Cari lettori,
riconoscete la villa della foto?
Si tratta di una costruzione di 460 mq, situata a Great Neck Estates (Long Island, New York). Una abitazione modesta negli anni Venti, quando F. Scott Fitzgerald ci abitava con sua moglie Zelda.
Fitzgerald, in un piccolo studio ricavato sopra il garage, guardava l'opulenza delle sfarzose ville circostanti e dava vita ad un personaggio destinato a diventare una leggenda: Jay Gatsby.
Questa villa, che oggi possiede una sala per la musica, numerosi camini, sette stanze da letto e sei bagni -fra le altre cose-, ha visto animarsi le proprie stanze con feste di dimensioni stratosferiche, in cui neppure i padroni di casa rispondevano più di se stessi. Feste che di sicuro hanno ispirato quelle del libro Il grande Gatsby, feste in cui agli ospiti veniva detto chiaramente che "ai visitatori è richiesto di non sfondare le porte in cerca di alcolici, anche quando sono stati autorizzati a farlo dai padroni di casa". Eh già, proprio così recitava un esplicito cartello.
Chissà che sensazione farebbe vivere in una casa del genere. Per chi volesse provare l'ebrezza di essere proprietario della villa in cui nacque una leggenda come il Grande Gatsby e in cui vissero due scrittori di fama mondiale, i coniugi Fitzgerald, non resta che provare ad acquistarla. Il prezzo? 3,9 milioni di dollari.
Quando il mio bisogno di sognare non è più stato soddisfatto soltanto dalla lettura, è stato allora che ho iniziato a scrivere.
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venerdì 5 giugno 2015
lunedì 18 maggio 2015
Forza Zorba
Credo che uno dei momenti in cui è possibile scorgere l'Amore vero abitare i miei occhi sia quando guardo il mio gatto.
Per te, piccolo Zorba. Perché ti amiamo di un amore infinito e incondizionato. Perché sei ancora un cucciolo, perché non ti devi arrendere. Perché non ci devi lasciare soli, non ancora. Perché la tua vita è piena di tutte le cose che ancora devi fare.
Per te, piccolo Zorba. Resisti. Sii forte.
A domani. Perché domani ancora ci sarai. E sarai pronto per tornare a casa e goderti tutto l'amore che abbiamo da darti. E che tu hai da darci.
Per te, piccolo Zorba. Perché ti amiamo di un amore infinito e incondizionato. Perché sei ancora un cucciolo, perché non ti devi arrendere. Perché non ci devi lasciare soli, non ancora. Perché la tua vita è piena di tutte le cose che ancora devi fare.
Per te, piccolo Zorba. Resisti. Sii forte.
A domani. Perché domani ancora ci sarai. E sarai pronto per tornare a casa e goderti tutto l'amore che abbiamo da darti. E che tu hai da darci.
sabato 7 marzo 2015
A COLPO D'OCCHIO -L'estate di Ulisse Mele
Cari lettori,
eccomi con un'altra recensione.
Ulisse è un bambino sordo. Intelligentissimo. Guai a voi se pensate di dargli dell'handicappato o se usate la parola sordomuto per descrivere il suo essere speciale. Ulisse è il più bravo della classe, il mondo gli parla attraverso i movimenti delle labbra, i dettagli di cui noi, che sordi non siamo, non potremmo mai notare.
L'autore ci proietta all'interno della storia attraverso gli occhi di questo piccolo bambino speciale, poco prima che un fatto drammatico sconvolga la sua vita -e quella della sua famiglia- per sempre. Quando suo fratello Dede e sua sorella Betta escono di nascosto di casa per andare al mare insieme a Giovanni, il fidanzato di Betta, Ulisse non può nemmeno immaginare che non rivedrà mai più la sua sorella maggiore.
Eppure è proprio quel che succede: Betta non tornerà più a casa e verrà ritrovata morta poco dopo. Uccisa.
Chi ha commesso il crimine? Giovanni, il fidanzato di Betta? Alfio Mele, il padre manesco? Pei Nieddu, che odia la famiglia Mele?
Il dolore grida giustizia dalle pagine di questo noir che si legge tutto d'un fiato e che il fiato lo tiene sospeso fino alla fine.
L'estate di Ulisse Mele è una storia raccontata con forza e dolcezza, che commuove e che coinvolge. Una storia di quelle che popolano tristemente i telegiornali e che spesso ascoltiamo con noncuranza, quasi assuefatti al dolore, alle tragedie. Quando colpiscono gli altri. Roberto Alba ci trasporta, invece, all'interno di questo dolore. Il lettore non può ignorarlo. Il lettore, così come Ulisse, vuole sapere la verità. Ma può solo stare ad aspettare. Aspettare che il libro finisca, che scorra sotto gli occhi anche l'ultima pagina. E ritrovarsi a sperare che ce ne sia ancora un'altra da leggere.
Non perdete, prossimamente qui sul blog, l'intervista all'autore Roberto Alba.
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martedì 6 maggio 2014
Candele che profumano di...libri!
Chissà quante volte, leggendo i vostri libri preferiti, vi siete calati talmente tanto nella storia che questa quasi vi sembrava reale! Chissà quante volte vi è sembrato di sentire i rumori, gli odori, le voci descritte nelle pagine dei migliori libri. La fantasia dei lettori è fervida, si sa. E non ha bisogno di aiuti esterni per ricreare attorno a sé l'atmosfera giusta. Eppure, un piccolo spunto può sempre far piacere...
Curiosando qua e là nel Web, ho scoperto che esistono in vendita delle candele che promettono di riprodurre -attraverso particolari profumazioni appositamente studiate dai produttori- le atmosfere più particolari di celebri romanzi. Affascinante, no?
Per esempio, esiste un cofanetto dedicato al mondo di Tolkien, con aroma di terra fresca, sandalo e bosco.
Oppure un set dedicato alle magiche atmosfere di Hogwarts: profumi speziati, sidro e un odore indistinto che forse dovrebbe evocare la burrobirra.
Ma non finisce qui: ci sono candele dedicate alle eroine di Jane Austen, candele che dovrebbero evocare le atmosfere tolstojane, o ancora l'atmosfera dello studio del mitico Sherlock Holmes. E persino una saponetta dedicata a Moby Dick.
Emozionante...
lunedì 3 febbraio 2014
A COLPO D'OCCHIO -The wolf of Wall Street
180 minuti di film per raccontare la vita di Jordan Belfort. La metà sarebbe bastata.
Martin Scorsese compie una scelta inattaccabile affidando il suo protagonista a Leonardo Di Caprio, il cui talento indiscutibile si riconferma anche stavolta.
Ma la parabola di Jordan Belfort, il lupo di Wall Street, è troppo ripetitiva, monotona, a tratti fastidiosa per protrarla per ben tre ore di pellicola. Sesso, droga, truffe e ancora sesso, droga e truffe. Il tutto presentato con un'ironia che aiuta a rendere il film più godibile, ma che rischia di mostrare come un eroe un uomo che di straordinario non ha poi molto (se si esclude il portafogli straordinariamente pieno. Di soldi altrui per giunta...).
Penso che il succo del film, in buona sostanza, stia soprattutto in una scena: finalmente Jordan Belfort è fottuto, l'FBI l'ha arrestato e ora lo attende la galera. Jordan Belfort ha paura. Per un po' ha paura. Poi, però, la paura passa perché si ricorda di essere ricco in un paese dove tutto è in vendita. Così, un secondo dopo, lo si vede giocare beatamente a tennis nei campetti del carcere. Amara realtà. Chi ha i soldi può comprare tutto. O quasi. Belfort comprerà sballo, sesso, soci. Ma i soldi non basteranno al broker per comprare l'amore dei figli e di sua moglie. O la lealtà degli amici.
Martin Scorsese compie una scelta inattaccabile affidando il suo protagonista a Leonardo Di Caprio, il cui talento indiscutibile si riconferma anche stavolta.
Ma la parabola di Jordan Belfort, il lupo di Wall Street, è troppo ripetitiva, monotona, a tratti fastidiosa per protrarla per ben tre ore di pellicola. Sesso, droga, truffe e ancora sesso, droga e truffe. Il tutto presentato con un'ironia che aiuta a rendere il film più godibile, ma che rischia di mostrare come un eroe un uomo che di straordinario non ha poi molto (se si esclude il portafogli straordinariamente pieno. Di soldi altrui per giunta...).Penso che il succo del film, in buona sostanza, stia soprattutto in una scena: finalmente Jordan Belfort è fottuto, l'FBI l'ha arrestato e ora lo attende la galera. Jordan Belfort ha paura. Per un po' ha paura. Poi, però, la paura passa perché si ricorda di essere ricco in un paese dove tutto è in vendita. Così, un secondo dopo, lo si vede giocare beatamente a tennis nei campetti del carcere. Amara realtà. Chi ha i soldi può comprare tutto. O quasi. Belfort comprerà sballo, sesso, soci. Ma i soldi non basteranno al broker per comprare l'amore dei figli e di sua moglie. O la lealtà degli amici.
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sabato 25 gennaio 2014
Pillole di vita altrui
Spesso mi ritrovo a riflettere su come oggi sia diventato sempre più difficile esprimere per davvero se stessi e di quanto, invece, sia facile fingere di essere ciò che non si è.
Pensate a quante persone ogni giorno pubblicano citazioni e aforismi sui social-network, come status personale o in risposta a stati personali di altre persone.
Quanto tempo sprecato a caricare sul web pensieri altrui, a simboleggiare la nostra vita in pillole di facile consumo.
Schopenhauer, Oscar Wilde, Bukowski i più gettonati. E chi più ne ha più ne metta. Siamo diventati tutti grandi filosofi e grandi letterati con questo FB! Poi, magari, la maggior parte delle persone non sanno neppure da dove vengono fuori le citazioni che sbandierano in questo mondo virtuale.
Spesso mi capita di vedere dediche stratosferiche fra fidanzatini, in un botta e risposta ridicolo di citazioni e aforismi di ogni sorta. E mi chiedo cosa ci sia di bello a parlare con le parole di un altro. Non dico ogni tanto (ogni tanto, infatti, a chiunque capita di rispecchiarsi in una frase celebre, per carità). Ma sempre... E mi chiedo cosa ci sia di bello nel nutrirsi continuamente con queste pillole di saggezza.
Pillole di vita altrui.
Quanto sarebbe più genuino cercare le parole dentro se stessi. Oppure, almeno qualche volta, stare zitti.
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sabato 21 dicembre 2013
I giovani preferiscono Twitter
A quanto pare, il dato emerso da alcuni recenti sondaggi ha evidenziato come i giovani stiano preferendo Twitter a Facebook.
Come mai?
Semplice. Perché su FB ormai ci sono troppi adulti -molti dei quali ossessivamente impegnati ad ostentare dettagli della propria vita quasi fossero ancora ragazzini- e spesso questi adulti sono genitori che, tra un mi piace e un tag, cercano di tenere sotto controllo i propri figli.
Su Twitter questo non succede, perché questo social network risulta più ostico per i più grandicelli, che faticano a starvi dietro. Così i giovani migrano verso il social che cinguetta e abbandonano finalmente FB.
Mi chiedo se prima o poi potrò dedicare un post al fallimento completo di tutti questi social che ci portano sempre più ad una realtà vicina a quella tratteggiata da Orwell in 1984.
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