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venerdì 24 maggio 2013

Spleen

Con il termine spleen, in letteratura ci si riferisce al senso di disagio e frustrazione che proviene dai limiti che l'uomo vive nei confronti della propria vita. Un'angoscia esistenziale che ritroviamo spesso in Baudelaire.
Eppure, questo topos letterario spesso scappa dai versi poetici e si insinua nella realtà.
Sempre più spesso mi accorgo di come lo spleen e la tristezza siano in ognuno di noi. Questo disturbo, purtroppo molto frequente, si caratterizza per la sensazione di un dolore che da emotivo diventa quasi fisico. Il più delle volte, questa sensazione si accompagna a insonnia  e tendenza ad autosvalutarsi. Chi soffre quindi di spleen è convinto di non riuscire più a realizzare qualcosa di buono, prova ansia quasi quotidiana e soprattutto vive un forte senso di colpa. Spesso si sente responsabile di diverse situazioni, del dolore altrui, dell'infelicità dei propri cari.
Non sono un medico, quindi non ho scritto queste poche righe per suggerire a chi dovesse leggerle cosa si può fare in questi casi. Tuttavia mi piacerebbe che queste parole fossero un invito a riflettere sulla propria vita. Non siamo nati per soffrire. E, a meno che voi non siate poeti decadenti, non vi conviene distruggervi la vita (e distruggerla a chi vi sta accanto) perché avete in voi questa malinconia. Abbiamo il diritto di essere felici.

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