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mercoledì 21 dicembre 2016

Una lunga estate crudele...a Natale

Leggere sotto Natale un libro ambientato in estate? Fatto!
Si tratta di Una lunga estate crudele di Alessia Gazzola, uno dei numerosi episodi della vita di Alice Allevi, specializzanda in medicina legale con la passione dell'investigazione. Grazie alla fiction di Rai Uno con protagonista Alessandra Mastronardi nei panni di Alice, i libri della Gazzola, peraltro già famosi, hanno avuto un nuovo slancio. Questo episodio della serie è ambientato in una torrida estate e fa uno strano effetto leggere di un caldo soffocante mentre qui in Sardegna siamo attraversati da una pioggia inaudita ormai da tre giorni.
Stavolta il caso che Alice dovrà investigare è ambientato nell'affascinante mondo della recitazione: in una cripta segreta del Teatro del Bardo, infatti, viene rinvenuto il cadavere di un attore scomparso parecchi anni prima. Trovare il colpevole a tanti anni di distanza non sarà facile. Nel frattempo Alice sente la necessità di fare chiarezza dentro se stessa, proprio ora che riceve le attenzioni inaspettate da parte dello studioso di antropologia Einardi, le scostanti provocazioni del famigerato CC e la presenza costante -solo nella sua mente- del ricordo di Arthur.
Il giallo è leggero, come gli altri della serie, ma scorrevole. La narrazione è ben equilibrata fra le indagini e le disavventure spassose di Alice, che riuscirà addirittura a far cadere nel water l'iPhone di Claudio.



domenica 16 ottobre 2016

La strana biblioteca -Murakami Haruki

Cari lettori,
questo che sto per recensire è il primo libro che leggo di Murakami Haruki. Probabilmente non è abbastanza per comprendere lo stile di un autore, infatti mi sono ripromessa di scovarne altri per farmi un'idea più precisa.
La strana biblioteca è un racconto più che un romanzo, molto breve, molto simbolico e questa è un'edizione illustrata, molto bella.
L'atmosfera è onirica, un po' inquietante: un ragazzino entra in una biblioteca con l'intenzione di portare a casa uno o due libri da leggere e invece vi si ritrova intrappolato, imprigionato da un vecchio che vuole mangiare il suo cervello e sorvegliato da un uomo-pecora. Il rischio di non tornare mai più a casa è alto, le speranze di fuggire sono pochissime. Per fortuna compare una ragazza bellissima e sconosciuta...
Anche se l'atmosfera del libro è alquanto ansiogena, la scrittura è calma, pacata, come se raccontasse una vita banale. Probabilmente è una storia simbolica, una storia sul potere dei libri, sul potere della lettura, l'unica attività in grado di darci le chiavi per fuggire dalle nostre stesse prigioni. Dalla prigione della noia, dalla prigione dell'infelicità.
Forse non è il romanzo di Murakami che mi aspettavo, Non importa. Ritenterò. In ogni caso, questa brevissima fiaba mi ha colpita con la sua brevità e con la sua simbolicità profonda.


Le biblioteche contengono storie. Le storie contengono universi. E certi universi possono essere molto pericolosi.
Foto della mia copia de La strana biblioteca.

lunedì 10 ottobre 2016

I misteri di Chalk Hill -Recensione

Cari lettori,
oggi vi parlo di un libro che ho letto quest'estate e che mi è piaciuto molto. Si intitola I misteri di Chalk Hill e l'ho acquistato a pochi centesimi perché era l' offerta del giorno sul mio Kindle. Si tratta di un romanzo di Susanne Goga che sul sito Giunti viene classificato come storico. Io direi piuttosto che si tratta di un mistery ambientato alla fine dell'Ottocento in Inghilterra.
L'atmosfera è fin da subito molto intrigante e ricorda un po' Cime Tempestose un po' Giro di vite, quando una giovane istitutrice tedesca -Charlotte- abbandona la sua terra per recarsi a lavorare presso una ricca famiglia inglese, appunto come insegnante privata della bambina di Chalk Hill, Emily.
Copertina del libro vista sul mio Kindle
Fin dal suo arrivo in terra straniera, Charlotte si accorge di come gli inglesi siano inclini allo spiritismo: siamo negli anni in cui dilagano a macchia d'olio pratiche come sedute spiritiche e contatti con l'aldilà attraverso medium o presunti tali. L'istitutrice è molto scettica riguardo questi argomenti, ma ben presto si troverà coinvolta in eventi tali da scardinare tutte le sue certezze. Emily, infatti, bambina intelligente e affettuosa, brillante e diligente, ha da poco perso sua madre in circostanze misteriose di cui nessuno vuole parlare. La morte di Lady Ellen sembra essere un tabù. Fino a che Emily non inizia a vedere e parlare con la madre morta, mettendo a repentaglio la propria vita. A questo punto bisogna indagare, non è più possibile tacere sui terribili eventi che portarono alla morte di Lady Ellen. E Charlotte, con l'aiuto di un affascinante giornalista che collabora con un ente parascientifico che si occupa di casi al limite fra normale e paranormale, romperà il muro del silenzio che avvolge Chalk Hill.
La trama è ben congegnata, con un finale che forse è un po' prevedibile ma che comunque non stona nell'insieme. I personaggi sono tutti molto interessanti, anche se trovo fuorviante l'indicazione nella trama che marca fin troppo la componente romantica del libro. Non vi è quasi nulla della storia d'amore fra Charlotte e il giornalista che la aiuta nelle indagini. Sicuramente si intuisce un possibile sviluppo, ma il libro resta incentrato sulla vicenda del fantasma di Lady Ellen. Bellissime le descrizioni dei luoghi e le atmosfere create, che conferiscono quel giusto brivido che ben si addice alle storie di fantasmi.
Un libro che, dovessi tornare indietro, ricomprerei sicuramente.

lunedì 19 settembre 2016

La relatività del tempo

Albert Schweitzer
era già un musicista apprezzato, nonché filosofo e teologo quando, nel 1905 capì di voler fare il medico missionario in Africa. Aveva 38 anni quando conseguì la laurea. Nel 1952 fu insignito del Premio Nobel per la Pace.
Non avere paura di inseguire i tuoi sogni. Non esiste limite di tempo alla realizzazione dei nostri progetti.

martedì 6 settembre 2016

Io prima di te- dal libro al film

Cari lettori, so di avere diverse recensioni in sospeso, ma oggi voglio parlarvi di Io prima di te, libro/film da cui non riesco a uscire. Vi è mai capitato di leggere un libro o vedere un film così coinvolgente che per i giorni seguenti vi restano addosso le sensazioni che vi ha fatto provare?
Ecco più o meno è quello che sta succedendo a me.
Stavolta, come mi capita solo raramente, ho visto prima il film e poi ho letto il libro, che comunque avevo in programma da molto tempo.
Il film è stupendo, gli attori veramente formidabili. Credo che la scelta di Emilia Clarke nei panni di Lou e Sam Claflin in quelli di Will sia assolutamente la più azzeccata in assoluto. Non saprei immaginare altri interpreti. Se devo dire la verità, hanno dato ai personaggi del libro ancora più carattere.
Louisa Clark è positiva, dinamica, tenace. Ma non ha il coraggio di vivere davvero la sua vita, di uscire dal guscio. William Traynor aveva il pieno controllo della sua vita, un lavoro da leader, soldi, donne. Dopo l'incidente, perde tutto. Persino il controllo delle proprie gambe e braccia.
Così, promette ai suoi genitori sei mesi di vita, dopo i quali si recherà in una clinica in Svizzera per abbandonare per sempre una vita che ormai detesta.
È per questo motivo che i genitori di Will assumono Louisa: affinché lei gli faccia vedere che ci sono ancora delle cose che può fare e che le possibilità di essere felice non sono finite.
L'amore li coglie entrambi alla sprovvista, lei con la sua spontaneità coinvolgente, lui con il carisma che neppure la tetraplegia è stata in grado di togliergli.
Ora smettete di leggere, se non volete che vi rovini il finale.
Per tutto il libro sembra che Lou stia riuscendo a convincere Will che la sua vita ha ancora un senso. Ma il lieto fine non è di questa storia. William è troppo caparbio, nulla potrebbe fargli sopportare una vita tanto dura, neppure l'amore per Louisa, che anzi gli ricorda tutto ciò che con lei non può fare. E così, a Louisa non resta che stargli accanto fino alla fine.
E, paradossalmente, nonostante la sua scelta di morire, sarà lui a insegnarle a vivere. A vivere davvero.
Il libro, rispetto al film, ha naturalmente molti dettagli in più: la vita familiare di Lou e il rapporto fra i genitori di Will; il racconto della violenza subita da Lou, che l'ha resa così spaurita; il modo in cui Will riesce finalmente a farla uscire dal senso di colpa e le restituisce tutte le opportunità che quell'evento le aveva tolto. La scena bellissima in cui i due protagonisti si fanno un tatuaggio. Eppure questi tagli necessari non tolgono intensità al film, anzi, forse gliene conferiscono di più, in 111 minuti nei quali il focus è sempre sulla storia d'amore.
Perché, dopotutto, Io prima di te è soprattutto questo: una meravigliosa, forte, dirompente storia d'amore.

martedì 16 agosto 2016

Jolly Roger- Le chiavi dello scrigno

Cari lettori,
oggi vi parlo di un libro che ho appena terminato e che mi ha fatto compagnia in queste vacanze. È il secondo volume della saga Jolly Roger di Gabriele Dolzadelli, di cui avevo parlato tempo fa. Si intitola Le chiavi dello scrigno ed è proprio su queste chiavi che ruota l'episodio.
La trama.
1670. Il nobile francese Jean Louis Lafayette, esiliato sull'isola di Puerto Dorado, nel Mar dei Caraibi, viene a conoscenza dell'ubicazione di uno scrigno capace di cambiare le sorti del mondo intero. 
In una sola notte gli equilibri politici, costruiti nel corso di nove anni sulla piccola isola, crollano miseramente dando inizio a una serie di eventi che metteranno a ferro e fuoco la colonia contesa. Così, mentre il giovane Sid continua la ricerca del fratello Alexander e il temibile Ludwig Van Hossell si prepara a catturare il comandante dei ribelli soprannominato “El Diablo”, inizierà una vera e propria guerra per il possesso delle quattro chiavi che aprono il misterioso scrigno. 
Niente sarà più come prima e i protagonisti conosciuti nel primo volume “La terra di nessuno” daranno prova di ciò di cui sono capaci per realizzare i propri desideri e ambizioni.

La trama, come potete vedere è abbastanza articolata e io suggerisco comunque di leggere prima il volume precedente, perché i personaggi sono tanti e altrimenti non è facile orientarsi. Rispetto all'esordio, la scrittura di Gabriele Dolzadelli è notevolmente migliorata, meno accademica, più naturale. La vicenda ci guadagna, la lettura si fa più scorrevole e avvincente anche perché lo scrittore ha ridotto drasticamente le parti descrittive e privilegiato l'azione.
Ritroviamo naturalmente Sid, il protagonista della vicenda, un giovane alla ricerca di suo fratello. Ma anche i personaggi femminili, come Elizabeth e Annette, che risultano ben studiati e di carattere.
Ho trovato interessanti e ben caratterizzati anche gli altri personaggi. L'autore ha fatto davvero un gran lavoro ad approfondirli tutti.
Ogni capitolo ci porta in una nuova scena, quasi come a teatro. Cambiano i luoghi e cambiano i personaggi, come pezzi di un puzzle che solo alla fine formeranno un quadro uniforme. Così il lettore non si annoia e crea delle supposizioni per cercare di sbrogliare la matassa prima che sia la lettura a farlo.
Insomma, se già vi era piaciuto La terra di nessuno, Le chiavi dello scrigno non è da perdere.
Se, invece, La terra di nessuno non vi ha appassionato, vi assicuro che in questo secondo volume l'atmosfera si fa più calda. E se amate l'avventura, qui di sicuro ne troverete in abbondanza. La vicenda non è finita qui: l'autore ha già scritto il terzo volume e ora sta stendendo il quarto. Un'ottima notizia per chi ama le storie di pirati.
Potrete trovare il libro su Amazon ad un prezzo davvero fantastico.

martedì 9 agosto 2016

E venne chiamata due cuori -Recensione

Cari lettori,
oggi vi parlo di un libro che mi ha colpita nel profondo.
Avevo appena finito di leggere La via del male, di cui trovate la recensione due post indietro. Urgeva un altro libro, ma, essendo al mare, avevo a disposizione soltanto un'edicola.
Sono entrata. Lo scaffale dedicato ai libri era un po' deludente: perlopiù libri già letti o che non mi interessavano. Poi ho visto questo, una sola copia: E venne chiamata due cuori, di Marlo Morgan. Ne avevo già sentito parlare. Lo prendo.
Direi che non mi sono pentita.
Si tratta di una storia vera: una donna medico americana si reca in Australia per un progetto lavorativo, ma non sa che questo viaggio le cambierà la vita. Senza neppure rendersene conto si troverà a vivere parecchi mesi a contatto con una tribù di aborigeni, la Vera Gente. E scoprirà il senso vero dell'umanità, della vita, del Tutto divino che collega ogni cosa. Una storia che è un vero privilegio poter leggere. Ringrazio l'autrice per averci donato in un libro così chiaro il racconto di un'esperienza straordinaria, di averci svelato verità che -presi come siamo dalla routine e dai mille impegni- abbiamo ormai dimenticato. O forse non abbiamo mai conosciuto.
Un viaggio stupendo, dove ogni filo d'erba può insegnare qualcosa. Dove ogni cosa ha un perché e dove tutto si muove all'unisono, seguendo il ritmo perfetto dell'universo.

sabato 30 luglio 2016

Messaggi dall'universo

Poi ci sono quelli che fanno senza dire,
mantengono senza promettere,
ci sono senza intralciare,
...perché sono senza bisogno di sembrare.


lunedì 25 luglio 2016

Recensione- La via del male

Cari lettori,
non ho resistito: ho acquistato subito e ho finito da qualche giorno La via del male, l'ultimo romanzo di Robert Galbraith.
Se non l'avete ancora letto e non amate gli spoiler, meglio che non proseguiate nella lettura di questa recensione (ma poi tornateci dopo che avrete terminato il romanzo).
In questo terzo episodio della serie, Cormoran Strike ha a che fare con un maniaco seriale che proviene dal suo passato e che è deciso a vendicarsi. E ha deciso di utilizzare Robin per raggiungere il suo scopo.
È così che la gamba mozzata dal cadavere di una giovane donna viene impacchettata e spedita proprio nell'ufficio investigativo di Cormoran, indirizzato a Robin.
Probabilmente, fra i tre episodi, questo é il più macabro. I lettori della Rowling (Robert Galbraith è infatti il suo pseudonimo) sono abituati al climax ascendente di tensione che percorre la saga di Harry  Potter e in un certo senso qui avviene la stessa cosa. La tensione è palpabile fin dall'inizio e la minaccia del killer incombe senza remore. E in questo mix di angoscia e indagini che arrancano, i protagonisti vedono snocciolarsi le loro vite, rivelandosi (e rivelandoci) di più sul loro passato: la relazione di Leda con Whittaker, l'uomo che Strike ritiene responsabile della morte di sua madre, lo stupro di Robin all'epoca dell'Università, che la portò ad abbandonare gli studi...
Ed è così che, durante la più grave crisi tra Robin e il suo Mattew, che sembra mettere a repentaglio lo stesso matrimonio, il detective e la sua socia iniziano a rendersi conto del legame profondo che si sta creando tra loro.
Ho amato questo libro dall'inizio alla fine, lo ritengo il migliore della serie e riconosco la penna geniale di JK Rowling, inimitabile, seppure nascosta dietro un alter ego. 

venerdì 8 luglio 2016

Recensione- La cattedrale del mare

Cari lettori,
ho due recensioni da recuperare (una su Camilleri e una su Cavina), ma oggi voglio parlarvi del libro che ho finito di leggere ieri notte:
La cattedrale del mare di Ildefonso Falcones. Si tratta di un romanzo storico ambientato in Spagna nel Trecento. Racconta la vita prima di Bernat, servo della gleba che fugge dalle terre a cui è legato per conquistare per se stesso e per suo figlio la libertà, e poi di Arnau, figlio di Bernat, che affronta numerose traversie, scoprendo che la libertà purtroppo è un diritto molto difficile da esercitare.
La città che fa da sfondo è Barcellona, in modo particolare lo scenario è la chiesa del Mar, dedicata alla Madonna del Mare, che Arnau vede in costruzione fin da bambino. Poi da adolescente e durante la giovinezza contribuisce a costruirla con le sue stesse braccia divenendo uno dei bastaixos e trasportando pesanti macigni sulla schiena insieme ai suoi compagni. Infine, ormai diventato un ricco banchiere, non smetterà mai di finanziare la chiesa in cui risiede la Madonna del Mar, che per anni gli ha fatto da madre, sorridendogli dalla sua nicchia. Tutto ciò fra guerre, amori contrastati e passioni incontrollabili, carestie e pestilenze, odio semita e Inquisizione.
Un romanzo che è scritto in modo fluido, avvincente, sicuramente coinvolgente. La suspance non manca, tanto che spesso ci si ritrova a divorare un capitolo dopo l'altro sperando di sbrogliare la matassa. Non mancano neanche le parti prettamente storiche e descrittive, sicché l'equilibrio fra le varie componenti è sempre mantenuto costante.
Alcuni difetti li ho trovati: un po' troppo lungo, in alcuni momenti sembra che la storia venga forzata, protratta eccessivamente rispetto al materiale narrativo. I personaggi sono molto gretti, eccetto Arnau. A volte infastidiscono i numerosi stupri, che ho trovato ridondanti. Anche alcune descrizioni storiche potevano essere più sintetiche.
Ho letto che è stato paragonato a I pilastri della terra di Ken Follett. Per me non c'è paragone: molto più bello quest'ultimo. Sia per i personaggi più approfonditi e più affascinanti, sia per la storia più avvincente.

lunedì 23 maggio 2016

Le sette sorelle -Recensione

Cari lettori, nell'ultimo post vi ho parlato della mia lettura in corso: Le sette sorelle di Lucinda Riley. Oggi l'ho terminato e il mio giudizio non è omogeneo. Il libro nel complesso mi è piaciuto, la trama è appassionante, soprattutto le parti che si tuffano nel passato di Izabela, la bisnonna di Maia, una delle sette sorelle alla ricerca del proprio passato.
Anche Maia è un bel personaggio, con un passato di ombre che non verranno svelate sino alla fine. La scrittura è così scorrevole e accattivante che si arriva alla fine in un batter d'occhio, nonostante il libro abbia più di trecento pagine, forse quattrocento. Però c'è qualcosa che stride. E forse è proprio l'ambiente di origine delle sette sorelle, una villa principesca nei pressi di Ginevra. E anche il personaggio di Pà Salt. Se pure è normale che un padre possa avere dei segreti nei confronti delle figlie, come è possibile che resti una figura del tutto misteriosa? Ad Atlantis, la reggia dove le ragazze crescono, piovono soldi come se non ci fosse un domani e nessuna si chiede davvero che lavoro faccia il padre? Solo qualche debole accenno alla curiosità filiale. Maia, ancora bambina, domanda a suo padre che lavoro faccia e lui le risponde di essere un mago. E tutto finisce lì.
Forse è questo che rende, nel complesso, il romanzo poco convincente. Molto simile a una fiaba. Bello, per carità, ma sospeso in una realtà fittizia.
Interessante il finale, lasciato sospeso, che arriva assolutamente inaspettato.

lunedì 9 maggio 2016

La via del male di Robert Galbraith: tra un mese in libreria.

Cari lettori,
se anche voi, come me, amate Robert Galbraith (pseudonimo di JK Rowling), sarete felici di sapere che fra un mese esatto uscirà il suo nuovo romanzo.
Si intitola La via del male, è edito da Salani come i precedenti due romanzi ed è la terza indagine del detective Cormoran Strike.
Non vedo l'ora che arrivi il 9 giugno! Ho letto di filato i precedenti romanzi di Galbraith e non vedevo l'ora che ne uscisse uno nuovo. D'altra parte, chi ha letto Il baco da seta e Il richiamo del cuculo sa che l'inconfondibile stile della Rowling è tutto lì, in quelle righe.
Volete leggere la trama?

Quando un misterioso pacco viene consegnato a Robin Ellacott, la ragazza rimane inorridita nello scoprire che contiene la gamba amputata di una donna. L'investigatore privato Cormoran Strike, il suo capo, è meno sorpreso, ma non per questo meno preoccupato. Solo quattro persone che fanno parte del suo passato potrebbero esserne responsabili - e Strike sa che ciascuno di loro sarebbe capace di questa e altre indicibili brutalità. La polizia concentra le indagini su un sospettato, ma Strike è sempre più convinto che lui sia innocente: non rimane che prendere in mano il caso insieme a Robin e immergersi nei mondi oscuri e contorti degli altri tre indiziati. Ma nuovi, disumani delitti stanno per essere compiuti, e non rimane molto tempo... La via del male è il terzo libro della serie che ha per protagonisti Cormoran Strike e la giovane e determinata Robin Ellacott.

giovedì 5 maggio 2016

Nuova lettura: Le sette sorelle

Cari lettori,
da pochi giorni ho iniziato una nuova lettura: Le sette sorelle, di Lucinda Riley. Pubblicato in Italia da Giunti, si tratta di un libro che ha avuto parecchio successo. Ne avevo già sentito parlare, una libraia mi aveva detto alcuni mesi fa che i romanzi di Lucinda Riley vendono tantissimo e io già allora mi ero incuriosita. Poi, però, avevo acquistato altro.
Alcuni mesi fa, mia cugina me l'ha donato, insieme ad altri libri di cui voleva sbarazzarsi. Io faccio incetta ovviamente! Eheh!
Ed ora, a quanto pare, è arrivato il momento di leggerlo! Ho letto una settantina di pagine e per ora la storia si accorda perfettamente con la copertina: sognante, un po' surreale e magico, gradevole. È una storia un po' inverosimile, la narrazione è a tratti leggermente prolissa, ma i personaggi mi piacciono e c'è qualcosa che mi spinge ad andare avanti. Riesce in un modo o nell'altro ad incuriosirmi e a svagarmi.
Ci rivediamo, anzi, ci rileggiamo quando l'avrò terminato.
Buone letture a tutti!

giovedì 21 aprile 2016

Il gatto che aggiustava i cuori- Recensione

Cari lettori,
ho terminato ieri Il gatto che aggiustava i cuori di Rachel Wells.
È la storia, raccontata in prima persona, di Alfie, un gatto d'appartamento che, alla morte della sua anziana padrona, si dà alla fuga per evitare che gli eredi lo sbattano in gattile. Vagabonda a lungo, patendo fame e freddo. La nostalgia di casa è fortissima, ma Alfie non ha più una casa in cui essere amato.
Poi, finalmente, giunge in Edgar Road, una strada in cui tante villette stanno per essere abitate da nuove persone. Alfie capisce che quello sarà il suo posto. Ma stavolta non si accontenterà di una sola casa, di una sola famiglia. Non rischierà di nuovo di vedere crollare in un attimo tutt'e le sue certezze. Diventerà un gatto dei portoni, con ben quattro famiglie: Claire, Jonathan, Polly, il marito e il piccolo appena nato, Franceska con i suoi due figli e il marito.
Proprio qui Alfie si renderà conto che tutti loro hanno in qualche modo bisogno del suo aiuto. E non si tirerà indietro.
Un libro rilassante e allo stesso tempo commovente, una scrittura vivace e scorrevole. Un protagonista che non si può non amare.
È bello sentir parlare il gatto e guardare in nostro mondo dal suo punto di vista. Alfie non manca di farci fare qualche risata, ma nel finale c'è anche un po' di suspance. La sua missione di prendersi cura delle persone è molto impegnativa e, a quanto pare, può essere molto rischiosa.
Consigliato a tutti gli amanti degli animali e delle storie dolci e originali.

venerdì 18 marzo 2016

Recensione- Mistero a Villa del Lieto Tramonto

Cari lettori,
ho terminato la lettura di Mistero a Villa del Lieto Tramonto.
La trama, quella di due anziane signore che indagano -alla Miss Marple- su un mistero che aleggia a Villa del Lieto Tramonto (la residenza per anziani dove alloggiano), sembrava molto invitante. Io sono una lettrice estimatrice di Agatha Christie e adoro i gialli. Questo prometteva bene.
Eppure, stavolta sono stata davvero tentata di abbandonare il libro a meno della metà.
Mi dispiace doverlo dire, ma l'ho trovato molto noioso. Lo stile è piatto, anche se i personaggi sono simpatici. Manca totalmente la suspance tipica dei romanzi gialli, quasi quasi non ti viene neppure voglia di capire qualcosa di tutti i misteri che si assommano lungo il percorso.
Verso metà del libro, quando scoppia un misterioso incendio nel reparto di isolamento, l'andatura del romanzo sembra riprendersi. Invece no. Torna ad appiattirsi poco dopo.
Possiamo dire che è quasi rilassante. Che non è esattamente la caratteristica privilegiata di un giallo. 

domenica 6 marzo 2016

Recensione-È tutta vita

Cari lettori,
da un po' di settimane ho terminato la lettura dell'ultimo romanzo di Fabio Volo, È tutta vita.
Sì, è vero, come avevo già letto e sentito, che è il libro più maturo di Volo. Tuttavia non mi è piaciuto. Per prima cosa i personaggi: sono sempre i soliti. I personaggi maschili sono quarantenni con la sindrome di Peter Pan, che si innamorano ma che hanno un'inquietudine interna perenne che li spinge a pensare che ci potrebbe essere qualcosa di meglio appena dietro l'angolo. I personaggi femminili sono più giovani di quelli maschili, sono donne più decise, in genere più mature, ma che ci appaiono speciali solo quando appaiono tali al protagonista.
La trama è carina, si fa seguire. È anche realistica, ci mostra come la nascita di un figlio sia una un'enorme esplosione all'interno della coppia. Un'esplosione che può mandare tutto in pezzi.
Non solo gioie, ma anche notti insonni, stress, vomiti e cacca...ma che noia.
Ah sì, naturalmente c'è il lieto fine.
Boh, forse dopo tanti libri che sembrano scritti in serie, sarebbe bello che Fabio Volo riuscisse a stupire. Magari guardando a personaggi un po' diversi dai quaranta-cinquantenni che hanno paura di crescere.

sabato 20 febbraio 2016

Addio a Umberto Eco

Cari lettori, voglio ricordare Umberto Eco con questi suoi ironici consigli agli scrittori.


1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero
eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.

sabato 13 febbraio 2016

Alice nel Paese delle Meraviglie

Cari lettori,
due giorni fa ho finito di leggere Alice nel Paese delle Meraviglie, di Carrol. L'ho acquistato in versione eBook, una versione bellissima con splendide illustrazioni.
Il libro è carino, molto simile al film Disney (per chi di voi fosse un affezionato disneyano).
Va letto con una certa attenzione perché è molto più di una semplice avventura fantastica. Ci sono, infatti, una serie di significati nascosti dietro ogni personaggio e dietro ogni trovata nonsense dell'eclettico autore.
Ho trovato un po' noiosa la parte finale, molto più divertente la prima.
I personaggi che ho amato di più sono lo Stegatto e il Brucaliffo.

«Mi diresti, per cortesia, quale strada devo prendere per andarmene da qui?» 5 «Tutto dipende da dove vuoi arrivare», rispose il Gatto. «Il dove non ha grande importanza...», disse Alice. «E allora non ha grande importanza neanche la strada da prendere», commentò il Gatto.

venerdì 12 febbraio 2016

Harry Potter and the Cursed Child

Pensavate di aver letto ormai tutto quello che c'era da leggere sulla saga di Harry Potter? Sbagliato.
Vi manca l'ultimo libro della saga. No, non Harry Potter e i doni della morte. Si intitola Harry Potter e il bambino maledetto, e uscirà nelle librerie (inglesi) il 31 luglio 2016. In realtà, questo è il titolo di una sceneggiatura teatrale di Jack Thorne, che ambienta la vicenda 19 anni dopo i doni della morte e racconta la vita di Albus Severus Potter, l'ultimo figlio di Harry e Ginny.
Anche l'ottavo capitolo della serie sembra incentrato su questo personaggio, ma c'è una grande novità, che non manca di lasciarmi perplessa: Harry Potter and the Crused Child è scritto a quattro mani, dalla Rowling e da John Tiffany, direttore dello spettacolo teatrale.
Voi cosa ne pensate? Siete impazienti di leggere il seguito di una delle saghe più amate degli ultimi tempi?
A dire il vero, io non lo so. Certo, come tutti gli harrypotteriani, mi manca la magia di quei libri. tuttavia, questa mi sembra piuttosto una trovata pubblicitaria, un business. Ho paura che sia un deludente ibrido, un tentativo di proseguire una storia che aveva già un bellissimo finale con il settimo volume. Spero di essere smentita.
 

martedì 9 febbraio 2016

Il piacere della lettura

Cari lettori, oggi voglio condividere con voi alcune delle mie preferenze che riguardano il momento della lettura.
Per prima cosa il luogo: io amo molto leggere a letto, anche se so che molti leggono a letto soltanto d'estate, perché d'inverno le mani si sfreddano. In effetti a volte capita, ma se il libro è bello, non me ne rendo neanche conto. Oppure, se uso il Kindle, mi infilo totalmente sotto le coperte e risolvo il problema!
Ma c'è un altro posto dove mi piace tantissimo leggere: di fronte al caminetto. Proprio come in questa scena de La bella e la Bestia. Sono una disneyana (è inevitabile, sono degli anni '90!) e penso che il personaggio di Belle rappresenti un ottimo esempio di booklover. In questa scena sta contagiando il suo amore per la lettura anche alla Bestia. La lettura, infatti, è anche condivisione. È bellissimo leggere in contemporanea lo stesso libro e scambiarsi le opinioni. È un po' come guardare un film insieme. Ma anche leggere insieme due libri diversi, ciascuno il proprio, è molto rilassante. A me capita di farlo con mia sorella.
Le vostre abitudini letturali quali sono?

domenica 7 febbraio 2016

Piccoli Brividi

Cari lettori,
da poco ho visto che sta per uscire al cinema (o forse è già uscito) un film ispirato alla famosissima serie Piccoli Brividi di R. L. Stine.
Mi sono tornate in mente le estati passate a leggere questi libri per ragazzi, senza riuscire a staccare gli occhi dalle pagine con quel profilo verde così accattivante. Ne ho letti tantissimi e ancora li conservo tutti.
Era una vera e propria droga per me. E adoravo il fatto che il finale fosse sempre aperto, che non ci fosse mai il lieto fine.
Avevo contagiato anche mia madre nella lettura di questi piccoli horror.
E voi che esperienza avete con i Piccoli Brividi? Li avete mai letti?
Vi mostro parte della mia collezione. Li custodisco con estrema cura.

Una parte della mia collezione

mercoledì 3 febbraio 2016

Letture di febbraio

Cari lettori,
è da poco iniziato febbraio e io, come mi capita spesso, ho stilato una lista con dei titoli che ho in programma di leggere a breve.
Ad aprire la lista è è tutta la vita, ovvero l'ultimo romanzo di Fabio Volo. Ce l'ho già a casa, poiché mi è stato regalato e sarà la mia prossima lettura. Qualcuno di voi l'ha letto? Vi è piaciuto? Sono molto curiosa, anche se poi gira gira i libri di Fabio Volo si assomigliano un po' tutti. Ma sono sempre letture piacevoli e rilassanti, siete d'accordo?
Il secondo titolo è nuovo nuovo: Mistero a Villa del Lieto Tramonto, un romanzo che contiene (fin dal titolo) un mistero sul quale indagano delle anziane signore molto sprint che soggiornano in una casa di riposo. Io amo molto i gialli e questo mi ricorda un po' quelli di Agatha Christie che hanno per protagonista Miss Marple.
Il terzo e ultimo titolo è in realtà in lista da un bel po' di tempo, ma ancora non ho avuto occasione di leggerlo: Tempi glaciali, di Fred Vargas. A quanto pare ha riscosso un certo successo e io lo trovo intrigante fin dalla copertina!
Che ve ne pare di questa piccola lista per febbraio? 

sabato 23 gennaio 2016

A COLPO D'OCCHIO- L'amico immaginario

"Mi chiamo Budo.Esisto da cinque anni.
Cinque anni è una vita lunghissima per uno come me.
È stato Max a darmi questo nome.
Max è l’unico essere umano che riesce a vedermi.
I genitori di Max mi chiamano l’amico immaginario.
Non sono immaginario."

Inizia così il libro di Matthew Dicks, L'amico immaginario.
È Budo il narratore di questa storia. Budo è l'amico immaginario di Max, un bambino autistico che vive con i suoi genitori e frequenta una scuola per bambini normali.
Non è facile la vita per Max. Il papà e la mamma si vogliono bene, ma spesso litigano, forse a causa sua, forse perché entrambi vorrebbero il meglio per lui, ma hanno idee diverse di cosa sia questo "meglio". A scuola c'è Tommy, un bambino molto antipatico che si diverte a tirare a Max dei brutti scherzi. Per fortuna c'è Budo a dargli manforte.
L'atmosfera del libro è singolare. È appassionante vedere il mondo con gli occhi di un amico immaginario che non dorme mai e che sa un sacco di cose. E che, soprattutto, sa tutto di cosa vuole Max. Fino a che, un giorno, Max inizia a tenere un segreto anche a Budo. Si incontra di nascosto con una maestra e vieta a Budo di seguirli e di ascoltare ciò che si dicono. Budo è rattristato da questo cambiamento, ma anche preoccupato. E ha ragione: un giorno, improvvisamente, Max scompare. Budo sa che è stata la maestra a rapire Max. Ma come può aiutarlo? Nessuno lo vede, oltre Max. Nessuno può sentirlo. Ma un amico immaginario non si arrende.

Matthew Dicks scrive un romanzo delicato e coinvolgente, che tiene il lettore con il fiato sospeso fino all'ultima pagina. Il finale quasi commuove, perché Budo non è solo l'amico immaginario di Max. È l'amico immaginario di tutti noi.

sabato 9 gennaio 2016

Hunger games- la saga

Cari lettori,
in questo periodo natalizio mi sono dedicata inaspettatamente ad una saga che ancora non avevo preso in considerazione: Hunger games. Sicuramente molti di voi l'hanno già letta, ma io fino ad oggi l'avevo proprio evitata. Infatti, fantascienza e fantasy non sono generi con cui vado molto d'accordo.
È capitato, però, che abbiano prestato questa trilogia a mia sorella. Avendo questi libri in giro per casa, ad un certo punto non ho resistito. E ho iniziato la lettura del primo volume di Suzanne Collins.
La storia è ambientata in un mondo di fantasia, dove una iper tecnologica Capitol City regna su 12 distretti ridotti pressoché in miseria. Ogni anno, ciascun distretto cede due giovani (i tributi) a Capitol City, che organizza appunto gli Hunger Games, crudeli giochi simili ai nostri reality show, dove un solo tributo sarà il vincitore. Colui che, uccidendo e scampando alla morte, riuscirà a rimanere l'ultimo concorrente in vita.
Un po' come Minosse e il Minotauro, un po' come il Grande Fratello, un po' come Il signore delle mosche di Golding. Un mix di suggestioni che risulta vincente.
Vediamo la storia attraverso gli occhi di Katniss, una ragazza del distretto 12 che, dalla morte di suo padre nelle miniere, ha preso su di sé il peso della famiglia. Per sfamare sua madre e sua sorella Prim, Katniss va a caccia di frodo nei boschi insieme a Gale, il suo migliore amico.
Quando arriva il giorno della Mietitura, evento che vedrà l'estrazione dei due nuovi tributi per ogni distretto, Prim partecipa all'estrazione per la prima volta, perché ormai ha l'età per essere scelta come concorrente per gli Hunger Games. E la sorte vuole che sia proprio il suo nome ad essere estratto dall'urna. Ma Katniss si offre volontaria al suo posto e così sarà lei, insieme a Peeta, il ragazzo del pane, il ragazzo che la ama segretamente da anni, a partire alla volta di Capitol City.
L'intero primo volume della saga segue passo passo i preparativi dei due tributi, la costruzione televisiva dei loro personaggi, l'assurdo business che si sviluppa attorno ad un crudele e sadico passatempo, le interviste durante le quali Peeta dichiara pubblicamente di amare Katniss dall'età di cinque anni, cogliendo alla sprovvista tutti, Katniss per prima.
Così, gli innamorati sventurati del distretto 12, come vengono da quel momento chiamati Peeta e Katniss, vengono buttati nell'arena insieme a tutti gli altri tributi. E gli spettatori di Capitol City non possono fare a meno di chiedersi come evolverà questa nuova edizione degli Hunger Games.

Ora, non andrò avanti nella descrizione della storia, per non togliere il gusto della lettura a chi ancora non conosce questa saga. Però vi dirò che ho letteralmente divorato il primo volume, pagina dopo pagina, anche io con gli occhi puntati sugli innamorati sventurati, chiedendomi chi avrebbe resistito più a lungo nell'arena. Chiedendomi chi sarebbe stato il vincitore. La suspance cresce fino al gran finale.
Proprio oggi ho terminato l'ultimo volume della trilogia, con quel vuoto enorme che solo i libri davvero avvincenti lasciano dietro di sé. Era dai tempi di Harry Potter che non amavo tanto dei personaggi, che non mi sentivo letteralmente dentro le pagine di un libro, che non ne sentivo la nostalgia una volta letta l'ultima frase dell'ultimo capitolo.
Senza ombra di dubbio, il personaggio che ho amato maggiormente è Perta. La Collins, con poche pennellate, descrive un personaggio capace di far innamorare. Un personaggio che è in assoluto il migliore di tutti, per il suo coraggio, per la sua tenacia e soprattutto per la purezza del suo animo.