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lunedì 15 aprile 2013

L'uomo del porto

Oggi ho cinquantaquattro anni. Cinquantaquattro? O cinquantacinque? Non me lo ricordo di preciso. Ho sempre avuto un brutto rapporto con i numeri. A dire il vero, ho sempre avuto un brutto rapporto anche con le persone. Con le donne soprattutto. Per questo un giorno ho deciso di allontanarmi dal mondo. E vivere qui, dove nessuno viene a cercarmi, dove le coppiette che passeggiano mano nella mano si scansano come se potessi attaccare loro la lebbra. Per alcuni sono semplicemente un barbone, ma per molti sono l'uomo del porto. Perché è proprio qui che sto: nei dintorni del porto di questa schifosissima cittadina di mare. E pensare che un tempo l'ho anche amata questa città. Avevo un lavoro. Era un buon lavoro di impiegato in banca. Ma, ve l'ho già detto, io con i numeri non ho mai avuto un buon rapporto. E neppure con le persone. E' ovvio che le cose siano andate male: in banca non potevo evitare né i numeri né le persone.
Però il mare mi piace. Da sempre. Mi piaceva prima, e continua a piacermi ora. Poco prima che giunga la mia ora -e spero sia molto presto-, voglio buttarmi in mare e morire lì, in quella distesa fluida e scura. Alla faccia di tutta questa gente di merda!
C'è stato un periodo, dicevo, in cui ho amato questa città. Avevo un lavoro e un sacco di progetti. Soprattutto, avevo una donna. Ma non le odiavi le donne?, direte voi. Sì, le ho odiate dopo. Per molti anni mi sono piaciute. Anche tanto. Ho iniziato a odiarle dopo Lei. Paradossalmente, ho iniziato a odiarle proprio dopo quella che ho amato più di chiunque altra.
Lo so che ora vorreste che vi raccontassi la storia, che vi dicessi chi era Lei, perché l'ho amata così tanto e perché dopo di Lei ho odiato l'intero universo femminile. Mi dispiace, ma non ho alcuna intenzione di soddisfare la vostra curiosità. Non voglio ricordare nulla di tutto ciò che è stato. Di quegli anni, però, mi porto sempre dietro un foglietto ormai sgualcito:

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

La firma ormai non si legge più, forse per tutte le volte che il mio dito ci è scivolato sopra. Me l'aveva dedicata Lei, scritta di suo pugno. Era la poesia di un grande poeta. Sinceramente non mi ricordo il nome, né mi interessa ricordarlo. So solo che è la cosa più vera che Lei mi abbia mai scritto.

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