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lunedì 21 aprile 2014

Vivo due volte

Sono un pessimista per natura. Ma aspetto solo di essere smentito.

 

Era questa la frase che apriva uno dei racconti di Stefano. C’era un po’ di autobiografico in quello che Stefano aveva scritto. In effetti la sua vita non era mai stata facile. Ed è difficile essere ottimisti quando il mondo sembra volerti rifiutare ancor prima di vederti crescere.

Stefano aveva scoperto la sua patologia per caso, quando si era sentito male durante una partita di calcetto con gli amici. Da lì erano partiti tutti i controlli, le visite mediche, i ricoveri. Una trafila lunga e snervante. Soprattutto quando hai sedici anni, e preferiresti trascorrere il tempo a farti le canne fuori da scuola, non a fare prelievi negli ospedali.

Stefano aveva bisogno di un cuore nuovo. Il suo non andava. Era come avere il motore di una vecchia cinquecento in una Ferrari sportiva. Non poteva funzionare.

Voi lo sapete come ci si sente? Sapete come ci si sente ad avere poche speranze di vita davanti e ad avere improvvisamente una voglia di vivere mai avuta prima? Sapete come ci si sente a sperare che qualcuno muoia per potervi donare il cuore?

Tante, troppe volte Stefano aveva sperato che fosse arrivato il momento. Che ci fosse un cuore compatibile col suo. Ma troppo spesso le analisi avevano rivelato il contrario.

E il tempo dell’attesa riprendeva a scorrere lento.

Per fortuna c’era Maria. Con lei il tempo andava sempre forte. Con lei Stefano avrebbe atteso un cuore nuovo anche per tutta la vita.

C’era anche Maria quando i medici gli avevano dato la notizia: un donatore compatibile.

Stefano ricorda ancora la mano di Maria che si stringe alla sua, quasi a stritolarla. Ricorda il pianto, un po’ di liberazione un po’ di paura e un po’ di vergogna. Lui vivrà perché un altro è morto. Si chiede se riuscirà ad accettarlo definitivamente un giorno o l’altro.

Adesso, dopo dieci anni da quel giorno, qualcosa che lo aiuta a metabolizzare c’è: sua figlia Gioia.

Gioia è lì, con lui e con Maria, soltanto grazie a quel cuore. Quel cuore ha dato la vita a molte più persone di quanto appaia a prima vista.

Stefano ha saputo che a permettere tutto questo è stata la morte di un altro Stefano. Le coincidenze della vita. Sono stati i genitori di quel ragazzo a permettere la donazione di quel cuore che ora batte ancora, forte di due vite dentro di sé. Stefano sente di avere due madri e due padri da quel giorno. Sente di avere un fratello, che porta il suo stesso nome e che vive dentro di lui dandogli un motivo in più per andare oltre, anche quando sembra che non ne valga la pena.

 

Stefano era un pessimista per natura. Ma è stato smentito. Ricorda bene come si sentiva un tempo. Solo e sfortunato. Ma ora no. Ora Stefano sente di valere più di molti suoi coetanei. Sa di essere forte, perché ha saputo resistere, perché ha saputo affrontare la vita anche a costo della morte, perché conosce il valore di ogni singolo respiro, il valore di quel motore che ha preso in prestito da un altro Stefano e che ora batte nel petto anche per lui, per lui e per tutti quelli che l’hanno amato.

Sarebbe una bugia dire che Stefano non vive mai momenti difficili, come tutti. Momenti in cui davvero le difficoltà della vita lo mettono a dura prova. Quando succede, però, lui ha una risorsa in più di molti di noi: si mette in silenzio e ascolta.

TU TUM, TU TUM, TU TUM. TU TUM, TU TUM, TU TUM. Questa è una voce potente. Gli dice: Vai avanti. Non sei solo.


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