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sabato 1 marzo 2014

Fabio Volo: "Sono un ragazzo di provincia, non un provinciale"

Fabio Volo arriva puntuale nell'Aula Magna del Corpo Aggiunto dell'Università di Cagliari. Viene accolto da un applauso spontaneo, mentre si guarda attorno nella sala dove non c'è neppure un posto vuoto.
Ospite della rassegna Scrittori a piede Lìberos, Volo presenta il suo ultimo successo (La strada verso casa, Mondadori) con disinvoltura e simpatia, senza sottrarsi alle domande, interagendo col pubblico con ironia e naturalezza.
Racconta del suo ultimo libro, la storia di due fratelli cresciuti negli anni Ottanta -e sbaglia il nome di uno dei due protagonisti, ma non si scompone quando il pubblico glielo fa notare!-, diversi eppure legati da un filo invisibile. Racconta di come la malattia possa diventare un'opportunità, un'opportunità per rivedere la propria scala di valori, per imparare a dare il giusto peso alle cose. Racconta di come sia assurdo non avere il coraggio di scegliere, vivere sempre in folle, senza mai inserire una marcia, nella convinzione che il momento giusto e perfetto sia sempre quello che deve ancora venire.
Poi è il momento delle domande. Fabio Volo cita filosofi, geni dell'arte, grandi scrittori (i miei colleghi, li chiama ironicamente). Parla della sua famiglia, delle sue origini semplici, di come è nata la sua voglia di scrivere: "Dopo un po' di tempo che leggi, ti viene la voglia di scrivere. Chi ha buon gusto, in genere, poi si ferma. Io, invece, ho continuato..." ride. Ridono tutti. Qualcuno gli fa notare che i suoi libri sono molto amati ma anche molto odiati e gli chiede come vive questo fatto. Volo non si pone il problema: chi per affermare se stesso ha bisogno di definirsi attraverso i libri che legge e quelli che disprezza, o i film che guarda e quelli che invece non guarderebbe mai è semplicemente uno che ancora non sa chi è. Uno che ha bisogno di disprezzare il lavoro altrui solo perché non possiede nulla di personale che sia in grado di definirlo. "Io sono un ragazzo di provincia, ma non sono un provinciale" dice poi, intendendo con questo dire che non si ritiene una persona chiusa in relazione alla cultura: non trova degradante, per esempio, guardare un film sciocco perché ha voglia di farsi una risata. Così come non si sente sminuito a leggere un libro che sia solo di svago. In polemica con gli pseudo-intellettuali che criticano i suoi libri.
Quindi è lui a fare una domanda al pubblico: "Cosa devo assaggiare assolutamente prima di andare via dalla Sardegna?".
Poi è il momento degli autografi e delle foto. La fila è lunghissima, ma Fabio promette di non andare via finché non avrà accontentato tutti.

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