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sabato 23 maggio 2015

A COLPO D'OCCHIO -La casa della moschea

Cari lettori,
oggi farò la recensione di un libro che mi è molto piaciuto.
Si tratta de La casa della moschea, di Kader Abdolah. Precedentemente, avevo già recensito Scrittura cuneiforme dello stesso autore.
 
Aga Jan, ricco mercante di Senjan, in Persia, è il capofamiglia della famiglia allargata che ha sede nella casa della moschea, in cui vengono custodite e tramandate le antiche tradizioni.
La vita nella casa della moschea procede tranquilla, le giovani donne attendono il loro sposo, l'imam della moschea studia nell'immensa biblioteca secolare, uccelli variopinti vengono catturati per studiarne il piumaggio e riprodurlo per creare magici tappeti. Fino a che la Grande Storia del paese non arriva a sconvolgere anche le vite della famiglia di Aga Jan. In una Persia che vive immensi sconvolgimenti, con l'avvento di Khomeini e la spietata repressione del dissenso politico, la casa della moschea resta spettatrice di questi drammatici eventi e continua a custodire le radici di un Islam ricco di saggezza e di fascino, un Islam molto lontano da quello a cui spesso pensiamo oggi.
 
Kader Abdolah ancora una volta utilizza un linguaggio scorrevole e atmosfere ricche di fascino per condurci in un Oriente dal sapore magico delle Mille e una notte.
I personaggi hanno un che di leggendario e le scene del libro si manifestano agli occhi del lettore nitide come quelle di un film. Il merito di questo libro è quello di tratteggiare delle figure di islamici estremamente diverse fra loro, lontane dagli stereotipi comuni e molto più vicine a personalità vere, riscontrabili nel mondo reale.
Anche le donne hanno una gran parte in questo romanzo, molto più di quanto non accadesse in Scrittura cuneiforme. Riserveranno molte sorprese a chi deciderà di avventurarsi tra le pagine di questo libro.
Un libro splendido e poetico, che inizia con toni pacati e rumori di passi attutiti da meravigliosi tappeti persiani e che termina poi con l'assordante frastuono della violenza e del fanatismo.

lunedì 18 maggio 2015

Forza Zorba

Credo che uno dei momenti in cui è possibile scorgere l'Amore vero abitare i miei occhi sia quando guardo il mio gatto.

Per te, piccolo Zorba. Perché ti amiamo di un amore infinito e incondizionato. Perché sei ancora un cucciolo, perché non ti devi arrendere. Perché non ci devi lasciare soli, non ancora. Perché la tua vita è piena di tutte le cose che ancora devi fare.
Per te, piccolo Zorba. Resisti. Sii forte.
A domani. Perché domani ancora ci sarai. E sarai pronto per tornare a casa e goderti tutto l'amore che abbiamo da darti. E che tu hai da darci.

martedì 12 maggio 2015

A COLPO D'OCCHIO- Scrittura cuneiforme

Cari lettori,
come promesso in uno dei post precedenti, oggi vi parlo di un autore che ho scoperto da poco. Si tratta di Kader Abdolah, di cui ho letto fino ad ora due titoli:
Scrittura cuneiforme e La casa della moschea.
Partiamo dal primo.
Scrittura cuneiforme ci racconta la storia di Ismail, un giovane iraniano esule in Olanda, che un giorno si ritrova fra le mani il diario del padre, Aga Akbar, un uomo sordomuto che aveva passato tutta la vita a riparare magistralmente tappeti persiani. Ismail, che per tanto tempo si era ritrovato a fare da interprete al padre, in un mondo che non riusciva a comunicare con lui, l'aveva poi abbandonato per seguire il proprio destino. Ed ora, di fronte a queste pagine, scritte in una scrittura (quella cuneiforme) incomprensibile per Ismail, il giovane si ritrova a voler raccontare la storia di suo padre, traducendo quel diario, mostrando al mondo e a se stesso le piccole storie di piccoli luoghi dell'Iran, che si intrecciano, come i fili di un tappeto, a formare l'immenso disegno della grande Storia, quella della Persia che cambia.
Abdolah racconta con un linguaggio scorrevole e un tono da cantastorie l'evoluzione di un paese ricco di fascino come la Persia, che ha attraversato numerose fasi storiche (dallo scià alla dittatura e alla caduta della stessa) e ha saputo conservare, pur nel cambiamento, una propria identità. Il tutto attraverso le vicende di una famiglia, quella di Aga Akbar e Ismail, che oltre ad essere inserita nei grandi cambiamenti del paese, vive enormi, forse anche maggiori, cambiamenti nell'ambito familiare. I difficili rapporti tra padre e figlio, aggravati dal fatto che il padre è sordomuto e vede nel figlio la sua possibilità di mantenere un contatto con il mondo che lo circonda. I rapporti tra marito e moglie, quando entrambi hanno caratteri difficili e la salute non sempre li assiste. Il coraggio di una figlia che sceglie di lottare per la liberà del proprio paese, mettendo a repentaglio la propria.
Il tutto a dimostrare che, ancora una volta, sono i sentimenti a muovere il mondo.
Questo libro, che ho apprezzato tantissimo anche per l'atmosfera orientaleggiante che trasuda da ogni pagina, ci ricorda soprattutto che per comunicare tra noi non serve parlare la stessa lingua. Sono le azioni, quelle fatte col cuore, che davvero cambiano la storia.
 
Prossimo post dedicato a La casa della moschea.
 
 

sabato 9 maggio 2015

Festival Tuttestorie- Alessandro D'Avenia a Cagliari



Cagliari- Alessandro D'Avenia arriva puntuale al Teatro Massimo. Capelli biondi come il sole e voce sottile, alle sei e qualche minuto ha già iniziato a parlare.
In piedi al centro del palcoscenico, sotto un soffitto che brilla come il cielo in una notte d'agosto, D'Avenia si rivolge soprattutto ai giovani, numerosissimi nelle prime file.
È l'anteprima del Festival Tuttestorie e, dunque, è proprio dalle storie che parte il discorso.
Perché non sappiamo fare a meno delle storie? Perché leggiamo e rileggiamo libri,  guardiamo e riguardiamo film di cui -a volte- già conosciamo il finale?
Perché dalle storie vogliamo imparare. Vogliamo imparare ad amare, a vivere, persino imparare a morire.
Vogliamo vedere come si fa.
E poi le storie, quelle belle, ci chiamano in causa, e ci chiedono:
"E tu? A che punto sei, tu, della tua storia?"
Così D'Avenia, che ora si siede perché, dice, inizia ad essere un po' stanchino, interroga i ragazzi. O, meglio, li spinge ad interrogarsi, ad essere protagonisti della loro storia, che poi altro non è che la loro vita.
Quella vita che, come la piantina sbucata intrepida dal cemento della strada statale 131, ha una forza enorme, sconvolgente.
Vi sembra pesante? Non lo è affatto. Alessandro D'Avenia conosce bene gli adolescenti e sa come tenere alta l'attenzione: aneddoti divertenti della sua vita da prof., curiosità sull'etimologia delle parole, un vivace interscambio con il pubblico...si ride e si riflette allo stesso tempo.
Ed è così che si arriva alla parte culminante dell'incontro: l'importanza delle guide, dei maestri.
Gli insegnanti, quelli veri, sono quelli che vedono in ciascun alunno le potenzialità che lui ancora non riesce a scorgere in se stesso, quelli che ti invitano ad alzarti in piedi, ti sfidano a sollevarti e a dimostrare la tua altezza.


E l'autore parla anche delle sue, di guide:
il professore di lettere del liceo, che nel prestargli un libro di poesie gli fece comprendere che anche lui avrebbe dovuto insegnare; e don Pino Puglisi, professore di religione ma soprattutto maestro di vita, il prete che con un sorriso ha sfidato la mafia.
Il tempo a disposizione di Alessandro D'Avenia finisce troppo in fretta. Gli dicono che è ora di andare.
La fila per gli autografi è lunghissima e lui non andrà via prima di aver firmato anche l'ultimo libro.

giovedì 7 maggio 2015

Il Riflessario N.12



 

Non esistono scorciatoie per i viaggi importanti.



                                Margaret Mazzantini