domenica 18 novembre 2012

Inizio

Ritornerai da me
e ricominceremo
come se fra noi non fosse
finita mai.

Ritornerai da me
con una rosa in mano
e sarà come se non fossi stato
lontano mai.

Lacrime riflesse

Se sono giorni che non parlo,
abbasso gli occhi e non ti guardo,
dovresti chiederti il perché.

Se sono mesi che non rido
e che non cerco il tuo sorriso
e se di questo non ne soffri,
dovresti chiederti il perché.

Vedi riflesso nel mio sguardo
il tempo lungo dei silenzi.
Mi manca quello che eravamo.
Soprattutto, però, mi manca quello che avevamo
sognato
e invece non è stato.

Mi mancherà per sempre.

sabato 17 novembre 2012

Il mondo è tondo

Guardo il mio riflesso nello specchio
e il tuo sorriso
dai miei occhi è andato via.
Ritornerà,
se tornerai da me.
Ma so che non lo farai più.

Troppo lontani per guardarci ancora.
Troppo lontani per sfiorarci ormai.
E ti allontani ancora.

Se mai provassi ad allontanarmi anch'io,
forse un giorno mi ritroverei con te.
Il mondo
in fondo
è tondo.

lunedì 29 ottobre 2012

Il tempo di un attimo

Non era facile starsene lì a guardare senza fare nulla. Non è mai facile non poter agire. Forse è la cosa più difficile del mondo. Perché, quando puoi fare qualcosa, magari sbagli, è vero, ma almeno ci hai provato. Ed è questo che ti puoi raccontare: che ci hai provato. Quando, invece, non puoi fare nulla, allora sì che le cose si complicano. E rimani a marcire con te stesso. Puoi solo aspettare. Niente azione. Solo attesa. E l'attesa uccide chiunque.
Era difficile starsene lì a guardare senza fare nulla. Era difficile non poter agire. Aspettare un cambiamento ma non poterlo provocare. Eppure qualcosa si può sempre fare. Era questo che suo padre gli aveva sempre ripetuto, fino alla morte. Suo padre, però, non era un bell'esempio. Suo padre era morto suicida. Bèh, non si poteva certo dire di lui che fosse rimasto fermo a guardare senza fare nulla. Lui una cosa l'aveva fatta eccome. Aveva deciso di porre fine alla sua vita. E aveva deciso lui il come e il quando. Aveva agito, dunque. In accordo con la sua idea che "qualcosa si può sempre fare", anche decidere di non fare mai più nulla. Anche decidere di togliersi per sempre la possibilità di fare tutto.
Era impossibile stare lì a guardare senza fare nulla. Era impossibile non poter agire.
Marco decise allora che avrebbe agito. Avrebbe provocato lui un cambiamento.
Angela era a pochi metri da lui, si sbaciucchiava con la sua nuova fiamma, Matteo. Entrambi erano ignari della presenza di Marco lì al parco, dietro i cespugli, a pochi metri dalla loro panchina.
Marco saltò fuori con un balzo rapidissimo. Bastarono pochi colpi decisi alla testa di lui e poi di lei, il cui ultimo sguardo mostrava solo orrore puro. Marco lasciò cadere l'asta di ferro arrugginito che aveva raccolto dietro il cespuglio, ora macchiata del sangue dei due ragazzi. Scappò via.
Suo padre, in fondo, aveva ragione: qualcosa si può sempre fare.

giovedì 2 agosto 2012

Stanotte voglio scrivere

Voglio scrivere stanotte
versi tristi
in cui specchiarmi.
Versi tristri
in cui un cielo così stellato avrebbe paura
a tuffarsi.

Voglio scrivere stanotte
versi amari
da indossare.
Versi amari
come un abito che ha perso
colore.

Voglio scrivere stanotte
versi bui,
da non vedersi neppure domani,
quando sorgerà finalmente
il Sole.

Ho creduto

Ho creduto di conoscerti,
Amore.
Poi, ho creduto di perderti.
Invece tu sei sempre rimasto là,
lontano,
a farti guardare.
Non ti sei fatto conoscere.
Grazie.
In questo modo, infatti, non ho potuto neppure perderti.
Perché non si può perdere
qualcosa che non si conosce.

mercoledì 11 luglio 2012

Tutto per lo SHOW!

Il destino di Josephine era stato grottesco fin dal giorno della sua nascita. Figlio di una trapezista e di un domatore di leoni, convinti di aspettare una bambina ("Femmina, sarà una femmina! La forma del pancione parla chiaro!"), il suo nome era stato scelto con largo anticipo: Josephine. E tale era rimasto, anche quando lui aveva smentito tutti i pronostici. E quale ruolo mai avrebbe potuto occupare, all'interno della compagnia circense, uno come lui, un maschio con un nome da femmina?
"Sarà un clown!"
E fu un clown. Faceva divertire i bambini con numeri buffi e travestimenti ancora più buffi.
Tutto per lo SHOW!
Lui li trovava grotteschi e noiosi. E poi, questa cosa che la gente andasse lì a guardarlo e a ridere di lui, non gli era mica mai piaciuta tanto. E, più passava il tempo, più la gente rideva, più in lui cresceva la malinconia. Pesante e grande. Grande come erano grandi le ridicole scarpe che indossava per gli spettacoli. Era un clown maschio con un nome da femmina, con un cuore triste ma con un sorriso dipinto sulla faccia col rossetto rosso fuoco.
Tutto per lo SHOW!
Si accorse pian piano che qualcosa andava maturando in quel suo cuore malinconico. Un progetto nuovo per quella vita grottesca. Un progetto grottesco per una vita nuova. Sì, sì. Più ci pensava, più ne era convinto. Perché no, in fondo?
Erano anche colorate quelle pillole per gli elefanti. Gli avevano sempre detto che erano vitamine. E lui per un po' ci aveva anche creduto. Ma ora non ci credeva. Non credeva più a nulla, Josephine. Quelle pillole lucide e belle, che sembravano tante caramelle...pillole blu, verdi, gialle...pillole viola, rosa, rosse...pillole per tutti i gusti! Per convincere gli elefanti a stare buoni, a fare il loro spettacolo, a non abbandonare il circo, a resistere ancora un po'.
Tutto per lo SHOW!
Quella sera il circo era pieno di bambini. Sottile soddisfazione per Josephine. Avrebbe fatto solo metà del numero. Metà esatta. Non un secondo di più. Non un secondo di meno. Un biglietto per mezzo spettacolo.
Tutto per lo SHOW!
Mezzo spettacolo. Soltanto mezzo spettacolo. Sottile soddisfazione per Josephine.
Tutti ridono. Lui si spruzza un getto d'acqua in faccia. Tutti ridono. La metà dello spettacolo è arrivata. L'acqua sul viso ancora non si è asciugata.
Vede i denti della gente, Josephine.
Tutti ridono!
Ridono!!
RIDONO!!!
E allora Josephine beve. Una pillola blu, una rossa, una rosa, una viola, una gialla, una verde, una blu, una rossa, una rosa, una viola, una gialla, una verde, una blu, una rossa, una rosa, una viola, una gialla...
Glu, glu, glu...
Giù, giù, gù...
Tutto per lo SHOW!
Fino alla fine. Grottesca, come il suo nome da donna sul corpo di un uomo, come il suo sorriso rosso su un viso che piange. Grottesca la sua fine. Come il suo destino.