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domenica 16 ottobre 2016

La strana biblioteca -Murakami Haruki

Cari lettori,
questo che sto per recensire è il primo libro che leggo di Murakami Haruki. Probabilmente non è abbastanza per comprendere lo stile di un autore, infatti mi sono ripromessa di scovarne altri per farmi un'idea più precisa.
La strana biblioteca è un racconto più che un romanzo, molto breve, molto simbolico e questa è un'edizione illustrata, molto bella.
L'atmosfera è onirica, un po' inquietante: un ragazzino entra in una biblioteca con l'intenzione di portare a casa uno o due libri da leggere e invece vi si ritrova intrappolato, imprigionato da un vecchio che vuole mangiare il suo cervello e sorvegliato da un uomo-pecora. Il rischio di non tornare mai più a casa è alto, le speranze di fuggire sono pochissime. Per fortuna compare una ragazza bellissima e sconosciuta...
Anche se l'atmosfera del libro è alquanto ansiogena, la scrittura è calma, pacata, come se raccontasse una vita banale. Probabilmente è una storia simbolica, una storia sul potere dei libri, sul potere della lettura, l'unica attività in grado di darci le chiavi per fuggire dalle nostre stesse prigioni. Dalla prigione della noia, dalla prigione dell'infelicità.
Forse non è il romanzo di Murakami che mi aspettavo, Non importa. Ritenterò. In ogni caso, questa brevissima fiaba mi ha colpita con la sua brevità e con la sua simbolicità profonda.


Le biblioteche contengono storie. Le storie contengono universi. E certi universi possono essere molto pericolosi.
Foto della mia copia de La strana biblioteca.

venerdì 12 febbraio 2016

Harry Potter and the Cursed Child

Pensavate di aver letto ormai tutto quello che c'era da leggere sulla saga di Harry Potter? Sbagliato.
Vi manca l'ultimo libro della saga. No, non Harry Potter e i doni della morte. Si intitola Harry Potter e il bambino maledetto, e uscirà nelle librerie (inglesi) il 31 luglio 2016. In realtà, questo è il titolo di una sceneggiatura teatrale di Jack Thorne, che ambienta la vicenda 19 anni dopo i doni della morte e racconta la vita di Albus Severus Potter, l'ultimo figlio di Harry e Ginny.
Anche l'ottavo capitolo della serie sembra incentrato su questo personaggio, ma c'è una grande novità, che non manca di lasciarmi perplessa: Harry Potter and the Crused Child è scritto a quattro mani, dalla Rowling e da John Tiffany, direttore dello spettacolo teatrale.
Voi cosa ne pensate? Siete impazienti di leggere il seguito di una delle saghe più amate degli ultimi tempi?
A dire il vero, io non lo so. Certo, come tutti gli harrypotteriani, mi manca la magia di quei libri. tuttavia, questa mi sembra piuttosto una trovata pubblicitaria, un business. Ho paura che sia un deludente ibrido, un tentativo di proseguire una storia che aveva già un bellissimo finale con il settimo volume. Spero di essere smentita.
 

venerdì 5 giugno 2015

La villa in cui nacque la leggenda

Cari lettori,
riconoscete la villa della foto?

Si tratta di una costruzione di 460 mq, situata a Great Neck Estates (Long Island, New York). Una abitazione modesta negli anni Venti, quando F. Scott Fitzgerald ci abitava con sua moglie Zelda.
Fitzgerald, in un piccolo studio ricavato sopra il garage, guardava l'opulenza delle sfarzose ville circostanti e dava vita ad un personaggio destinato a diventare una leggenda: Jay Gatsby.
Questa villa, che oggi possiede una sala per la musica, numerosi camini, sette stanze da letto e sei bagni -fra le altre cose-, ha visto animarsi le proprie stanze con feste di dimensioni stratosferiche, in cui neppure i padroni di casa rispondevano più di se stessi. Feste che di sicuro hanno ispirato quelle del libro Il grande Gatsby, feste in cui agli ospiti veniva detto chiaramente che "ai visitatori è richiesto di non sfondare le porte in cerca di alcolici, anche quando sono stati autorizzati a farlo dai padroni di casa". Eh già, proprio  così recitava un esplicito cartello.
Chissà che sensazione farebbe vivere in una casa del genere. Per chi volesse provare l'ebrezza di essere proprietario della villa in cui nacque una leggenda come il Grande Gatsby e in cui vissero due scrittori di fama mondiale, i coniugi Fitzgerald, non resta che provare ad acquistarla. Il prezzo? 3,9 milioni di dollari.

sabato 7 marzo 2015

A COLPO D'OCCHIO -L'estate di Ulisse Mele

Cari lettori,
eccomi con un'altra recensione.
Ulisse è un bambino sordo. Intelligentissimo. Guai a voi se pensate di dargli dell'handicappato o se usate la parola sordomuto per descrivere il suo essere speciale. Ulisse è il più bravo della classe, il mondo gli parla attraverso i movimenti delle labbra, i dettagli di cui noi, che sordi non siamo, non potremmo mai notare.
L'autore ci proietta all'interno della storia attraverso gli occhi di questo piccolo bambino speciale, poco prima che un fatto drammatico sconvolga la sua vita -e quella della sua famiglia- per sempre. Quando suo fratello Dede e sua sorella Betta escono di nascosto di casa per andare al mare insieme a Giovanni, il fidanzato di Betta, Ulisse non può nemmeno immaginare che non rivedrà mai più la sua sorella maggiore.
Eppure è proprio quel che succede: Betta non tornerà più a casa e verrà ritrovata morta poco dopo. Uccisa.
Chi ha commesso il crimine? Giovanni, il fidanzato di Betta? Alfio Mele, il padre manesco? Pei Nieddu, che odia la famiglia Mele?
Il dolore grida giustizia dalle pagine di questo noir che si legge tutto d'un fiato e che il fiato lo tiene sospeso fino alla fine.
L'estate di Ulisse Mele è una storia raccontata con forza e dolcezza, che commuove e che coinvolge. Una storia di quelle che popolano tristemente i telegiornali e che spesso ascoltiamo con noncuranza, quasi assuefatti al dolore, alle tragedie. Quando colpiscono gli altri. Roberto Alba ci trasporta, invece, all'interno di questo dolore. Il lettore non può ignorarlo. Il lettore, così come Ulisse, vuole sapere la verità. Ma può solo stare ad aspettare. Aspettare che il libro finisca, che scorra sotto gli occhi anche l'ultima pagina. E ritrovarsi a sperare che ce ne sia ancora un'altra da leggere.
 
Non perdete, prossimamente qui sul blog, l'intervista all'autore Roberto Alba.

martedì 27 gennaio 2015

Giornata della memoria -Leggere per non dimenticare

Cari lettori,
da un po' di tempo (credo dal 2000) è stata istituita la Giornata della Memoria dedicata al genocidio degli ebrei.
In realtà è da qualche settimana che volevo scrivere un post su questo libro, ma colgo l'occasione per farlo proprio oggi e riflettere anche su un tema che alcune volte viene trascurato: la responsabilità di chi ha voltato la testa dall'altra parte.
Il libro di cui vi voglio parlare di sicuro lo conoscete in tanti: Storia di una ladra di libri di Markus Zusak, uscito prima col titolo La bambina che salvava i libri.
La vicenda della protagonista, Liesel Meminger, viene raccontata da un narratore d'eccezione: la Morte. Con uno sguardo ironico e panoramico, questo insolito narratore ci conduce nella Germania del 1939, nella vita di una bambina tedesca che vive dall'esterno la persecuzione degli ebrei. Dall'esterno perché lei non è ebrea. Non sono ebrei i suoi genitori adottivi, non è ebreo il suo migliore amico. Eppure, nonostante la paura, nonostante il pericolo, nonostante tutto quello che volete, la famiglia di Liesel non volterà la testa dall'altra parte. E, alla richiesta d'aiuto da parte di un ragazzo ebreo, non si tireranno indietro.
Storia di una ladra di libri è un libro intenso e commovente, che non ci porta direttamente dentro al dramma dei campi di sterminio, ma ce ne fa fiutare da lontano la portata universale. Un libro da cui emerge chiaramente che un genocidio di quelle dimensioni non sarebbe mai stato possibile se non ci fossero stati tutti coloro che, di fronte all'incedere del Nazismo, hanno voltato la testa dall'altra parte, spianandogli in qualche modo la strada.

mercoledì 9 luglio 2014

Parole a Colori intervista il Paroliere

Cari lettori,
il blog letterario Parole a Colori (se ancora non lo seguite, ve lo consiglio) dedica uno spazio ai blogger esordienti in campo letterario. Stavolta è toccato a me rispondere alle loro domande. Così è nata un'intervista davvero simpatica. Se volete leggerla, cliccate qui.
Se vi piace, condividetela nei vari social network. Non può che farmi piacere.
Un saluto a tutti voi!

giovedì 26 giugno 2014

L'italiano

Cari lettori,
ieri non è stato facile evitare le notizie sui mondiali di calcio, né sulla sconfitta dell'Italia e tutte le reazioni che si sono succedute. Si è parlato tanto (forse troppo?) del Tweet di Balotelli, così, incuriosita, sono andata a leggerlo.
Nulla da dire sul messaggio che il calciatore ha voluto mandare, ma mi sono inevitabilmente balzati all'occhio gli errori ortografici. Lo so, sono fissata con queste cose. Ahimè, non riesco a correggermi. Così ho pensato di dedicare questo post alla riscrittura grammaticalmente corretta dell'ormai celebre Tweet.

Sono Mario Balotelli ho 23 anni e non ho scelto di essere italiano. L' ho voluto fortemente perché sono nato in ITALIA e ho sempre vissuto in ITALIA. Ci tenevo fortemente a questo mondiale e sono triste, arrabbiato, deluso con (deluso da) me stesso. Si (il affermativo vuole la ì accentata, altrimenti è un si riflessivo) magari potevo fare gol con la Costa Rica, avete ragione, ma poi? Qual è (non Qual'è!) il problema? Forse quello che vorreste dire tutti è questo? La colpa non la faccio scaricare a me solo questa volta perché Mario Balotelli ha dato tutto per la nazionale e non ha sbagliato niente (a livello caratteriale) quindi cercate un'altra scusa perché Mario Balotelli ha la coscienza a posto ed è pronto ad andare avanti più forte di prima e con la testa alta. Fiero di aver dato tutto per il Suo paese. O forse, come dite voi, non sono italiano. Gli africani non scaricherebbero mai un loro "fratello". MAI. In questo noi negri, come ci chiamate voi, siamo anni luce avanti.
VERGOGNA non è chi può sbagliare un gol o correre di meno o di più.
VERGOGNOSE SONO QUESTE COSE. Italiani veri! Vero?
 
 
Ecco, ora il Tweet di Balo è a posto anche grammaticalmente.
-Fine della mia mania correttiva.-

giovedì 15 maggio 2014

A COLPO D'OCCHIO- Il sentiero dei profumi

Il sentiero dei profumi, pubblicato in Italia da Garzanti, è il primo romanzo di Cristina Caboni, scrittrice sarda che dedica questo romanzo ai profumi, che fanno parte della sua vita da sempre.
 
Ricevo gratuitamente questo libro in anteprima, grazie ad un'iniziativa di ibs.it e devo dire che mi incuriosisce molto. Per prima cosa perché ho letto che si tratta di un caso letterario internazionale. E, secondariamente, perché l'autrice di questo promesso capolavoro è una mia conterranea.
La copertina verde è costellata di petali di rosa, portati in giro da un vento che scompiglia i capelli della ragazza in primo piano: sarà la protagonista? Non lo so. Ancora non ho letto Il sentiero dei profumi.
Ma vi prometto che, appena possibile, lo farò. E scriverò la recensione.
 
Come mi piacerebbe intervistare l'autrice...

venerdì 18 aprile 2014

Addio, scrittore visionario


C'era una stella sola e limpida nel cielo colore di rose, un battello lanciò un addio sconsolato, e sentii in gola il nodo gordiano di tutti gli amori che avrebbero potuto essere e non erano stati.



Muore un grande scrittore e, come sempre in questi casi, il web si mobilita per ricordarlo in qualche modo. Proliferano biografie e notizie con titoli, date, anniversari vari.
Tutto questo, se vi interessa, potete cercarvelo in un'enciclopedia o in un libro di letteratura. Io qui vi scrivo soltanto quella che è stata la mia esperienza con questo autore visionario.
Ho letto Cent'anni di solitudine -per tanti il suo massimo capolavoro- e devo ammettere che non l'ho capito. Ma proprio per nulla.
Ma, in effetti, non è questo l'effetto che fanno i geni in un primo momento? Non li si capisce inizialmente.
Così io, in questo piccolo post che dedico a Gabriel Garcia Marquez, vi lascio due frasi scaturite dalla sua magica penna. Due frasi che toccano il cuore. Anche se può capitare di non comprenderle fino in fondo. Con l'arte, talvolta è così: si può solo restare ad ammirarne la grandezza.

Aveva sentito dire che la gente non muore quando deve, ma quado vuole.
Gabriel Garcia Marquez

sabato 25 gennaio 2014

Pillole di vita altrui

Spesso mi ritrovo a riflettere su come oggi sia diventato sempre più difficile esprimere per davvero se stessi e di quanto, invece, sia facile fingere di essere ciò che non si è.
Pensate a quante persone ogni giorno pubblicano citazioni e aforismi sui social-network, come status personale o in risposta a stati personali di altre persone.
Quanto tempo sprecato a caricare sul web pensieri altrui, a simboleggiare la nostra vita in pillole di facile consumo.
Schopenhauer, Oscar Wilde, Bukowski i più gettonati. E chi più ne ha più ne metta. Siamo diventati tutti grandi filosofi e grandi letterati con questo FB! Poi, magari, la maggior parte delle persone non sanno neppure da dove vengono fuori le citazioni che sbandierano in questo mondo virtuale.
Spesso mi capita di vedere dediche stratosferiche fra fidanzatini, in un botta e risposta ridicolo di citazioni e aforismi di ogni sorta. E mi chiedo cosa ci sia di bello a parlare con le parole di un altro. Non dico ogni tanto (ogni tanto, infatti, a chiunque capita di rispecchiarsi in una frase celebre, per carità). Ma sempre... E mi chiedo cosa ci sia di bello nel nutrirsi continuamente con queste pillole di saggezza.
Pillole di vita altrui.
Quanto sarebbe più genuino cercare le parole dentro se stessi. Oppure, almeno qualche volta, stare zitti.


mercoledì 8 gennaio 2014

Il Riflessario n. 5

È facile capire come nel mondo esista sempre qualcuno che attende qualcun altro, che ci si trovi in un deserto o in una grande città. E quando questi due esseri s'incontrano e i loro sguardi s'incrociano, tutto il passato e tutto il futuro non hanno più alcuna importanza. Esistono solo quel momento e quella straordinaria certezza che tutte le cose, sotto il sole, sono state scritte dalla stessa mano, la mano che risveglia l'Amore e che ha creato un'anima gemella per chiunque lavori, si riposi e cerchi i propri tesori sotto il sole, perché, se tutto ciò non esistesse, non avrebbero più alcun senso i sogni dell'umanità.
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/libri/frase-24007?f=w:25>

martedì 24 dicembre 2013

Il magico Natale

                                              Il magico Natale - Gianni Rodari

                                         S'io fossi il mago di Natale
                                     farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l'alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all'Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po' di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d'ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock and'roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s'intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l'albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l'albero del panettone
in viale Buozzi
l'albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all'albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l'albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.


sabato 21 dicembre 2013

I giovani preferiscono Twitter

A quanto pare, il dato emerso da alcuni recenti sondaggi ha evidenziato come i giovani stiano preferendo Twitter a Facebook.
Come mai?
Semplice. Perché su FB ormai ci sono troppi adulti -molti dei quali ossessivamente impegnati ad ostentare dettagli della propria vita quasi fossero ancora ragazzini- e spesso questi adulti sono genitori che, tra un mi piace e un tag, cercano di tenere sotto controllo i propri figli.
Su Twitter questo non succede, perché questo social network risulta più ostico per i più grandicelli, che faticano a starvi dietro. Così i giovani migrano verso il social che cinguetta e abbandonano finalmente FB.
Mi chiedo se prima o poi potrò dedicare un post al fallimento completo di tutti questi social che ci portano sempre più ad una realtà vicina a quella tratteggiata da Orwell in 1984.