paure e atteggiamenti ostili e prevaricatori, che vanno a costituire il clima di terrore che permea il libro fin quasi all’ultima pagina.

Il signore delle mosche è soprattutto la rappresentazione, fortemente pessimistica, degli istinti insiti nell’uomo, piuttosto che semplicemente e soltanto un romanzo d’avventura, come potrebbe invece apparire ad una prima superficiale lettura.
Il topos dell’isola deserta potrebbe riportarci al capolavoro di Daniel Defoe. Ma qui la situazione è quasi capovolta. Mentre Robinson Crusoe riesce a ricostruire in un’isola deserta una società civile, a testimonianza di una fede cieca nella tecnologia e nella razionalità insite nell’uomo, i ragazzi de Il signore delle mosche riescono soltanto a dar vita ad una società degenerata.

Ed è questo, secondo Golding, l’unico risultato che può scaturire da un assembramento umano privo di leggi che tengano a bada la sua naturale tendenza alla violenza e alla prevaricazione.
In quest’ottica pessimistica è interessante notare come, a ridursi in questo stato bestiale che non tiene conto del valore della vita umana, sia un gruppo di bambini, non di adulti. Protagonisti di questo regresso antropologico sono dunque degli individui che ancora non sono stati appesantiti da sovrastrutture legate allo stato di impianto civile elaborato dalla società delle leggi. Essi sono, in un certo qual modo, ancora legati al loro stato di natura, ancora non condizionati dalle rigide strutture degli adulti e, vista la loro giovane età e la loro estrazione sociale medio-alta, si presuppone che non abbiano neppure vissuto esperienze così traumatiche da segnare la loro personalità nel profondo. Golding sceglie appositamente un gruppo di protagonisti dotati di questi tratti distintivi proprio per avvalorare la tesi secondo la quale la tendenza al male è insita nella specie umana fin dal suo concepimento, senza giustificazioni di sorta.
Immagine presa dal Web
 
 


domenica 6 aprile 2014

Riflessioni sulla Scuola Holden

Immaginate di compiere un viaggio di due anni nella terra della narrazione. Narrare. E farlo in tutti i modi possibili.
Questo è quello che propone la Scuola Holden, di cui è preside l'ormai celebre Alessandro Baricco. Amata e odiata da molti. C'è chi la vede come la possibilità di accesso ad un mondo magico e chi, invece, ne contesta l'utilità: il talento non si insegna. Certo, è vero. Ma si può allenare. Così ribatte Baricco a chi critica la sua scuola.
Scrivere è un mestiere. Pertanto, si può insegnare.
Ma dalla Scuola Holden non usciranno soltanto scrittori. Qui vengono formati narratori: autori di teatro, sceneggiatori, disegnatori di fumetti, attori...chi più ne ha più ne metta.
Senza dubbio una proposta affascinante.
 
Però mi resta un dubbio: sognare è bello, ma quali prospettive concrete offre questa scuola, una volta ottenuto il diploma? Qualcuno di voi ha esperienze a riguardo? Mi piacerebbe saperne di più. Magari anche per decidere se vale la pena di intraprendere questo viaggio. 

sabato 1 marzo 2014

Fabio Volo: "Sono un ragazzo di provincia, non un provinciale"

Fabio Volo arriva puntuale nell'Aula Magna del Corpo Aggiunto dell'Università di Cagliari. Viene accolto da un applauso spontaneo, mentre si guarda attorno nella sala dove non c'è neppure un posto vuoto.
Ospite della rassegna Scrittori a piede Lìberos, Volo presenta il suo ultimo successo (La strada verso casa, Mondadori) con disinvoltura e simpatia, senza sottrarsi alle domande, interagendo col pubblico con ironia e naturalezza.
Racconta del suo ultimo libro, la storia di due fratelli cresciuti negli anni Ottanta -e sbaglia il nome di uno dei due protagonisti, ma non si scompone quando il pubblico glielo fa notare!-, diversi eppure legati da un filo invisibile. Racconta di come la malattia possa diventare un'opportunità, un'opportunità per rivedere la propria scala di valori, per imparare a dare il giusto peso alle cose. Racconta di come sia assurdo non avere il coraggio di scegliere, vivere sempre in folle, senza mai inserire una marcia, nella convinzione che il momento giusto e perfetto sia sempre quello che deve ancora venire.
Poi è il momento delle domande. Fabio Volo cita filosofi, geni dell'arte, grandi scrittori (i miei colleghi, li chiama ironicamente). Parla della sua famiglia, delle sue origini semplici, di come è nata la sua voglia di scrivere: "Dopo un po' di tempo che leggi, ti viene la voglia di scrivere. Chi ha buon gusto, in genere, poi si ferma. Io, invece, ho continuato..." ride. Ridono tutti. Qualcuno gli fa notare che i suoi libri sono molto amati ma anche molto odiati e gli chiede come vive questo fatto. Volo non si pone il problema: chi per affermare se stesso ha bisogno di definirsi attraverso i libri che legge e quelli che disprezza, o i film che guarda e quelli che invece non guarderebbe mai è semplicemente uno che ancora non sa chi è. Uno che ha bisogno di disprezzare il lavoro altrui solo perché non possiede nulla di personale che sia in grado di definirlo. "Io sono un ragazzo di provincia, ma non sono un provinciale" dice poi, intendendo con questo dire che non si ritiene una persona chiusa in relazione alla cultura: non trova degradante, per esempio, guardare un film sciocco perché ha voglia di farsi una risata. Così come non si sente sminuito a leggere un libro che sia solo di svago. In polemica con gli pseudo-intellettuali che criticano i suoi libri.
Quindi è lui a fare una domanda al pubblico: "Cosa devo assaggiare assolutamente prima di andare via dalla Sardegna?".
Poi è il momento degli autografi e delle foto. La fila è lunghissima, ma Fabio promette di non andare via finché non avrà accontentato tutti.

mercoledì 8 gennaio 2014

Il Riflessario n. 5

È facile capire come nel mondo esista sempre qualcuno che attende qualcun altro, che ci si trovi in un deserto o in una grande città. E quando questi due esseri s'incontrano e i loro sguardi s'incrociano, tutto il passato e tutto il futuro non hanno più alcuna importanza. Esistono solo quel momento e quella straordinaria certezza che tutte le cose, sotto il sole, sono state scritte dalla stessa mano, la mano che risveglia l'Amore e che ha creato un'anima gemella per chiunque lavori, si riposi e cerchi i propri tesori sotto il sole, perché, se tutto ciò non esistesse, non avrebbero più alcun senso i sogni dell'umanità.
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/libri/frase-24007?f=w:25>

martedì 24 dicembre 2013

Il magico Natale

                                              Il magico Natale - Gianni Rodari

                                         S'io fossi il mago di Natale
                                     farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l'alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all'Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po' di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d'ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock and'roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s'intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l'albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l'albero del panettone
in viale Buozzi
l'albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all'albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l'albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.


sabato 30 novembre 2013

Promesse di una vita

Per favore,
Non farmi promesse
Viviamo l'oggi
Senza guardare in là,
Dove il cuore non può arrivare.
Non fare promesse.
Soltanto così avrò la certezza
Che sei sincero.
Ciò che brucia di più,
Quando tutto finisce,
È il vuoto lasciato
Da giuramenti infranti.

Per favore,
Non desiderare oltre ciò che hai oggi.


venerdì 15 novembre 2013

Il Vero Amore

Spesso ci si interroga su cosa sia il vero amore. Le risposte sono le più diverse.
Alcuni arrivano perfino a credere che il vero amore non esista. Ma forse aspettano solo di essere smentiti.
Perché in realtà tutti noi pensiamo di meritare dalla vita qualcosa di meraviglioso. Ed è inutile nascondersi che tutti quanti, almeno un po', speriamo che la fortuna del vero amore capiti proprio a noi.

Il vero amore è quello delle fiabe? È forse quella magia più forte di tutte le altre, quella magia il cui bacio è in grado di sciogliere anche i sortilegi più potenti?
Be', in un certo senso sì.
Il vero amore, di questo ne sono sicura, è quello che rimane. Rimane con te sempre, nonostante tutto, nonostante tutti. Non temete di sembrare sdolcinati. È la semplice verità. Inutile raccontarsi bugie: l'amore finisce, l'amore passa e altre sciocchezze del genere. Queste son cose che ci raccontiamo per consolarci delle cantonate e dei fallimenti della vita. Lasciate perdere tutte queste baggianate!
L'amore, quello vero, non finisce. Se finisce, potete star certi di una cosa: non era amore.
Trovate pure un altro nome, quello che più vi aggrada, ma non chiamatelo amore.
Solo il tempo può veramente farvi capire la natura di un sentimento. Se questo sentimento e il tempo vanno nella stessa direzione, allora quello è vero amore.
È più semplice di ciò che si possa pensare.

sabato 2 novembre 2013

La signora Oscar (Wilde)

La notizia dell'imminente uscita di un libro su di lei, mi spinge a raccontarvi una curiosità davvero romantica su Constance Lloyd, moglie di Oscar Wilde.
Constance amò il celebre dandy incondizionatamente fino alla fine, perfino dopo la relazione di Wilde con Lord Alfred Duglas, la "bestia", come lei lo definì, che Oscar preferì a lei.
La signora Oscar (come veniva chiamata all'epoca) fu una donna estremamente colta e rivoluzionaria.
Fra lei e Oscar Wilde ci fu un legame immenso, dovuto ad una profonda sintonia. Ma non erano soltanto due anime culturalmente affini. C'era dell'altro.
Oscar disegnò per Constance l'anello di fidanzamento: un cuore di diamanti che racchiudeva due perle. E la fede nuziale? Due anelli che combaciavano in maniera perfetta, con i loro nomi incisi all'interno.
Che altro aspettarsi da due esteti di questo calibro?

venerdì 1 novembre 2013

C'era una volta J.K. Rowling...


J.K. Rowling è la -ormai famosissima- scrittrice di Harry Potter, che un bel giorno decide di scrivere un libro (Il richiamo del cuculo), sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith.

Forse per verificare se il suo successo potesse essere indipendente dalla sua precedente creazione, forse perché un po' tutti sognano di avere una doppia identità, fatto è che la Rowling ci ha provato a dismettere i panni della mamma di Harry Potter.
Peccato che la maschera sia caduta troppo presto.
A rivelare la vera identità di Galbraith è stato un tweet scritto da un avvocato che evidentemente era venuto a conoscenza della notizia per motivi lavorativi.
J.K. Rowling non è stata naturalmente entusiasta di questo, sebbene siamo certi che le vendite del suo nuovo romanzo andranno a gonfie vele. Ha promesso che continuerà a pubblicare sotto pseudonimo e che il secondo capitolo di questa nuova saga è già stato scritto.
Curiosità di leggere Il richiamo del cuculo? Tranquilli: il 4 novembre sarà in libreria.


lunedì 28 ottobre 2013

A COLPO D'OCCHIO -Il Cacciatore di Aquiloni

Il cacciatore di aquiloni è un libro di quelli che ti entrano dentro e che porti con te per sempre. Magari dimenticherai, col passare degli anni, i nomi dei protagonisti. Ma non potrai mai scordare il fluire impetuoso dei sentimenti che quella lettura ha fatto nascere.
L’amicizia tra Amir e Hassan, così diversi eppure così vicini, sembra dover durare per sempre. Ma la vita, a volte, è più dura di quanto due bambini possano immaginare. La violenza subita da Hassan e soprattutto il senso di colpa che Amir si porterà dentro per anni per non essere riuscito a proteggere il suo amico, per non aver avuto neppure il coraggio di ammettere che la paura l’aveva immobilizzato, sono i protagonisti indiscussi di un romanzo che dà tutto lo spazio possibile ai sentimenti e agli uomini che spesso ne sono vinti.
L’umana natura viene scandagliata sapientemente dalla penna dell’autore, che non ci risparmia la terribile ipocrisia di cui tutti gli uomini sono capaci. Parole che pesano come macigni, pagina dopo pagina, su un lettore che divora la storia senza riuscire mai a saziarsi.
Dimenticate gli stereotipi, i luoghi comuni, i finali scontati. Questo romanzo vi stupirà per il realismo spesso crudo, commovente.
Seguiamo la vicenda con gli occhi di Amir. La sua vita, ora, è in America. Lontano da Kabul. Lontano da quel tragico evento che ha segnato per sempre il destino del suo migliore amico. Ma non solo. Amir vive come se qualcosa in fondo al suo cuore si fosse spezzato, una parte di lui è destinata a rivivere in eterno quel terribile momento in cui lui è rimasto impotente a guardare. E il lettore vive tutto questo disagio con estremo coinvolgimento. Non si arrende all’idea che non ci sia più nulla da fare, prosegue con la lettura, assetato di un riscatto. Che arriva quando Amir parte dall’America e torna a Kabul per ritrovare il figlio di Hassan. Il destino sta dando ad Amir una possibilità per saldare il conto col suo passato.
Kabul non è più quella che Amir ricordava. Ora è una città che piange, devastata dalla guerra. E Amir dovrà affrontare verità difficili, che riaprono vecchie ferite e ne creano di nuove. Forse ancora più profonde.
Il finale lascia al lettore il desiderio di girare ancora pagina, di vedere come finisce davvero la storia. E invece, ancora una volta, Hosseini ci stupisce per il realismo che fa da perno a tutta la storia. Dobbiamo accontentarci di questo finale, e riflettere sul fatto che ogni scelta porta con sé delle conseguenze spesso irrimediabili.

venerdì 11 ottobre 2013

A COLPO D'OCCHIO -Il diario di velluto cremisi


Il diario di velluto cremisi di Sarah Jio.

Una inizio come tanti, un titolo un po’ troppo lungo, un ritmo subito incalzante.
Sono questi i tratti salienti di un libro che affascina e coinvolge il lettore parola dopo parola, pagina dopo pagina. Fino alla fine. La curiosità scorre veloce attraverso una penna fluida e una storia incredibile. Di quelle che fanno battere il cuore, di quelle che si vorrebbe fossero vere. E poco importa se, alla fine, la trama si sviluppa su un intreccio inverosimile. Ciò che conta davvero, infatti, è quanto Sarah Jio –e con lei tutti i suoi fantastici personaggi- sia stata in grado di rapirci, portarci via da una quotidianità spesso troppo grigia, e farci emozionare, commuovere, sognare. Protagonista indiscusso di tutto il libro: l’amore. Quello che fa soffrire, sperare, vivere.



mercoledì 27 marzo 2013

Inchiostro su foglio

Tante volte è più la voglia di scrivere che quella di voler raccontare qualcosa. Mi piace prendere una penna, stringerla nella mano sinistra e riempire di parole un foglio bianco. Mi piace impiastrarmi il lato esterno del mignolo, che passa su parole già scritte, ma non ancora asciutte. E allora si macchia di quell'inchiostro nero che riverso sul foglio bianco, senza neppure chiedermi se quello che scrivo sarà di qualche utilità.
Sì, sono convinto che mi piaccia molto di più l'atto di scrivere in sé che non quello di scrivere per raccontare. In effetti, anche ora lo sto facendo. 
In effetti, perché lo sto facendo?
Di certo non per voi. A voi non importa granché di quello che scrivo, e a me non importa granché che voi lo leggiate.
Io scrivo perché mi piace comporre le lettere sulla carta. A volte, così, per gioco, mi alleno a disegnare le lettere in tanti modi diversi.

A A A A

S S S S
m m m m

E vado avanti così per un sacco di tempo.
Alla fine, però, conficco la penna nel portapenne strapieno e accartoccio il foglio, scagliandolo nel cestino.
Perché, non si sa mai, magari anche questi scarabocchi raccontano qualcosa.

lunedì 29 ottobre 2012

Il tempo di un attimo

Non era facile starsene lì a guardare senza fare nulla. Non è mai facile non poter agire. Forse è la cosa più difficile del mondo. Perché, quando puoi fare qualcosa, magari sbagli, è vero, ma almeno ci hai provato. Ed è questo che ti puoi raccontare: che ci hai provato. Quando, invece, non puoi fare nulla, allora sì che le cose si complicano. E rimani a marcire con te stesso. Puoi solo aspettare. Niente azione. Solo attesa. E l'attesa uccide chiunque.
Era difficile starsene lì a guardare senza fare nulla. Era difficile non poter agire. Aspettare un cambiamento ma non poterlo provocare. Eppure qualcosa si può sempre fare. Era questo che suo padre gli aveva sempre ripetuto, fino alla morte. Suo padre, però, non era un bell'esempio. Suo padre era morto suicida. Bèh, non si poteva certo dire di lui che fosse rimasto fermo a guardare senza fare nulla. Lui una cosa l'aveva fatta eccome. Aveva deciso di porre fine alla sua vita. E aveva deciso lui il come e il quando. Aveva agito, dunque. In accordo con la sua idea che "qualcosa si può sempre fare", anche decidere di non fare mai più nulla. Anche decidere di togliersi per sempre la possibilità di fare tutto.
Era impossibile stare lì a guardare senza fare nulla. Era impossibile non poter agire.
Marco decise allora che avrebbe agito. Avrebbe provocato lui un cambiamento.
Angela era a pochi metri da lui, si sbaciucchiava con la sua nuova fiamma, Matteo. Entrambi erano ignari della presenza di Marco lì al parco, dietro i cespugli, a pochi metri dalla loro panchina.
Marco saltò fuori con un balzo rapidissimo. Bastarono pochi colpi decisi alla testa di lui e poi di lei, il cui ultimo sguardo mostrava solo orrore puro. Marco lasciò cadere l'asta di ferro arrugginito che aveva raccolto dietro il cespuglio, ora macchiata del sangue dei due ragazzi. Scappò via.
Suo padre, in fondo, aveva ragione: qualcosa si può sempre fare.

giovedì 2 agosto 2012

Ho creduto

Ho creduto di conoscerti,
Amore.
Poi, ho creduto di perderti.
Invece tu sei sempre rimasto là,
lontano,
a farti guardare.
Non ti sei fatto conoscere.
Grazie.
In questo modo, infatti, non ho potuto neppure perderti.
Perché non si può perdere
qualcosa che non si conosce.

mercoledì 11 luglio 2012

Tutto per lo SHOW!

Il destino di Josephine era stato grottesco fin dal giorno della sua nascita. Figlio di una trapezista e di un domatore di leoni, convinti di aspettare una bambina ("Femmina, sarà una femmina! La forma del pancione parla chiaro!"), il suo nome era stato scelto con largo anticipo: Josephine. E tale era rimasto, anche quando lui aveva smentito tutti i pronostici. E quale ruolo mai avrebbe potuto occupare, all'interno della compagnia circense, uno come lui, un maschio con un nome da femmina?
"Sarà un clown!"
E fu un clown. Faceva divertire i bambini con numeri buffi e travestimenti ancora più buffi.
Tutto per lo SHOW!
Lui li trovava grotteschi e noiosi. E poi, questa cosa che la gente andasse lì a guardarlo e a ridere di lui, non gli era mica mai piaciuta tanto. E, più passava il tempo, più la gente rideva, più in lui cresceva la malinconia. Pesante e grande. Grande come erano grandi le ridicole scarpe che indossava per gli spettacoli. Era un clown maschio con un nome da femmina, con un cuore triste ma con un sorriso dipinto sulla faccia col rossetto rosso fuoco.
Tutto per lo SHOW!
Si accorse pian piano che qualcosa andava maturando in quel suo cuore malinconico. Un progetto nuovo per quella vita grottesca. Un progetto grottesco per una vita nuova. Sì, sì. Più ci pensava, più ne era convinto. Perché no, in fondo?
Erano anche colorate quelle pillole per gli elefanti. Gli avevano sempre detto che erano vitamine. E lui per un po' ci aveva anche creduto. Ma ora non ci credeva. Non credeva più a nulla, Josephine. Quelle pillole lucide e belle, che sembravano tante caramelle...pillole blu, verdi, gialle...pillole viola, rosa, rosse...pillole per tutti i gusti! Per convincere gli elefanti a stare buoni, a fare il loro spettacolo, a non abbandonare il circo, a resistere ancora un po'.
Tutto per lo SHOW!
Quella sera il circo era pieno di bambini. Sottile soddisfazione per Josephine. Avrebbe fatto solo metà del numero. Metà esatta. Non un secondo di più. Non un secondo di meno. Un biglietto per mezzo spettacolo.
Tutto per lo SHOW!
Mezzo spettacolo. Soltanto mezzo spettacolo. Sottile soddisfazione per Josephine.
Tutti ridono. Lui si spruzza un getto d'acqua in faccia. Tutti ridono. La metà dello spettacolo è arrivata. L'acqua sul viso ancora non si è asciugata.
Vede i denti della gente, Josephine.
Tutti ridono!
Ridono!!
RIDONO!!!
E allora Josephine beve. Una pillola blu, una rossa, una rosa, una viola, una gialla, una verde, una blu, una rossa, una rosa, una viola, una gialla, una verde, una blu, una rossa, una rosa, una viola, una gialla...
Glu, glu, glu...
Giù, giù, gù...
Tutto per lo SHOW!
Fino alla fine. Grottesca, come il suo nome da donna sul corpo di un uomo, come il suo sorriso rosso su un viso che piange. Grottesca la sua fine. Come il suo destino.