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domenica 25 gennaio 2015

Oriana. Una donna. Quattro chiacchiere con Cristina De Stefano

Cari lettori,
ho avuto un'occasione bellissima. Qualche mese fa ho letto con curiosità il libro Oriana. Una donna di Cristina De Stefano. Si tratta di una biografia su Oriana Fallaci, non solo come grande giornalista, ma anche -e soprattutto- come donna. Un libro documentato fino all'ultima virgola, che comprende anche bellissime foto storiche e che porta il lettore all'interno della travagliata vita di una donna che voleva vivere come un uomo e rivendicava il diritto ad essere considerata alla pari dei suoi colleghi uomini. Eppure, nonostante questa grinta indescrivibile, Cristina De Stefano riesce a tratteggiare anche il lato più umano e più fragile di questa donna che è ormai una leggenda. Piena di contrasti, di amore e di rabbia allo stesso tempo.
Vi dicevo, ho avuto un'occasione bellissima: quella di rivolgere a Cristina De Stefano cinque domande. Sul suo libro. Ma non solo.
Curiosi? Continuate a leggere.
 
Domanda) Come nasce l'idea di scrivere una biografia di Oriana Fallaci? La stessa Fallaci non aveva mai autorizzato alcuna biografia...
Risposta) Sappiamo che Oriana non ha mai autorizzato biografie o libri o film su di sé mentre era in vita. Era convinta di essere la sola in grado di parlare di se stessa. Ma ora che non c'è più è giusto che il personaggio sia raccontato dall'esterno, come avviene per tutti i grandi personaggi. E' stato il nipote Edoardo Perazzi, che lei ha nominato erede universale, a contattarmi perché desiderava che venisse scritta una vera biografia di sua zia. Edoardo Perazzi aveva letto il mio libro precedente, Americane avventurose (Adelphi), dedicato a venti grandi donne d'oltreoceano, e desiderava che così si scrivesse la vita di Oriana: con rigore ma anche con afflato narrativo. La vita di Oriana Fallaci è un grande romanzo. Ho esitato a lungo prima di accettare, perché il personaggio mi spaventava, ma non ho potuto dire di no perché era una occasione storica. Per la prima volta un biografo poteva avere accesso alle carte private di Oriana, nessuno lo aveva mai fatto prima.
 
D) Raiuno dedicherà a Oriana Fallaci una miniserie interpretata da Vittoria Puccini: cosa pensa di questo progetto?
R) Non ho seguito il progetto, che si è sviluppato in modo parallelo alle ricerche della mia biografia e quindi non è basato sul mio libro. Sono curiosa, come tutti gli spettatori, e sono felice perché penso che sia l'inizio di una vera riscoperta del personaggio, che continuerà per anni. Anche se vivo all'estero farò in modo di vedere lo sceneggiato, ovviamente.
 
D) Dal suo libro emerge il ritratto di una donna estremamente complessa, forte e fragile allo stesso tempo. Prima di iniziare le sue ricerche, si aspettava una personalità così fortemente sfaccettata?
R) Assolutamente no. Da lettrice avevo l'immagine stereotipata che probabilmente tutti abbiamo di lei: una donna aggressiva, difficile, battagliera, sempre a caccia di guai. E' stata una vera sorpresa scoprire l'altro lato di Oriana, quello privato, dolce, allegro, a volte ingenuo, patologicamente incapace di accettare di essere ferita. Sapere che una donna che ha avuto una vita privata così complicata, spesso infelice, eppure ha realizzato tutto quello che ha realizzato Oriana, bè, me la fa ammirare ancora di più.
 
D) Per Oriana non c'è mai stata una grande differenza fra il giornalismo e la scrittura: lei si approcciava alla professione di giornalista in veste di scrittrice. I suoi pezzi erano storie più che articoli. Anche lei è sia giornalista che scrittrice: quanto sono lontani (o vicini) questi due mondi?
R) Oriana ha sempre detto che era una scrittrice prestata al giornalismo, e che così scriveva i suoi articoli, che infatti sono diversi da tutti gli altri. Personalmente io lavoro allo stesso modo quando scrivo un articolo o un libro, perché parto sempre dalla realtà, visto che non scrivo narrativa, ma biografie (Belinda e il Mostro, Adelphi; Americane avventurose, Adelphi). In teoria uno scrittore ha più libertà, perché può inventare. Ma io credo che anche un giornalista abbia una grande libertà, lo sguardo che porta al reale è già la sua libera scelta. Quando un giornalsita va in Ucraina e poi scrive, parla del suo sguardo, delle sue interpretazioni, delle sue scelte, alla fine. Per questo sono d'accordo con Oriana che diceva che il giornalismo oggettivo non esiste. E' più onesto, trovo, dire così, piuttosto che dire: questa è la verità.
 
D) Il suo agente, ho letto nei Ringraziamenti alla fine del libro, è Roberto Santachiara, personaggio quasi leggendario: com'è lavorare con lui?
R) Roberto Santachiara è un grande agente letterario. Per me è una figura quasi paterna, anche se ha pochi anni più di me. Sono con lui dal mio primo libro e devo dire che soprattutto nel progetto di Oriana è stato fondamentale. Ha salvato la situazione quando a me sembrava di non riuscire a uscirne e volevo rinunciare. E' un uomo molto calmo, un po' vecchio stile come i gentiluomini di una volta. Ti porta a pranzo in uno dei posti che conosce lui intorno a Pavia, ti ascolta e poi ti fa ragionare. So che ha fama di essere tremendo, e probabilmente lo è nelle trattative, ma con me è sempre gentilissimo, molto protettivo.

Ringrazio sentitamente Cristina De Stefano per aver dedicato un po' del suo tempo a rispondere alle mie curiosità.

2 commenti:

  1. Bravissima Claudia! Post sutpendo! Bellissima intervista e... Dio quanto ho amato Oriana!!!!

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    1. Grazie!!!! :) Questo libro è bellissimo, te lo consiglio: sicuramente lo adorerai!

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