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lunedì 30 gennaio 2012

Forme narrative: "contenitori" troppo vecchi?

Lo scambio di opinioni è spesso terreno fertile per le novità. Di qualsiasi tipo. E, anche quando non produce alcuna novità significativa o tangibile, è sempre positivo.
In un modo o nell'altro, ci porta a riflettere, il che non può essere considerato un male.
Qualche giorno fa un mio amico mi ha confessato di avere ultimamente un problema con la scrittura. Mi ha detto che, secondo lui, da troppo tempo ci siamo adagiati su forme narrative troppo definite, "vecchie" (poesia, racconto, saggio e così via).
Ho seguito il suo discorso con interesse.
Mi ha spiegato che queste forme, per come la vede lui, sono come dei contenitori rimasti tutti uguali a se stessi nel tempo, e dentro ai quali da secoli inseriamo contenuti diversi. Ma questi contenitori, ormai, non ci rappresentano più. O, almeno, non del tutto.
E se fosse così? È tempo di una nuova "avanguardia letteraria"?
Non so proprio rispondere ai dubbi sollevati da questa discussione.
Forse, qualsiasi forma narrativa rimane valida fino a quando è capace di comunicare ancora qualcosa ai lettori. E fino a quando lo scrittore riesce a servirsene come canale per raggiungere ciò che vuole esprimere. Forse.
Ringrazio Stefano, che mi ha dato importanti spunti su cui riflettere.

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