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giovedì 5 giugno 2014

Il gatto Rafiki


Rafiki era una parola strana. Ma ormai avevo capito che a quel suono corrispondeva una buona razione di cibo. E anche di coccole. Sicché, ogni volta che quell'uomo pronunciava la parola Rafiki, io correvo verso di lui. E lui sembrava contento: “Conosce il suo nome!” diceva fiero agli amici. Era un animale strano. Diceva di chiamarsi Armando. Non era un gatto, anche se i baffi li aveva, e pure belli lunghi. Certe volte amava definirsi il mio padrone. In quei casi io mi rotolavo a terra, divertito. I gatti non hanno padroni. Noi gatti siamo liberi. Nessun padrone. Soltanto a-mici.

4 commenti:

  1. Bellissima! Brava Claudia! E contiene un sacco di verità. Non siamo mai noi i padroni dei gatti. Ce lo fanno credere se vogliono. Sono animali liberi davvero e si concedono quando vogliono loro. Sarà per questo che li adoro?

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    1. :) I gatti si affezionano molto all'uomo, ma lo vedono sempre e comunque come un loro pari! La loro indipendenza deve essere d'esempio anche per noi, che spesso ci leghiamo in modo eccessivo alle persone (spesso anche a quelle sbagliate).

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  2. Spesso quando incrocio un gatto per strada ho la sensazione che mi guardi come se pensasse "Perché quel umana mi fissa?" Tiene lo sguardo puntato nei miei occhi come farebbe chiunque di noi che si senta fissato o importunato nella propria intimità.

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