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lunedì 6 luglio 2015

Riflessioni di una lettrice

Cari lettori,
forse avrete letto il mio post dedicato alle letture estive.
Come tutti i programmi che si rispettino, che il più delle volte sono fatti per essere smentiti, anche questo ha immediatamente subito delle inevitabili modifiche.
Ho terminato in pochissimo tempo Il baco da seta, che non ha deluso le mie aspettative. Uno dei libri più appassionanti del mio ultimo periodo. Consigliatissimo a chi ama il genere noir.
Ho poi iniziato a leggere L'amore è...un libro di ricette, per scoprire in meno di tre minuti che si tratta semplicemente di un libro di ricette, appunto. Forse quelle che vengono citate nel precedente L'amore è...un bacio di dama. Da verificare.
Allora mi sono lanciata su un libro che da tempo era fra i miei obiettivi: Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Luis Sepùlveda. Una storia dolcissima, quasi una poesia.
Zorba, un gatto nero grande e grosso, mentre i padroni sono in vacanza, soccorre una gabbiana che, colpita dalla peste nera dei mari (un'ondata di petrolio le ha coperto interamente il corpo), prima di morire vuole deporre il suo uovo. Ed è così che Zorba si ritrova a promettere alla gabbiana che si prenderà cura dell'uovo e della creatura, e le insegnerà a volare.
Ve lo immaginate un gattone grasso e grosso che cova un piccolo uovo di gabbiano?
Zorba farà così da mamma alla piccola gabbianella e, con l'aiuto degli altri gatti del porto e di uno scrittore un po' visionario, insegnerà alla piccola Fortunata (questo il nome che i gatti danno alla gabbianella) che
Vola solo chi osa farlo.

martedì 27 gennaio 2015

Giornata della memoria -Leggere per non dimenticare

Cari lettori,
da un po' di tempo (credo dal 2000) è stata istituita la Giornata della Memoria dedicata al genocidio degli ebrei.
In realtà è da qualche settimana che volevo scrivere un post su questo libro, ma colgo l'occasione per farlo proprio oggi e riflettere anche su un tema che alcune volte viene trascurato: la responsabilità di chi ha voltato la testa dall'altra parte.
Il libro di cui vi voglio parlare di sicuro lo conoscete in tanti: Storia di una ladra di libri di Markus Zusak, uscito prima col titolo La bambina che salvava i libri.
La vicenda della protagonista, Liesel Meminger, viene raccontata da un narratore d'eccezione: la Morte. Con uno sguardo ironico e panoramico, questo insolito narratore ci conduce nella Germania del 1939, nella vita di una bambina tedesca che vive dall'esterno la persecuzione degli ebrei. Dall'esterno perché lei non è ebrea. Non sono ebrei i suoi genitori adottivi, non è ebreo il suo migliore amico. Eppure, nonostante la paura, nonostante il pericolo, nonostante tutto quello che volete, la famiglia di Liesel non volterà la testa dall'altra parte. E, alla richiesta d'aiuto da parte di un ragazzo ebreo, non si tireranno indietro.
Storia di una ladra di libri è un libro intenso e commovente, che non ci porta direttamente dentro al dramma dei campi di sterminio, ma ce ne fa fiutare da lontano la portata universale. Un libro da cui emerge chiaramente che un genocidio di quelle dimensioni non sarebbe mai stato possibile se non ci fossero stati tutti coloro che, di fronte all'incedere del Nazismo, hanno voltato la testa dall'altra parte, spianandogli in qualche modo la strada.

lunedì 9 giugno 2014

A COLPO D'OCCHIO -La luce sugli oceani

Cari lettori,
oggi voglio suggerirvi la lettura di un libro che mi ha commosso, facendomi profondamente riflettere. Si tratta del romanzo d'esordio di M. L. Stedman, La luce sugli oceani.
Ho letto questo libro parecchi mesi fa e ancora non avevo avuto il coraggio di recensirlo. Perché è un libro disarmante, forte e dolce allo stesso tempo.
Pensate che si possa sempre individuare il limite fra ciò che è giusto e ciò che non lo è? La luce sugli oceani metterà in crisi qualsiasi certezza e qualsiasi facile giudizio.
 
Tom e Isabel, fin dal loro primo incontro, non possono fare a meno di amarsi. Lui è un uomo introverso, reduce di guerra, profondamente ligio al dovere. Lei è una donna frizzante, che lo completa e lo rende migliore. Insieme decidono di andare a vivere su Janus Rock, l'isola destinata soltanto al guardiano del faro: Tom, appunto.
Il sogno di Isabel è quello di diventare madre, di avere con Tom una famiglia. Ma il destino sembra negare loro questa possibilità. Dopo vari aborti, però, qualcosa cambia: sull'isola arriva una barchetta che ha fatto naufragio. Dentro, il cadavere di un uomo e una neonata, viva.
Come un faro, la bambina rischiara l'animo di Isabel, che si sente sua madre sin dal primo momento. Lucy, così la ribattezzeranno, decidendo di infrangere le regole che impone il ruolo di guardiano del faro. Tom e Isabel, infatti, non denunceranno l'accaduto, e faranno credere a tutti che Lucy sia la loro figlia naturale.
Ma Tom e Isabel non hanno fatto i conti con le possibili conseguenze di una decisione tanto drastica: al di là di Janus Rock, Hanna, una madre disperata e ormai vedova, non smette di cercare la sua bambina. Non smette di sperare, neppure quando ormai sono passati troppi anni dal tragico evento che l'ha separata dal suo amato e dalla loro unica figlia.

L'autrice è una narratrice abilissima nel descrivere situazioni e sentimenti. Un attimo prima stai dalla parte di Isabel, la difendi, speri che nessuno scopra il suo segreto, anche per il bene della piccola Lucy. Un attimo dopo sei lì a sperare che Hanna ritrovi quella figlia che tutti ritengono morta. E poi ancora viceversa. Difficile capire il limite di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Non tutto si può dividere in bianco o nero.
Una lettura avvincente e commovente, un libro che non delude le aspettative, anzi, le supera. Personaggi così verosimili da sembrare veri. Un finale che sconvolge per la sua concretezza, per la sua profondità, per il gusto dolce-amaro che è poi quello di tutto il romanzo.

giovedì 17 aprile 2014

Situazione sentimentale: innamorato di un personaggio letterario

Immagine tratta da La Sepoltura della Letteratura
Diciamoci la verità: noi lettori accaniti spesso cresciamo con l'illusione che la nostra vita dovrebbe somigliare alle storie che leggiamo. Un po' come era solita fare Emma Bovary, cerchiamo nelle nostre giornate e nelle persone che incontriamo quel non so che in più, che ci dia il brivido che molti libri sanno regalarci.
E così accade che, spesso, la monotonia della vita reale ci deluda.
Chi di voi non si è mai innamorato di un personaggio letterario? Ma non perché questi siano perfetti, anzi. Nessun personaggio letterario è senza difetti. Ma è per questo che ce ne innamoriamo. Perché, pur con i loro difetti, sono in grado di conquistarci, perché ciò che ci fa innamorare di loro, spesso, è il coraggio che mettono in campo per proteggere i loro sentimenti. Ciò che rischiano pur di non rinunciare ai propri sogni, al proprio amore, alla propria libertà...
Troppe volte, nel mondo reale, è proprio questo coraggio che manca. Il grande assente della società odierna.
Io, per esempio, sono da sempre innamorata di Mr Darcy, di Orgoglio e Pregiudizio. Perché? Non lo so con esattezza. Come si dice? Non c'è un perché: si ama e basta. Ma forse il motivo è che Darcy è un uomo capace di cambiare per amore. E, contemporaneamente, di restare se stesso.
E voi, di quale personaggio siete innamorati?

lunedì 17 febbraio 2014

Un'attesa lunga lunga

Non li conto più i giorni trascorsi senza te. Sono tanti. Soprattutto sono lunghi. Ti aspetto ancora, ma ogni notte, quando al calar del sole non sei qui a reclamare la cena, la mia speranza di avere ancora il tuo amore si assottiglia ancora un po' di più.
Era una mattina di settembre di dodici anni fa. Una mattina calda, ancora estiva, come è sempre settembre qui in Sardegna. Tu sei arrivata dal nulla nel mio giardino. Me lo ricordo, sai, il tuo musetto bianco e spaurito, ma già carico di dolcezza. Qualcuno ti aveva abbandonata, e sul collo il pelo scompigliato rivelava ancora la presenza di un collare. Forse questo qualcuno, accortosi che eri una femminuccia, ha voluto liberarsi di te. Bene, io oggi voglio dirgli grazie. Grazie, perché mi ha donato la creatura migliore che potessi immaginare di avere accanto.
Una gattina piccola, completamente bianca, con un temperamento a volte un po' troppo forte e grandi doti da cacciatrice. Ti ricordi, Neera, quanti topolini hanno temuto di trovarsi fra le tue grinfie? Mi ricordo la dolcezza dei tuoi gesti, il tuo bisogno di non sentirti mai sola. Mi ricordo la tua forza nei momenti difficili del parto, quando la vita ti ha riservato la sofferenza di perdere alcuni dei tuoi figli. Soprattutto mi ricordo la forza che, in tutti questi anni, sei riuscita a trasmettere a me. Quando tutto girava storto, e solo la tua presenza riusciva a strapparmi un sorriso. Ricordo anche i graffi: ahi, che male. Adesso, però, anche quelli mi fanno sorridere. Perché è proprio questo che amo di te: il carattere forte, tutto pepe, e contemporaneamente estremamente dolce. In questo ci somigliamo, piccola mia. Ti aspetto, mia piccola Ciccicocchi senza orecchie. Fatti trovare, abbiamo ancora un sacco di cose da fare insieme. Le giornate piangono il vuoto che lascia la tua assenza.

sabato 25 gennaio 2014

Pillole di vita altrui

Spesso mi ritrovo a riflettere su come oggi sia diventato sempre più difficile esprimere per davvero se stessi e di quanto, invece, sia facile fingere di essere ciò che non si è.
Pensate a quante persone ogni giorno pubblicano citazioni e aforismi sui social-network, come status personale o in risposta a stati personali di altre persone.
Quanto tempo sprecato a caricare sul web pensieri altrui, a simboleggiare la nostra vita in pillole di facile consumo.
Schopenhauer, Oscar Wilde, Bukowski i più gettonati. E chi più ne ha più ne metta. Siamo diventati tutti grandi filosofi e grandi letterati con questo FB! Poi, magari, la maggior parte delle persone non sanno neppure da dove vengono fuori le citazioni che sbandierano in questo mondo virtuale.
Spesso mi capita di vedere dediche stratosferiche fra fidanzatini, in un botta e risposta ridicolo di citazioni e aforismi di ogni sorta. E mi chiedo cosa ci sia di bello a parlare con le parole di un altro. Non dico ogni tanto (ogni tanto, infatti, a chiunque capita di rispecchiarsi in una frase celebre, per carità). Ma sempre... E mi chiedo cosa ci sia di bello nel nutrirsi continuamente con queste pillole di saggezza.
Pillole di vita altrui.
Quanto sarebbe più genuino cercare le parole dentro se stessi. Oppure, almeno qualche volta, stare zitti.


mercoledì 8 gennaio 2014

Il Riflessario n. 5

È facile capire come nel mondo esista sempre qualcuno che attende qualcun altro, che ci si trovi in un deserto o in una grande città. E quando questi due esseri s'incontrano e i loro sguardi s'incrociano, tutto il passato e tutto il futuro non hanno più alcuna importanza. Esistono solo quel momento e quella straordinaria certezza che tutte le cose, sotto il sole, sono state scritte dalla stessa mano, la mano che risveglia l'Amore e che ha creato un'anima gemella per chiunque lavori, si riposi e cerchi i propri tesori sotto il sole, perché, se tutto ciò non esistesse, non avrebbero più alcun senso i sogni dell'umanità.
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/libri/frase-24007?f=w:25>

sabato 28 dicembre 2013

Il Riflessario n.4

Nessuna persona merita le tue lacrime. E se pensi che qualcuno le meriti, di sicuro questo qualcuno non ti farà mai piangere.

martedì 24 dicembre 2013

Il magico Natale

                                              Il magico Natale - Gianni Rodari

                                         S'io fossi il mago di Natale
                                     farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l'alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all'Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po' di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d'ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock and'roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s'intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l'albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l'albero del panettone
in viale Buozzi
l'albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all'albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l'albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.


sabato 30 novembre 2013

Promesse di una vita

Per favore,
Non farmi promesse
Viviamo l'oggi
Senza guardare in là,
Dove il cuore non può arrivare.
Non fare promesse.
Soltanto così avrò la certezza
Che sei sincero.
Ciò che brucia di più,
Quando tutto finisce,
È il vuoto lasciato
Da giuramenti infranti.

Per favore,
Non desiderare oltre ciò che hai oggi.


venerdì 1 novembre 2013

C'era una volta J.K. Rowling...


J.K. Rowling è la -ormai famosissima- scrittrice di Harry Potter, che un bel giorno decide di scrivere un libro (Il richiamo del cuculo), sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith.

Forse per verificare se il suo successo potesse essere indipendente dalla sua precedente creazione, forse perché un po' tutti sognano di avere una doppia identità, fatto è che la Rowling ci ha provato a dismettere i panni della mamma di Harry Potter.
Peccato che la maschera sia caduta troppo presto.
A rivelare la vera identità di Galbraith è stato un tweet scritto da un avvocato che evidentemente era venuto a conoscenza della notizia per motivi lavorativi.
J.K. Rowling non è stata naturalmente entusiasta di questo, sebbene siamo certi che le vendite del suo nuovo romanzo andranno a gonfie vele. Ha promesso che continuerà a pubblicare sotto pseudonimo e che il secondo capitolo di questa nuova saga è già stato scritto.
Curiosità di leggere Il richiamo del cuculo? Tranquilli: il 4 novembre sarà in libreria.


lunedì 28 ottobre 2013

A COLPO D'OCCHIO -Il Cacciatore di Aquiloni

Il cacciatore di aquiloni è un libro di quelli che ti entrano dentro e che porti con te per sempre. Magari dimenticherai, col passare degli anni, i nomi dei protagonisti. Ma non potrai mai scordare il fluire impetuoso dei sentimenti che quella lettura ha fatto nascere.
L’amicizia tra Amir e Hassan, così diversi eppure così vicini, sembra dover durare per sempre. Ma la vita, a volte, è più dura di quanto due bambini possano immaginare. La violenza subita da Hassan e soprattutto il senso di colpa che Amir si porterà dentro per anni per non essere riuscito a proteggere il suo amico, per non aver avuto neppure il coraggio di ammettere che la paura l’aveva immobilizzato, sono i protagonisti indiscussi di un romanzo che dà tutto lo spazio possibile ai sentimenti e agli uomini che spesso ne sono vinti.
L’umana natura viene scandagliata sapientemente dalla penna dell’autore, che non ci risparmia la terribile ipocrisia di cui tutti gli uomini sono capaci. Parole che pesano come macigni, pagina dopo pagina, su un lettore che divora la storia senza riuscire mai a saziarsi.
Dimenticate gli stereotipi, i luoghi comuni, i finali scontati. Questo romanzo vi stupirà per il realismo spesso crudo, commovente.
Seguiamo la vicenda con gli occhi di Amir. La sua vita, ora, è in America. Lontano da Kabul. Lontano da quel tragico evento che ha segnato per sempre il destino del suo migliore amico. Ma non solo. Amir vive come se qualcosa in fondo al suo cuore si fosse spezzato, una parte di lui è destinata a rivivere in eterno quel terribile momento in cui lui è rimasto impotente a guardare. E il lettore vive tutto questo disagio con estremo coinvolgimento. Non si arrende all’idea che non ci sia più nulla da fare, prosegue con la lettura, assetato di un riscatto. Che arriva quando Amir parte dall’America e torna a Kabul per ritrovare il figlio di Hassan. Il destino sta dando ad Amir una possibilità per saldare il conto col suo passato.
Kabul non è più quella che Amir ricordava. Ora è una città che piange, devastata dalla guerra. E Amir dovrà affrontare verità difficili, che riaprono vecchie ferite e ne creano di nuove. Forse ancora più profonde.
Il finale lascia al lettore il desiderio di girare ancora pagina, di vedere come finisce davvero la storia. E invece, ancora una volta, Hosseini ci stupisce per il realismo che fa da perno a tutta la storia. Dobbiamo accontentarci di questo finale, e riflettere sul fatto che ogni scelta porta con sé delle conseguenze spesso irrimediabili.

venerdì 11 ottobre 2013

A COLPO D'OCCHIO -Il diario di velluto cremisi


Il diario di velluto cremisi di Sarah Jio.

Una inizio come tanti, un titolo un po’ troppo lungo, un ritmo subito incalzante.
Sono questi i tratti salienti di un libro che affascina e coinvolge il lettore parola dopo parola, pagina dopo pagina. Fino alla fine. La curiosità scorre veloce attraverso una penna fluida e una storia incredibile. Di quelle che fanno battere il cuore, di quelle che si vorrebbe fossero vere. E poco importa se, alla fine, la trama si sviluppa su un intreccio inverosimile. Ciò che conta davvero, infatti, è quanto Sarah Jio –e con lei tutti i suoi fantastici personaggi- sia stata in grado di rapirci, portarci via da una quotidianità spesso troppo grigia, e farci emozionare, commuovere, sognare. Protagonista indiscusso di tutto il libro: l’amore. Quello che fa soffrire, sperare, vivere.



domenica 26 maggio 2013

A COLPO D'OCCHIO- Il Grande Gatsby

Dal romanzo di Francis Scott Fitzgerald, arriva sul grande schermo l'attesissima pellicola di Baz Luhrmann. Un cast d'eccellenza, con Leonardo Di Caprio nei panni di Jay Gatsby e Carey Mulligan in quelli di Daiysi Buchanan. Ottime interpretazioni, un film che -stranamente- non delude le aspettative di chi aveva già nel cuore il romanzo.
Seguiamo l'intera vicenda attraverso i ricordi di Nick Carraway (Tobey Maguire), cugino della bella Daiysi.
Le parole di Nick ci colpiscono, si concretizzano e quasi ci piovono addosso (l'effetto 3D è davvero coinvolgente). Ci racconta -e lo racconta anche al suo psichiatra- la storia di Jay Gatsby, uomo misterioso e ricchissimo che nella sua meravigliosa villa a West Egg dà feste di proporzioni cosmiche, aperte a tutti: ricchi e poveri, conoscenti e persone sconosciute. Ci racconta di come la sua ambizione l'ha condotto fin lì, facendolo giungere alle vette della scala sociale. Tutto solo per un sogno: rincontrare Daiysi e riconquistarla dopo cinque anni dal loro primo incontro. La purezza del sogno di Gatsby, però, si scontrerà brutalmente con l'ipocrisia, la viltà e il mero opportunismo dei ruggenti Anni Venti americani, dove al denaro e alla comodità di una posizione sociale di rispetto si può sacrificare qualsiasi valore. Amore compreso.
Sarà così che Gatsby perderà ogni cosa (compresa la vita) sperando fino all'ultimo istante che il suo incorruttibile sentimento smuova nel profondo l'animo di Daiysi, vigliacca e fatua fino alla fine.
La storia di un amore immortale che soccombe alla pochezza umana, condotto quasi come un thriller, con rivisitazioni moderne che tuttavia nell'insieme non stonano.
Leonardo Di Caprio supera se stesso nell'interpretazione di uno dei personaggi letterari meglio riusciti in assoluto e Baz Luhrmann ci mette del suo senza tradire l'anima letterariamente profonda dell'intera trama.

lunedì 13 maggio 2013

Teatro di vita

Seduto sulla poltrona del suo studio, guardava una foto. Stamattina un venditore ambulante al semaforo gli aveva regalato un braccialetto di stoffa colorata. Un braccialetto di quelli che si vendono nelle spiagge. Una volta ne aveva portato per qualche mese uno al polso. Lui l'aveva preso dalle mani scure del venditore ambulante e gli aveva detto: "Mi dai dei fazzoletti?" e aveva comprato per un euro un pacchetto di salviette.
Certe volte si sentiva come dentro ad una parte. Una parte, cioè un ruolo che interpretava da sempre anche con se stesso. Come dire... lui non era davvero lui. Era calato in un ruolo che aveva deciso di interpretare da quando era stato in grado di decidere per sé. E aveva tenuto la stessa maschera per metà della sua vita. L'aveva tenuta sempre, anche quando si guardava allo specchio, da solo. Aveva quella maschera quando beveva una birra con gli amici. Aveva quella maschera quando parlava con i clienti, quando andava al cinema, quando faceva l'amore con una donna, quando portava a passeggio il cane. E adesso iniziava a pesare. C'era da chiedersi com'è che se ne fosse accorto di essere un attore nel teatro della sua esistenza.
Forse l'aveva capito quando aveva ricevuto la partecipazione di nozze di una sua amica. La conosceva da tantissimo tempo. Quando aveva quindici anni erano stati innamorati. Lei aveva qualche anno in meno e lui pensava che quell'amore sarebbe durato per sempre. Succede spesso nell'adolescenza. Poi si cresce. Ed ora lei lo invitava al suo matrimonio. Sarebbe stata una bella cerimonia, in Calabria. Sul mare.
Seduto sulla poltrona del suo studio, guardava una foto. E pensava alla sua vita trascorsa fra una storia d'amore e un'altra. Donne che si susseguivano col ritmo di tre anni per ciascuna. Prima un grande fuoco, poi solo cenere. E una grande sensazione di vuoto. Per molto tempo aveva creduto di non aver ancora trovato la persona giusta. Ma ora iniziava a dubitare di se stesso. Si era raccontato tante di quelle bugie che ora era stanco pure di cercare di inventarne di nuove. Doveva imparare ad accettare quella sua volubilità. Oppure doveva decidere di cambiare. Di rompere la maschera, di abbassare il sipario. E di iniziare a vivere.

lunedì 29 ottobre 2012

Il tempo di un attimo

Non era facile starsene lì a guardare senza fare nulla. Non è mai facile non poter agire. Forse è la cosa più difficile del mondo. Perché, quando puoi fare qualcosa, magari sbagli, è vero, ma almeno ci hai provato. Ed è questo che ti puoi raccontare: che ci hai provato. Quando, invece, non puoi fare nulla, allora sì che le cose si complicano. E rimani a marcire con te stesso. Puoi solo aspettare. Niente azione. Solo attesa. E l'attesa uccide chiunque.
Era difficile starsene lì a guardare senza fare nulla. Era difficile non poter agire. Aspettare un cambiamento ma non poterlo provocare. Eppure qualcosa si può sempre fare. Era questo che suo padre gli aveva sempre ripetuto, fino alla morte. Suo padre, però, non era un bell'esempio. Suo padre era morto suicida. Bèh, non si poteva certo dire di lui che fosse rimasto fermo a guardare senza fare nulla. Lui una cosa l'aveva fatta eccome. Aveva deciso di porre fine alla sua vita. E aveva deciso lui il come e il quando. Aveva agito, dunque. In accordo con la sua idea che "qualcosa si può sempre fare", anche decidere di non fare mai più nulla. Anche decidere di togliersi per sempre la possibilità di fare tutto.
Era impossibile stare lì a guardare senza fare nulla. Era impossibile non poter agire.
Marco decise allora che avrebbe agito. Avrebbe provocato lui un cambiamento.
Angela era a pochi metri da lui, si sbaciucchiava con la sua nuova fiamma, Matteo. Entrambi erano ignari della presenza di Marco lì al parco, dietro i cespugli, a pochi metri dalla loro panchina.
Marco saltò fuori con un balzo rapidissimo. Bastarono pochi colpi decisi alla testa di lui e poi di lei, il cui ultimo sguardo mostrava solo orrore puro. Marco lasciò cadere l'asta di ferro arrugginito che aveva raccolto dietro il cespuglio, ora macchiata del sangue dei due ragazzi. Scappò via.
Suo padre, in fondo, aveva ragione: qualcosa si può sempre fare.

giovedì 2 agosto 2012

Stanotte voglio scrivere

Voglio scrivere stanotte
versi tristi
in cui specchiarmi.
Versi tristri
in cui un cielo così stellato avrebbe paura
a tuffarsi.

Voglio scrivere stanotte
versi amari
da indossare.
Versi amari
come un abito che ha perso
colore.

Voglio scrivere stanotte
versi bui,
da non vedersi neppure domani,
quando sorgerà finalmente
il Sole.

Ho creduto

Ho creduto di conoscerti,
Amore.
Poi, ho creduto di perderti.
Invece tu sei sempre rimasto là,
lontano,
a farti guardare.
Non ti sei fatto conoscere.
Grazie.
In questo modo, infatti, non ho potuto neppure perderti.
Perché non si può perdere
qualcosa che non si conosce.

mercoledì 11 luglio 2012

Tutto per lo SHOW!

Il destino di Josephine era stato grottesco fin dal giorno della sua nascita. Figlio di una trapezista e di un domatore di leoni, convinti di aspettare una bambina ("Femmina, sarà una femmina! La forma del pancione parla chiaro!"), il suo nome era stato scelto con largo anticipo: Josephine. E tale era rimasto, anche quando lui aveva smentito tutti i pronostici. E quale ruolo mai avrebbe potuto occupare, all'interno della compagnia circense, uno come lui, un maschio con un nome da femmina?
"Sarà un clown!"
E fu un clown. Faceva divertire i bambini con numeri buffi e travestimenti ancora più buffi.
Tutto per lo SHOW!
Lui li trovava grotteschi e noiosi. E poi, questa cosa che la gente andasse lì a guardarlo e a ridere di lui, non gli era mica mai piaciuta tanto. E, più passava il tempo, più la gente rideva, più in lui cresceva la malinconia. Pesante e grande. Grande come erano grandi le ridicole scarpe che indossava per gli spettacoli. Era un clown maschio con un nome da femmina, con un cuore triste ma con un sorriso dipinto sulla faccia col rossetto rosso fuoco.
Tutto per lo SHOW!
Si accorse pian piano che qualcosa andava maturando in quel suo cuore malinconico. Un progetto nuovo per quella vita grottesca. Un progetto grottesco per una vita nuova. Sì, sì. Più ci pensava, più ne era convinto. Perché no, in fondo?
Erano anche colorate quelle pillole per gli elefanti. Gli avevano sempre detto che erano vitamine. E lui per un po' ci aveva anche creduto. Ma ora non ci credeva. Non credeva più a nulla, Josephine. Quelle pillole lucide e belle, che sembravano tante caramelle...pillole blu, verdi, gialle...pillole viola, rosa, rosse...pillole per tutti i gusti! Per convincere gli elefanti a stare buoni, a fare il loro spettacolo, a non abbandonare il circo, a resistere ancora un po'.
Tutto per lo SHOW!
Quella sera il circo era pieno di bambini. Sottile soddisfazione per Josephine. Avrebbe fatto solo metà del numero. Metà esatta. Non un secondo di più. Non un secondo di meno. Un biglietto per mezzo spettacolo.
Tutto per lo SHOW!
Mezzo spettacolo. Soltanto mezzo spettacolo. Sottile soddisfazione per Josephine.
Tutti ridono. Lui si spruzza un getto d'acqua in faccia. Tutti ridono. La metà dello spettacolo è arrivata. L'acqua sul viso ancora non si è asciugata.
Vede i denti della gente, Josephine.
Tutti ridono!
Ridono!!
RIDONO!!!
E allora Josephine beve. Una pillola blu, una rossa, una rosa, una viola, una gialla, una verde, una blu, una rossa, una rosa, una viola, una gialla, una verde, una blu, una rossa, una rosa, una viola, una gialla...
Glu, glu, glu...
Giù, giù, gù...
Tutto per lo SHOW!
Fino alla fine. Grottesca, come il suo nome da donna sul corpo di un uomo, come il suo sorriso rosso su un viso che piange. Grottesca la sua fine. Come il suo destino.