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lunedì 29 ottobre 2012

Il tempo di un attimo

Non era facile starsene lì a guardare senza fare nulla. Non è mai facile non poter agire. Forse è la cosa più difficile del mondo. Perché, quando puoi fare qualcosa, magari sbagli, è vero, ma almeno ci hai provato. Ed è questo che ti puoi raccontare: che ci hai provato. Quando, invece, non puoi fare nulla, allora sì che le cose si complicano. E rimani a marcire con te stesso. Puoi solo aspettare. Niente azione. Solo attesa. E l'attesa uccide chiunque.
Era difficile starsene lì a guardare senza fare nulla. Era difficile non poter agire. Aspettare un cambiamento ma non poterlo provocare. Eppure qualcosa si può sempre fare. Era questo che suo padre gli aveva sempre ripetuto, fino alla morte. Suo padre, però, non era un bell'esempio. Suo padre era morto suicida. Bèh, non si poteva certo dire di lui che fosse rimasto fermo a guardare senza fare nulla. Lui una cosa l'aveva fatta eccome. Aveva deciso di porre fine alla sua vita. E aveva deciso lui il come e il quando. Aveva agito, dunque. In accordo con la sua idea che "qualcosa si può sempre fare", anche decidere di non fare mai più nulla. Anche decidere di togliersi per sempre la possibilità di fare tutto.
Era impossibile stare lì a guardare senza fare nulla. Era impossibile non poter agire.
Marco decise allora che avrebbe agito. Avrebbe provocato lui un cambiamento.
Angela era a pochi metri da lui, si sbaciucchiava con la sua nuova fiamma, Matteo. Entrambi erano ignari della presenza di Marco lì al parco, dietro i cespugli, a pochi metri dalla loro panchina.
Marco saltò fuori con un balzo rapidissimo. Bastarono pochi colpi decisi alla testa di lui e poi di lei, il cui ultimo sguardo mostrava solo orrore puro. Marco lasciò cadere l'asta di ferro arrugginito che aveva raccolto dietro il cespuglio, ora macchiata del sangue dei due ragazzi. Scappò via.
Suo padre, in fondo, aveva ragione: qualcosa si può sempre fare.