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martedì 12 maggio 2015

A COLPO D'OCCHIO- Scrittura cuneiforme

Cari lettori,
come promesso in uno dei post precedenti, oggi vi parlo di un autore che ho scoperto da poco. Si tratta di Kader Abdolah, di cui ho letto fino ad ora due titoli:
Scrittura cuneiforme e La casa della moschea.
Partiamo dal primo.
Scrittura cuneiforme ci racconta la storia di Ismail, un giovane iraniano esule in Olanda, che un giorno si ritrova fra le mani il diario del padre, Aga Akbar, un uomo sordomuto che aveva passato tutta la vita a riparare magistralmente tappeti persiani. Ismail, che per tanto tempo si era ritrovato a fare da interprete al padre, in un mondo che non riusciva a comunicare con lui, l'aveva poi abbandonato per seguire il proprio destino. Ed ora, di fronte a queste pagine, scritte in una scrittura (quella cuneiforme) incomprensibile per Ismail, il giovane si ritrova a voler raccontare la storia di suo padre, traducendo quel diario, mostrando al mondo e a se stesso le piccole storie di piccoli luoghi dell'Iran, che si intrecciano, come i fili di un tappeto, a formare l'immenso disegno della grande Storia, quella della Persia che cambia.
Abdolah racconta con un linguaggio scorrevole e un tono da cantastorie l'evoluzione di un paese ricco di fascino come la Persia, che ha attraversato numerose fasi storiche (dallo scià alla dittatura e alla caduta della stessa) e ha saputo conservare, pur nel cambiamento, una propria identità. Il tutto attraverso le vicende di una famiglia, quella di Aga Akbar e Ismail, che oltre ad essere inserita nei grandi cambiamenti del paese, vive enormi, forse anche maggiori, cambiamenti nell'ambito familiare. I difficili rapporti tra padre e figlio, aggravati dal fatto che il padre è sordomuto e vede nel figlio la sua possibilità di mantenere un contatto con il mondo che lo circonda. I rapporti tra marito e moglie, quando entrambi hanno caratteri difficili e la salute non sempre li assiste. Il coraggio di una figlia che sceglie di lottare per la liberà del proprio paese, mettendo a repentaglio la propria.
Il tutto a dimostrare che, ancora una volta, sono i sentimenti a muovere il mondo.
Questo libro, che ho apprezzato tantissimo anche per l'atmosfera orientaleggiante che trasuda da ogni pagina, ci ricorda soprattutto che per comunicare tra noi non serve parlare la stessa lingua. Sono le azioni, quelle fatte col cuore, che davvero cambiano la storia.
 
Prossimo post dedicato a La casa della moschea.
 
 

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