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lunedì 17 febbraio 2014

Un'attesa lunga lunga

Non li conto più i giorni trascorsi senza te. Sono tanti. Soprattutto sono lunghi. Ti aspetto ancora, ma ogni notte, quando al calar del sole non sei qui a reclamare la cena, la mia speranza di avere ancora il tuo amore si assottiglia ancora un po' di più.
Era una mattina di settembre di dodici anni fa. Una mattina calda, ancora estiva, come è sempre settembre qui in Sardegna. Tu sei arrivata dal nulla nel mio giardino. Me lo ricordo, sai, il tuo musetto bianco e spaurito, ma già carico di dolcezza. Qualcuno ti aveva abbandonata, e sul collo il pelo scompigliato rivelava ancora la presenza di un collare. Forse questo qualcuno, accortosi che eri una femminuccia, ha voluto liberarsi di te. Bene, io oggi voglio dirgli grazie. Grazie, perché mi ha donato la creatura migliore che potessi immaginare di avere accanto.
Una gattina piccola, completamente bianca, con un temperamento a volte un po' troppo forte e grandi doti da cacciatrice. Ti ricordi, Neera, quanti topolini hanno temuto di trovarsi fra le tue grinfie? Mi ricordo la dolcezza dei tuoi gesti, il tuo bisogno di non sentirti mai sola. Mi ricordo la tua forza nei momenti difficili del parto, quando la vita ti ha riservato la sofferenza di perdere alcuni dei tuoi figli. Soprattutto mi ricordo la forza che, in tutti questi anni, sei riuscita a trasmettere a me. Quando tutto girava storto, e solo la tua presenza riusciva a strapparmi un sorriso. Ricordo anche i graffi: ahi, che male. Adesso, però, anche quelli mi fanno sorridere. Perché è proprio questo che amo di te: il carattere forte, tutto pepe, e contemporaneamente estremamente dolce. In questo ci somigliamo, piccola mia. Ti aspetto, mia piccola Ciccicocchi senza orecchie. Fatti trovare, abbiamo ancora un sacco di cose da fare insieme. Le giornate piangono il vuoto che lascia la tua assenza.

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