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domenica 16 ottobre 2016

La strana biblioteca -Murakami Haruki

Cari lettori,
questo che sto per recensire è il primo libro che leggo di Murakami Haruki. Probabilmente non è abbastanza per comprendere lo stile di un autore, infatti mi sono ripromessa di scovarne altri per farmi un'idea più precisa.
La strana biblioteca è un racconto più che un romanzo, molto breve, molto simbolico e questa è un'edizione illustrata, molto bella.
L'atmosfera è onirica, un po' inquietante: un ragazzino entra in una biblioteca con l'intenzione di portare a casa uno o due libri da leggere e invece vi si ritrova intrappolato, imprigionato da un vecchio che vuole mangiare il suo cervello e sorvegliato da un uomo-pecora. Il rischio di non tornare mai più a casa è alto, le speranze di fuggire sono pochissime. Per fortuna compare una ragazza bellissima e sconosciuta...
Anche se l'atmosfera del libro è alquanto ansiogena, la scrittura è calma, pacata, come se raccontasse una vita banale. Probabilmente è una storia simbolica, una storia sul potere dei libri, sul potere della lettura, l'unica attività in grado di darci le chiavi per fuggire dalle nostre stesse prigioni. Dalla prigione della noia, dalla prigione dell'infelicità.
Forse non è il romanzo di Murakami che mi aspettavo, Non importa. Ritenterò. In ogni caso, questa brevissima fiaba mi ha colpita con la sua brevità e con la sua simbolicità profonda.


Le biblioteche contengono storie. Le storie contengono universi. E certi universi possono essere molto pericolosi.
Foto della mia copia de La strana biblioteca.

domenica 7 febbraio 2016

Piccoli Brividi

Cari lettori,
da poco ho visto che sta per uscire al cinema (o forse è già uscito) un film ispirato alla famosissima serie Piccoli Brividi di R. L. Stine.
Mi sono tornate in mente le estati passate a leggere questi libri per ragazzi, senza riuscire a staccare gli occhi dalle pagine con quel profilo verde così accattivante. Ne ho letti tantissimi e ancora li conservo tutti.
Era una vera e propria droga per me. E adoravo il fatto che il finale fosse sempre aperto, che non ci fosse mai il lieto fine.
Avevo contagiato anche mia madre nella lettura di questi piccoli horror.
E voi che esperienza avete con i Piccoli Brividi? Li avete mai letti?
Vi mostro parte della mia collezione. Li custodisco con estrema cura.

Una parte della mia collezione

venerdì 5 giugno 2015

La villa in cui nacque la leggenda

Cari lettori,
riconoscete la villa della foto?

Si tratta di una costruzione di 460 mq, situata a Great Neck Estates (Long Island, New York). Una abitazione modesta negli anni Venti, quando F. Scott Fitzgerald ci abitava con sua moglie Zelda.
Fitzgerald, in un piccolo studio ricavato sopra il garage, guardava l'opulenza delle sfarzose ville circostanti e dava vita ad un personaggio destinato a diventare una leggenda: Jay Gatsby.
Questa villa, che oggi possiede una sala per la musica, numerosi camini, sette stanze da letto e sei bagni -fra le altre cose-, ha visto animarsi le proprie stanze con feste di dimensioni stratosferiche, in cui neppure i padroni di casa rispondevano più di se stessi. Feste che di sicuro hanno ispirato quelle del libro Il grande Gatsby, feste in cui agli ospiti veniva detto chiaramente che "ai visitatori è richiesto di non sfondare le porte in cerca di alcolici, anche quando sono stati autorizzati a farlo dai padroni di casa". Eh già, proprio  così recitava un esplicito cartello.
Chissà che sensazione farebbe vivere in una casa del genere. Per chi volesse provare l'ebrezza di essere proprietario della villa in cui nacque una leggenda come il Grande Gatsby e in cui vissero due scrittori di fama mondiale, i coniugi Fitzgerald, non resta che provare ad acquistarla. Il prezzo? 3,9 milioni di dollari.

martedì 3 marzo 2015

A COLPO D'OCCHIO- Tiziano Terzani postumo: che delusione!

Cari lettori,
da poco ho letto il libro Un'idea di destino di Tiziano Terzani, uscito postumo di recente, forse lo scorso anno. Era nei miei programmi di lettura fin dall'inizio: la raccolta dei suoi diari, curata dai suoi familiari e trasformata in un libro. Mi incuriosiva tantissimo e avevo grandi aspettative. Ebbene: grandi aspettative, grande delusione. Sì, perché sostanzialmente l'ho trovato noioso, troppo frammentato è molto lontano dallo stile di scrittura del Terzani a cui ero abituata.
Ci sono frammenti di diario composti di un'unica frase, ci sono parti a cui è difficile dare un senso, pezzi scritti palesemente soltanto per sé, non per un pubblico di lettori. Ecco il rischio di trasformare dei diari privati in un'opera per il pubblico. Non se ne capisce granché. Per carità, ci sono anche delle parti molto belle: riflessioni profonde, osservazioni argute, lettere piene di amore per la moglie e per i figli. Ma questo non è bastato a farmi apprezzare il libro.
In definitiva, non lo consiglio.
Manca totalmente quell'unità di fondo che c'è invece nelle altre opere di Tiziano Terzani. Troppo presente il suo lato buio, la depressione, lo sconforto per la malattia. Lati del carattere che sicuramente erano assai presenti in questo fantastico giornalista, ma che, posti così sotto forma di diario e sfogo personale, non gli rendono giustizia. Non so, forse l'ho letto nel momento sbagliato. O forse i diari dovrebbero rimanere tali, e non essere dati alla stampa. Non sempre siamo disposti a condividere i nostri pensieri con tutti. Non sempre, quando scriviamo delle note personali, pensiamo anche ad un ipotetico futuro lettore. O no?

sabato 31 maggio 2014

Un piccolo premio-tag

Cari lettori,
dopo un periodo di assenza, eccomi di nuovo qui.
Dedico questo post ad una blogger che mi ha fatto vincere un premio. Eccolo qui:
Ringrazio di cuore Patricia, del blog http://hermioneat.blogspot.it  che mi ha taggato.
Sono già da tempo una lettrice fissa del suo blog e mi piace un sacco per due motivi fondamentali: scrive benissimo e ha una gatta adorabile!
Ora dovrei taggare qualche blogger (almeno dieci!) per passare il testimone del premio che ho ricevuto.
Ok, ecco il mio elenco:
Ok, per me può bastare! Anche perché poi di sicuro mi dimentico di avvisarli tutti!
 
Cari ragazzi, voi che siete stati taggati dovete diventare lettori fissi del mio blog, rispondere alle domande seguenti e poi taggare a vostra volta altri blogger. Naturalmente, solo se vi va di giocare. Non c'è nessun obbligo...
Ecco le domande poste da Patricia. Ed ecco anche le mie risposte. Se tu fossi...cosa saresti?
  • Un sapore... Agrodolce. Perché chi mi conosce sa bene che so essere molto dolce, ma anche agra! Sono piena di contrasti.
  • Una pietra... Un diamante. Luminoso e difficile da distruggere.
  • Un elemento naturale... L'acqua. Perché è il mio elemento: d'altronde sono nata in un'isola, non posso fare a meno del mare!
  • Musica... Sarei un mantra tibetano. Non c'è nulla di più musicale.
  • Fiore...La rosa. Attenti, ha le spine!
  • Pianta...Una palma. Dà subito l'idea dell'esotico.
  • Un colore...Verde. Il colore del chakra del cuore. E dei miei occhi.
  • Un giorno...Il venerdì, il giorno di Venere. Perché poi c'è il sabato.
  • Un mese...Dicembre. Il mese del Natale e del caminetto acceso.
  • Un animale...Un delfino. Perché è un buon compromesso fra gli animali marini e quelli terrestri. E perché è molto intelligente.
  • Una stagione...L'inverno. Perché il mare è più bello in inverno, perché in inverno c'è il Natale e perché in inverno ci piace stare vicini a coccolarci...
  • Un tessuto...Il cotone. Mi è sempre piaciuto.
  • Un cibo...Non ci sono dubbi: la pizza!
  • Una parola...Libertà.
  • Un peccato...La lussuria! Ahahah!
  • Un evento atmosferico...La pioggia. Quella degli acquazzoni estivi che rinfrescano l'aria.
  • Strumento musicale...Il pianoforte.
  • Un'opera d'arte...Un dipinto di Monet.
  • Un accessorio...Una penna stilografica. Per scrivere in modo elegante.
 
Aspetto le vostre risposte!
 
 

lunedì 5 maggio 2014

Quel libro che (non) ho letto

Cari lettori,
sicuramente molti di voi, come me, hanno la passione per la lettura.
Eppure, alcune volte, capita di fingere di aver letto dei libri che invece, per un motivo o per un altro, si ignorano completamente.
A me, per esempio, una volta è capitata una cosa del genere per un esame all'Università. Il programma segnava da leggere ben sette libri, tutti sul tema del naufrago. A partire da Defoe fino ad arrivare alle trasposizioni più moderne (tipo L'isola di cemento). Capirai, direte voi. Che ci vuole a leggere sette libri di narrativa? Vi posso assicurare che l'impresa non mi è riuscita: considero il tema del naufrago uno fra i più noiosi mai scritti. Pensate che tortura doverlo leggere per ben sette volte, reinventato in tutte le salse! Così sono andata a dare l'esame avendo letto sì e no due libri su sette. Ovviamente, sono stata bocciata. Eheh!
Non ricordo altri momenti in cui ho finto di aver letto un libro che non avevo mai letto. O forse sì. Una volta ho imbastito una bugia del genere: avevo ricevuto in regalo Eragon. Lette poche pagine, non sono mai riuscita ad andare avanti. Ma, alla domanda fatidica "Ti è piaciuto il libro che ti ho regalato?", non ho avuto il coraggio di dire la verità. Così ho elogiato Eragon pur non avendolo mai letto. Il risultato? Poco dopo è arrivato un altro regalo: Eldest.

venerdì 2 maggio 2014

Nasce Beatrice: social network della lingua italiana

Si tratta di un'iniziativa curiosa: un social network dedicato alla lingua italiana. Il nome di questo portale è, non a caso, Beatrice, donna amata dal sommo poeta. All'interno di Beatrice è possibile divenire custodi di alcune parole e impegnarsi così a divulgarle e tutelarne l'uso corretto. Oppure diventare sostenitori di altre parole già custodite da altri utenti. Divertente, per tutti coloro che amano la lingua. Non è necessario essere grandi professoroni. Su Beatrice ci si diverte, si dialoga di lingua italiana, comunicazione, parole. Si fanno nuove conoscenze. Proprio come in ogni social network.
 

domenica 6 aprile 2014

Riflessioni sulla Scuola Holden

Immaginate di compiere un viaggio di due anni nella terra della narrazione. Narrare. E farlo in tutti i modi possibili.
Questo è quello che propone la Scuola Holden, di cui è preside l'ormai celebre Alessandro Baricco. Amata e odiata da molti. C'è chi la vede come la possibilità di accesso ad un mondo magico e chi, invece, ne contesta l'utilità: il talento non si insegna. Certo, è vero. Ma si può allenare. Così ribatte Baricco a chi critica la sua scuola.
Scrivere è un mestiere. Pertanto, si può insegnare.
Ma dalla Scuola Holden non usciranno soltanto scrittori. Qui vengono formati narratori: autori di teatro, sceneggiatori, disegnatori di fumetti, attori...chi più ne ha più ne metta.
Senza dubbio una proposta affascinante.
 
Però mi resta un dubbio: sognare è bello, ma quali prospettive concrete offre questa scuola, una volta ottenuto il diploma? Qualcuno di voi ha esperienze a riguardo? Mi piacerebbe saperne di più. Magari anche per decidere se vale la pena di intraprendere questo viaggio. 

sabato 25 gennaio 2014

Pillole di vita altrui

Spesso mi ritrovo a riflettere su come oggi sia diventato sempre più difficile esprimere per davvero se stessi e di quanto, invece, sia facile fingere di essere ciò che non si è.
Pensate a quante persone ogni giorno pubblicano citazioni e aforismi sui social-network, come status personale o in risposta a stati personali di altre persone.
Quanto tempo sprecato a caricare sul web pensieri altrui, a simboleggiare la nostra vita in pillole di facile consumo.
Schopenhauer, Oscar Wilde, Bukowski i più gettonati. E chi più ne ha più ne metta. Siamo diventati tutti grandi filosofi e grandi letterati con questo FB! Poi, magari, la maggior parte delle persone non sanno neppure da dove vengono fuori le citazioni che sbandierano in questo mondo virtuale.
Spesso mi capita di vedere dediche stratosferiche fra fidanzatini, in un botta e risposta ridicolo di citazioni e aforismi di ogni sorta. E mi chiedo cosa ci sia di bello a parlare con le parole di un altro. Non dico ogni tanto (ogni tanto, infatti, a chiunque capita di rispecchiarsi in una frase celebre, per carità). Ma sempre... E mi chiedo cosa ci sia di bello nel nutrirsi continuamente con queste pillole di saggezza.
Pillole di vita altrui.
Quanto sarebbe più genuino cercare le parole dentro se stessi. Oppure, almeno qualche volta, stare zitti.


sabato 2 novembre 2013

La signora Oscar (Wilde)

La notizia dell'imminente uscita di un libro su di lei, mi spinge a raccontarvi una curiosità davvero romantica su Constance Lloyd, moglie di Oscar Wilde.
Constance amò il celebre dandy incondizionatamente fino alla fine, perfino dopo la relazione di Wilde con Lord Alfred Duglas, la "bestia", come lei lo definì, che Oscar preferì a lei.
La signora Oscar (come veniva chiamata all'epoca) fu una donna estremamente colta e rivoluzionaria.
Fra lei e Oscar Wilde ci fu un legame immenso, dovuto ad una profonda sintonia. Ma non erano soltanto due anime culturalmente affini. C'era dell'altro.
Oscar disegnò per Constance l'anello di fidanzamento: un cuore di diamanti che racchiudeva due perle. E la fede nuziale? Due anelli che combaciavano in maniera perfetta, con i loro nomi incisi all'interno.
Che altro aspettarsi da due esteti di questo calibro?