Si è verificato un errore nel gadget

lunedì 13 maggio 2013

Teatro di vita

Seduto sulla poltrona del suo studio, guardava una foto. Stamattina un venditore ambulante al semaforo gli aveva regalato un braccialetto di stoffa colorata. Un braccialetto di quelli che si vendono nelle spiagge. Una volta ne aveva portato per qualche mese uno al polso. Lui l'aveva preso dalle mani scure del venditore ambulante e gli aveva detto: "Mi dai dei fazzoletti?" e aveva comprato per un euro un pacchetto di salviette.
Certe volte si sentiva come dentro ad una parte. Una parte, cioè un ruolo che interpretava da sempre anche con se stesso. Come dire... lui non era davvero lui. Era calato in un ruolo che aveva deciso di interpretare da quando era stato in grado di decidere per sé. E aveva tenuto la stessa maschera per metà della sua vita. L'aveva tenuta sempre, anche quando si guardava allo specchio, da solo. Aveva quella maschera quando beveva una birra con gli amici. Aveva quella maschera quando parlava con i clienti, quando andava al cinema, quando faceva l'amore con una donna, quando portava a passeggio il cane. E adesso iniziava a pesare. C'era da chiedersi com'è che se ne fosse accorto di essere un attore nel teatro della sua esistenza.
Forse l'aveva capito quando aveva ricevuto la partecipazione di nozze di una sua amica. La conosceva da tantissimo tempo. Quando aveva quindici anni erano stati innamorati. Lei aveva qualche anno in meno e lui pensava che quell'amore sarebbe durato per sempre. Succede spesso nell'adolescenza. Poi si cresce. Ed ora lei lo invitava al suo matrimonio. Sarebbe stata una bella cerimonia, in Calabria. Sul mare.
Seduto sulla poltrona del suo studio, guardava una foto. E pensava alla sua vita trascorsa fra una storia d'amore e un'altra. Donne che si susseguivano col ritmo di tre anni per ciascuna. Prima un grande fuoco, poi solo cenere. E una grande sensazione di vuoto. Per molto tempo aveva creduto di non aver ancora trovato la persona giusta. Ma ora iniziava a dubitare di se stesso. Si era raccontato tante di quelle bugie che ora era stanco pure di cercare di inventarne di nuove. Doveva imparare ad accettare quella sua volubilità. Oppure doveva decidere di cambiare. Di rompere la maschera, di abbassare il sipario. E di iniziare a vivere.

Nessun commento:

Posta un commento

Commentate, commentate, commentate!