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venerdì 30 ottobre 2015

Il riflessario n. 14

Cari lettori,
scusate la lunga assenza. Ho avuto diversi motivi per assentarmi. Prima di tutto il fatto che per me la letteratura non è solo uno svago, ma anche un dovere. Infatti studio Lettere Moderne e gli ultimi esami mi hanno impegnata parecchio, così appena smettevo di studiare non avevo la forza di scrivere qui sul blog. In più si è aggiunto un corso di Animal Care molto interessante e impegnativo, e il tempo è strizzatissimo! Ma non solo. Diciamo che ho toccato con mano la difficoltà dell'ambiente editoriale italiano, caratterizzato da forti rivalità e raccomandazioni e questo mi ha allontanato un po' dai miei sogni. In ogni caso, eccomi di nuovo qui.
In lettura c'è Ritratto in seppia di Isabel Allende. E la mia citazione di oggi viene proprio da lì.

Si abbracciarono in quello spazio straordinario riconoscendosi, perché forse erano già stati lì insieme nelle vite precedenti e ci sarebbero tornati più e più volte nelle vite future [...].
Erano amanti eterni, continuare a cercarsi e ritrovarsi era il loro Karma.



giovedì 13 agosto 2015

A COLPO D'OCCHIO- Venuto al mondo

Cari lettori,
oggi vi parlo della mia esperienza con una scrittrice molto conosciuta: Margaret Mazzantini.
Ho iniziato a conoscerla con Splendore, un libro che ho amato dalla prima all'ultima pagina e che ho letto grazie all'iniziativa #ioleggoperché , di cui vi avevo a suo tempo parlato.
Da pochi giorni, ho portato a termine Venuto al mondo.
Vi giuro che questo libro mi ha devastato. È come se qualcuno ti infilasse una mano dentro la pancia e ti stringesse le budella. Non è uno scherzo. Dico sul serio. È davvero un libro molto forte.
Una storia d'amore, sullo sfondo la guerra a Sarajevo, un desiderio di maternità così grande da spingersi oltre la linea della legalità. Un romanzo in cui il lettore apprende per gradi verità sempre più dolorose, sempre più scomode. Una storia d'amore condotta con lo schema di un thriller, dove i pezzi del puzzle formano una figura sensata soltanto alla fine.
Al centro di tutto, Gemma e Diego. E poi Gojco, Aska, Pietro.
La giornalista Gemma, l'assoluta protagonista. Una donna vera, con le sue forze, ma anche con le sue immense debolezze. È il flusso dei suoi pensieri che guida l'intero romanzo. Leggere Venuto al mondo significa guardare dentro il mondo di Gemma. Guardare con gli occhi di Gemma una vita intera.
Diego, il fotografo che ama Gemma più della sua vita stessa. Non ho potuto fare a meno di amarlo, poi odiarlo, poi amarlo di nuovo.
Gojko, l'amico sarajevita dei due protagonisti. È lui a presentare Diego a Gemma. E a capire che ha combinato un guaio: ha perso la possibilità di conquistare Gemma, perché si vede benissimo che fra quei due c'è chimica. C'è un'intesa difficile da spezzare.
E qui mi fermo, perché analizzare gli altri personaggi significherebbe togliervi il gusto (comunque molto doloroso) di leggere questo libro.

domenica 9 agosto 2015

Il Riflessario N.13

Scrive Massimo Bisotti:

“Le cose le lasci andare per tantissimi motivi, non soltanto perché un sentimento muore, le lasci andare per la tua inadeguatezza, per codardia. Le lasci andare per insicurezza, per paura di rischiareancora, o per non affrontare la fatica che comporta lo scendere a compromessi con la parte più rigida di noi.”

Non sono del tutto d'accordo. Le cose che lasci andare, le lasci andare perché evidentemente ne puoi fare a meno. Perché evidentemente non si sono ancorate nella parte più profonda di te.

martedì 28 luglio 2015

A COLPO D'OCCHIO- La ragazza che cuciva lettere d'amore

Cari lettori,
eccomi di nuovo qui con la rubrica dedicata alle recensioni. Oggi vorrei parlarvi del libro La ragazza che cuciva lettere d'amore, di Liz Trenow, edito da tre60.
In copertina, appena sopra il titolo, tre righe scritte quasi come una poesia recitano:
Una seta preziosa
Un segreto inconfessabile
Un sogno lungo una vita

Questo (e poco altro) è bastato a farmi arrivare alla cassa della libreria con in mano il libro in questione.
Il romanzo ha sostanzialmente due protagoniste: Caroline, giovane donna che vive ai giorni nostri una crisi esistenziale (da poco disoccupata, da poco di nuovo single, una madre che soffre di demenza senile...) e riceve dal passato una misteriosa trapunta e Maria Romano, che è vissuta nel 1910 come ricamatrice alla corte del futuro re del Galles e che racconta la storia della sua vita al lettore attraverso le sbobinature di alcune registrazioni trascritte negli anni Settanta da una studentessa universitaria intenta a redarre la tesi di laurea.
Maria ha passato metà della sua vita in un istituto di igiene mentale, condotta lì poco prima di partorire un bambino troppo scomodo per la casa reale. Troppo scomodo perché figlio del principe del Galles e di una semplice ricamatrice. È stata lei a cucire la trapunta. Così racconta nelle registrazioni. Ma cosa ha a che fare Maria Romano con Caroline? Maria era un'amica della sua nonna. Una foto lo testimonia. E allora? Perché sua nonna desiderava tanto lasciarle in eredità quella trapunta? Caroline ha bisogno di capire. Sente che questa è una missione. Un dovere nei confronti di se stessa.

La ragazza che cuciva lettere d'amore è un romanzo che scorre molto fluido sotto gli occhi del lettore curioso. L'alternanza fra anni Settanta e giorni nostri rende la narrazione equilibrata e contribuisce a prolungare la suspance. Un po' triste in alcuni passaggi, la vita di Maria lascia l'amaro in bocca. Una volta sciolto il mistero, il libro fa in fretta a concludersi, dando a suo modo un lieto fine.
Mi aspettavo, visto il titolo, la quarta di copertina e pochi frammenti letti, un libro più romantico. La storia di un amore più forte.
Ma, ripensandoci, questo libro è interamente intriso di sentimenti forti: l'amicizia, che sarà quella che salverà davvero Maria dal manicomio, l'amore di una madre per un figlio e, poi, l'amore di una nonna per la sua unica nipote.



mercoledì 8 luglio 2015

Verrà il vento e ti parlerà di me -in lettura...

Cari lettori,
l'altro giorno mi aggiravo curiosa fra gli scaffali della libreria virtuale del mio Kindle, cercando qualcosa da leggere.
Dal momento che divoro libri più o meno come il mio gatto divora crocchelle, ho deciso di dare un'occhiata all'Offerta del Giorno, giusto per non spendere tutti i soldi di cui dispongo.
Così mi sono imbattuta in Verrà il vento e ti parlerà di me, di Francesca Barra. La trama mi sembrava interessante, le recensioni erano positive, il titolo prometteva bene. Indi per cui poscia, l'ho comprato.
 
Ho subito iniziato a leggerlo e ancora ce l'ho in lettura. Devo dire che, per ora, è esattamente il libro che avevo voglia di leggere.
La storia di Teresa e quella di sua nipote Caterina si alternano e si incrociano, in un periodare fluido che ha il sapore delle storie antiche, delle tradizioni, del legame con la propria terra natia.
Caterina ha appena abbandonato il suo paesino per andare a studiare a Roma. Porta con sé il quaderno delle ricette di sua nonna, compilato meticolosamente nei mesi estivi. Caterina è emozionata all'idea di essersi buttata in una nuova avventura, lontana da casa. Sua nonna Teresa, invece, fin da bambina sapeva che dalla Basilicata non se ne sarebbe mai voluta andare. E la sua più grande avventura, ha deciso di viverla proprio lì, nel luogo in cui è nata.
Magia, sentimenti, ma anche ottime ricette si avvicendano fin dalle prime pagine.
Per ora il libro mi sta appassionando molto, vedremo se proseguirà così.
Qualcuno di voi l'ha letto? Se volete, fatemi sapere la vostra!

lunedì 6 luglio 2015

Riflessioni di una lettrice

Cari lettori,
forse avrete letto il mio post dedicato alle letture estive.
Come tutti i programmi che si rispettino, che il più delle volte sono fatti per essere smentiti, anche questo ha immediatamente subito delle inevitabili modifiche.
Ho terminato in pochissimo tempo Il baco da seta, che non ha deluso le mie aspettative. Uno dei libri più appassionanti del mio ultimo periodo. Consigliatissimo a chi ama il genere noir.
Ho poi iniziato a leggere L'amore è...un libro di ricette, per scoprire in meno di tre minuti che si tratta semplicemente di un libro di ricette, appunto. Forse quelle che vengono citate nel precedente L'amore è...un bacio di dama. Da verificare.
Allora mi sono lanciata su un libro che da tempo era fra i miei obiettivi: Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Luis Sepùlveda. Una storia dolcissima, quasi una poesia.
Zorba, un gatto nero grande e grosso, mentre i padroni sono in vacanza, soccorre una gabbiana che, colpita dalla peste nera dei mari (un'ondata di petrolio le ha coperto interamente il corpo), prima di morire vuole deporre il suo uovo. Ed è così che Zorba si ritrova a promettere alla gabbiana che si prenderà cura dell'uovo e della creatura, e le insegnerà a volare.
Ve lo immaginate un gattone grasso e grosso che cova un piccolo uovo di gabbiano?
Zorba farà così da mamma alla piccola gabbianella e, con l'aiuto degli altri gatti del porto e di uno scrittore un po' visionario, insegnerà alla piccola Fortunata (questo il nome che i gatti danno alla gabbianella) che
Vola solo chi osa farlo.

lunedì 18 maggio 2015

Forza Zorba

Credo che uno dei momenti in cui è possibile scorgere l'Amore vero abitare i miei occhi sia quando guardo il mio gatto.

Per te, piccolo Zorba. Perché ti amiamo di un amore infinito e incondizionato. Perché sei ancora un cucciolo, perché non ti devi arrendere. Perché non ci devi lasciare soli, non ancora. Perché la tua vita è piena di tutte le cose che ancora devi fare.
Per te, piccolo Zorba. Resisti. Sii forte.
A domani. Perché domani ancora ci sarai. E sarai pronto per tornare a casa e goderti tutto l'amore che abbiamo da darti. E che tu hai da darci.

lunedì 20 aprile 2015

#ioleggoperché

Cari lettori,
alcuni giorni fa, in una libreria di Cagliari, ho ritirato il mio kit di messaggero di lettura del progetto #ioleggoperché. Lo conoscete? Si tratta di un progetto per promuovere e divulgare il piacere della lettura, per il quale editori, lettori, autori e librai si sono uniti.
Io, come accanita lettrice, ho aderito subito al progetto e ho quindi ricevuto dodici libri da distribuire per permettere alla passione libresca di dilagare.
Siete curiosi di scoprire che libri ho ricevuto?
I libri sono sei per ciascun titolo:
-Splendore, Margaret Mazzantini;
-Il corvo, Kader Abdolah.

Ho iniziato a leggere quello della Mazzantini, di cui ancora non avevo letto nulla. Abdolah, invece, già lo conoscevo: è un autore iraniano che ho scoperto qualche tempo fa e mi è piaciuto davvero molto. Prossimamente vi parlerò dei suoi libri.

E voi parteciperete a #ioleggoperché ?

domenica 25 gennaio 2015

Oriana. Una donna. Quattro chiacchiere con Cristina De Stefano

Cari lettori,
ho avuto un'occasione bellissima. Qualche mese fa ho letto con curiosità il libro Oriana. Una donna di Cristina De Stefano. Si tratta di una biografia su Oriana Fallaci, non solo come grande giornalista, ma anche -e soprattutto- come donna. Un libro documentato fino all'ultima virgola, che comprende anche bellissime foto storiche e che porta il lettore all'interno della travagliata vita di una donna che voleva vivere come un uomo e rivendicava il diritto ad essere considerata alla pari dei suoi colleghi uomini. Eppure, nonostante questa grinta indescrivibile, Cristina De Stefano riesce a tratteggiare anche il lato più umano e più fragile di questa donna che è ormai una leggenda. Piena di contrasti, di amore e di rabbia allo stesso tempo.
Vi dicevo, ho avuto un'occasione bellissima: quella di rivolgere a Cristina De Stefano cinque domande. Sul suo libro. Ma non solo.
Curiosi? Continuate a leggere.
 
Domanda) Come nasce l'idea di scrivere una biografia di Oriana Fallaci? La stessa Fallaci non aveva mai autorizzato alcuna biografia...
Risposta) Sappiamo che Oriana non ha mai autorizzato biografie o libri o film su di sé mentre era in vita. Era convinta di essere la sola in grado di parlare di se stessa. Ma ora che non c'è più è giusto che il personaggio sia raccontato dall'esterno, come avviene per tutti i grandi personaggi. E' stato il nipote Edoardo Perazzi, che lei ha nominato erede universale, a contattarmi perché desiderava che venisse scritta una vera biografia di sua zia. Edoardo Perazzi aveva letto il mio libro precedente, Americane avventurose (Adelphi), dedicato a venti grandi donne d'oltreoceano, e desiderava che così si scrivesse la vita di Oriana: con rigore ma anche con afflato narrativo. La vita di Oriana Fallaci è un grande romanzo. Ho esitato a lungo prima di accettare, perché il personaggio mi spaventava, ma non ho potuto dire di no perché era una occasione storica. Per la prima volta un biografo poteva avere accesso alle carte private di Oriana, nessuno lo aveva mai fatto prima.
 
D) Raiuno dedicherà a Oriana Fallaci una miniserie interpretata da Vittoria Puccini: cosa pensa di questo progetto?
R) Non ho seguito il progetto, che si è sviluppato in modo parallelo alle ricerche della mia biografia e quindi non è basato sul mio libro. Sono curiosa, come tutti gli spettatori, e sono felice perché penso che sia l'inizio di una vera riscoperta del personaggio, che continuerà per anni. Anche se vivo all'estero farò in modo di vedere lo sceneggiato, ovviamente.
 
D) Dal suo libro emerge il ritratto di una donna estremamente complessa, forte e fragile allo stesso tempo. Prima di iniziare le sue ricerche, si aspettava una personalità così fortemente sfaccettata?
R) Assolutamente no. Da lettrice avevo l'immagine stereotipata che probabilmente tutti abbiamo di lei: una donna aggressiva, difficile, battagliera, sempre a caccia di guai. E' stata una vera sorpresa scoprire l'altro lato di Oriana, quello privato, dolce, allegro, a volte ingenuo, patologicamente incapace di accettare di essere ferita. Sapere che una donna che ha avuto una vita privata così complicata, spesso infelice, eppure ha realizzato tutto quello che ha realizzato Oriana, bè, me la fa ammirare ancora di più.
 
D) Per Oriana non c'è mai stata una grande differenza fra il giornalismo e la scrittura: lei si approcciava alla professione di giornalista in veste di scrittrice. I suoi pezzi erano storie più che articoli. Anche lei è sia giornalista che scrittrice: quanto sono lontani (o vicini) questi due mondi?
R) Oriana ha sempre detto che era una scrittrice prestata al giornalismo, e che così scriveva i suoi articoli, che infatti sono diversi da tutti gli altri. Personalmente io lavoro allo stesso modo quando scrivo un articolo o un libro, perché parto sempre dalla realtà, visto che non scrivo narrativa, ma biografie (Belinda e il Mostro, Adelphi; Americane avventurose, Adelphi). In teoria uno scrittore ha più libertà, perché può inventare. Ma io credo che anche un giornalista abbia una grande libertà, lo sguardo che porta al reale è già la sua libera scelta. Quando un giornalsita va in Ucraina e poi scrive, parla del suo sguardo, delle sue interpretazioni, delle sue scelte, alla fine. Per questo sono d'accordo con Oriana che diceva che il giornalismo oggettivo non esiste. E' più onesto, trovo, dire così, piuttosto che dire: questa è la verità.
 
D) Il suo agente, ho letto nei Ringraziamenti alla fine del libro, è Roberto Santachiara, personaggio quasi leggendario: com'è lavorare con lui?
R) Roberto Santachiara è un grande agente letterario. Per me è una figura quasi paterna, anche se ha pochi anni più di me. Sono con lui dal mio primo libro e devo dire che soprattutto nel progetto di Oriana è stato fondamentale. Ha salvato la situazione quando a me sembrava di non riuscire a uscirne e volevo rinunciare. E' un uomo molto calmo, un po' vecchio stile come i gentiluomini di una volta. Ti porta a pranzo in uno dei posti che conosce lui intorno a Pavia, ti ascolta e poi ti fa ragionare. So che ha fama di essere tremendo, e probabilmente lo è nelle trattative, ma con me è sempre gentilissimo, molto protettivo.

Ringrazio sentitamente Cristina De Stefano per aver dedicato un po' del suo tempo a rispondere alle mie curiosità.

domenica 4 gennaio 2015

Stanza B517


B517



Astolfo camminava da ore per le vie di una piccola città come tante, persa nella confusione della notte vigile. Nessuno faceva caso a lui, che aveva dimenticato la via di casa. O, forse, non l'aveva proprio dimenticata. Forse la verità era che Astolfo non trovava un buon motivo per tornare a casa sua. Era solo da troppo tempo. Perfino Harimi l'aveva lasciato. Al pensiero di quel nasino umido, che la dolce cagnetta strofinava sul suo viso tutte le sere, Astolfo sentì un vuoto immenso occupare tutto lo spazio disponibile nel suo cuore.
Immagine presa dal Web

Astolfo non sarebbe tornato a casa, quella notte. Non trovava un motivo per percorrere di nuovo quella via, che fingeva di non ricordare più.

Cammina, cammina, Astolfo finì al Mirabel Hotel. Non ricordava di averlo mai visto quel posto. Eppure era lì, immenso, proprio davanti ai suoi occhi. Sembra nato come un fungo dopo la pioggia. Infilò la porta di vetro dell'hotel. Entrò.

Silenzio.

Astolfo fece qualche passo verso il bancone della reception: una donna, di cui in seguito Astolfo non riuscì mai più a ricordare nulla, gli porse una chiave: “Stanza B517” gli disse con una voce soave.

E l'uomo, senza farsi domande, come preso da un bisogno irrinunciabile, strinse la chiave e si avviò d'istinto verso un ascensore grande, lussuoso, con finiture color dorato. All'interno dell'ascensore, si rese conto di non aver chiesto quale fosse il piano della stanza. Ma quello del Mirabel Hotel non era un ascensore qualsiasi: Astolfo faticò un po' prima di capire che ogni pulsante -ed erano un'infinità- corrispondeva ad una stanza. Con pazienza, cercò il numero della sua. B517. Eccola, finalmente. Un lieve rumore di cavi, sui quali scivolò l'ascensore, e poi un tintinnio. Le porte scorrevoli si ritrassero. Astolfo si trovò di fronte ad un'unica porta, con una targhetta in oro, incisa con smalto rosso: B517.

Tutto era molto bizzarro e insolito. Ma Astolfo era stanco. Davvero stanco. Non aveva voglia di farsi troppe domande. Non aveva voglia di chiedersi il perché di un corridoio con una sola stanza o di un ascensore con infinite destinazioni. Voleva soltanto chiudersi alle spalle quella vita come tante altre, quella città come tante altre, quel malessere che bruciava dentro il suo cuore, come bruciava in quello di tanti altri.

La stanza era sobria. Un letto matrimoniale, due comodini con abate-jour rosa antico, una finestra lunga e stretta, un armadio. La moquette, anche questa rosa antico, attutiva il rumore dei suoi passi.

Astolfo si lasciò cadere sul letto, morbido e profumato di pulito. Meno male. Odiava gli alberghi che non utilizzavano biancheria pulita e profumata per le stanze. Quel piumone bianco immacolato, invece, profumava di lavanda.

Astolfo chiuse gli occhi.

Profumo di lavanda...anche le lenzuola del suo viaggio di nozze con Lisa avevano avuto quel profumo, ventisette anni prima. Astolfo si sentì catapultato indietro nel tempo. In un tempo lontano in cui Lisa gli accarezzava il corpo, desiderosa di lui, dei suoi baci, delle sue attenzioni. Come erano arrivati a quel punto? Era colpa sua. Astolfo lo sapeva. Non poteva biasimarla. Lui l'aveva trascurata. Troppo lavoro, in cerca di un avanzamento di carriera che non era mai arrivato. E che le aveva portato via sua moglie. Lisa ormai non voleva più vederlo. Eppure, lì, in quella stanza B517, Astolfo riuscì a sentirla di nuovo vicina. Forse era colpa di quelle lenzuola morbide, di quel profumo di lavanda. Forse era colpa della sbronza che si era preso circa un'ora prima.



Ti ho sempre amata. Sempre.

Astolfo scrisse queste cinque parole sul display del suo iPhone. Poi inviò il messaggio a Lisa, che come foto del profilo aveva un primo piano del suo dolcissimo viso. Astolfo non volle aspettare una risposta, anche perché temeva che non sarebbe mai arrivata. Spense lo smartphone e lo lasciò sul comodino.

Freddo. Aveva sudato, prima, ed ora aveva freddo. Si tolse a fatica le scarpe lucide ed eleganti che aveva usato per andare in ufficio. Fanculo a quel lavoro. Fanculo a quella carriera rincorsa inutilmente per anni. Alle vacanze a cui aveva rinunciato, all'amore che aveva perso, all'uomo che era diventato.

Astolfo pianse. Come piangeva da bambino. Ma, quando era bambino c'era sua madre ad asciugargli le lacrime. C'era sua madre a stringerlo a sé. Ora era solo. Solo in una stanza anonima con la biancheria che profumava di lavanda.

Un rumore.

Astolfo ne era certo, aveva sentito raspare. Il rumore proveniva dalla porta. Andò ad aprire.

Nessuno.

Richiuse la porta e diede la colpa alla vodka in eccesso.

Si accucciò di nuovo sul letto, si voltò su un fianco e cercò un motivo per non piangere. Non ci riuscì. Gli mancava incredibilmente Harimi. Pensò intensamente a lei. Aveva passato tutta la sua vita accanto a lui. Sedici anni. Poi quell'incidente...

Astolfo si chiese perché la sorte portava via sempre i migliori.

Cosa sarebbe successo se quel giorno fosse tornato a casa prima dal lavoro? Forse Harimi non sarebbe uscita da sola dal giardino, forse non sarebbe finita sotto quella macchina. Forse sarebbe stata ancora viva.

Come sarebbe andata la sua vita se avesse dato meno valore a quel lavoro nell'alta finanza, che prometteva di fargli guadagnare tanti soldi? Aveva perso Lisa per colpa di quell'inutile lavoro. Lisa voleva un figlio. Lui non si sentiva pronto. Era troppo occupato a inseguire quella promozione...e sua moglie era andata via.

Chiuse gli occhi. Li strinse forte. Gli parve di udire di nuovo un rumore. Più vicino stavolta. Era un uggiolio. Non aveva dubbi. Aprì gli occhi ma non vide nulla. Li richiuse e sentì il naso di Harimi sul suo collo. Umido e caldo. Si commosse. Inspiegabile. Era solo in quella stanza. Eppure, non appena chiudeva gli occhi, sentiva Harimi. La sua cagnolina era con lui.

Astolfo, che fosse opera della sbronza oppure frutto di qualche meraviglioso incantesimo, si sentì come un cucciolo che ritrova la sua mamma.



Lisa suonò a lungo al campanello di quella che per anni era stata la sua casa. Non sentiva Astolfo da anni. E quel messaggio le aveva messo una strana inquietudine. Ma no. Non era per quello che Lisa era lì. Lisa era lì perché Astolfo finalmente le aveva scritto le parole che per anni lei aveva sperato di sentirgli dire.

Ma nessuno andò ad aprire. Lisa non vide neppure la dolce Harimi fare capolino dal cortile. Strano. Molto strano.

Riguardò il messaggio sulla chat di messaggistica istantanea.

Ti ho sempre amata. Sempre.



Possibile che ci fosse stato un errore? No, quel messaggio era proprio per lei. Suonò ancora. Era l'alba. Dove diavolo poteva essere Astolfo, se non a casa sua?

Vide una freccia accanto alle parole del messaggio. Si ricordò che spesso i nuovi smartphone segnavano la posizione esatta di chi scriveva. Tentare non nuoce.

Sì. il satellite lampeggiava in una via non molto lontano dalla sede della società per la quale Astolfo si ostinava a lavorare senza sosta.

Lisa camminò. Camminò a lungo. E non smise di pensare. Il suo cervello sembrava un frullatore che deve ridurre in poltiglia un'infinità di ingredienti. Lavorava senza sosta. Cosa avrebbe detto ad Astolfo, dopo tanti anni? Avrebbe avuto il coraggio di chiedergli scusa per averlo lasciato solo? La loro storia poteva ricominciare? Lisa camminò. Camminò per le vie di una piccola città come tante, che si avviava ad un lento risveglio, dopo una notte che sembrava aver trascorso insonne. L'odore del pane caldo, del caffè, piccole luci che si spengono al primo bagliore pallido mattutino.

Lisa controlla il cellulare. Astolfo non dovrebbe essere lontano. Sempre che sia ancora in quel posto in cui si trovava quando le ha mandato quel messaggio.

Lisa svolta a sinistra, poi a destra e poi ancora a sinistra.

Una corsa lungo una strada praticamente deserta, costellata di locali con le serrande abbassate.

Astolfo è lì. Sul marciapiede di una piccola strada deserta. Una strada qualsiasi di una città qualsiasi. Disteso a terra, con un abito grigio scuro e una valigetta in pelle a pochi passi da lui.

Un uomo qualsiasi, agli occhi di chiunque. Un poveraccio che non ha più nessuno. Un uomo prostrato e inaridito dalla vita.

Per Lisa, invece, quello è l'uomo che l'ha sempre amata. L'amore di una vita, che ora ha perso per sempre. Perché la vita, spesso, è difficile. E gli errori non sempre hanno un rimedio.

Astolfo non tornerà mai più.

In poco tempo arrivano le ambulanze. Ma è tardi.

Lisa, senza forze, accompagna Astolfo in ospedale. Ma Astolfo è ormai altrove. Chissà dove.

Secondo quanto dicono i medici, il cuore di Astolfo non ha retto: un cocktail di farmaci e alcol. Ma Lisa sa che il suo cuore non ha retto a tutti quegli anni di aridità. Non esiste una spiegazione scientifica sensata ad una vita che se ne va. Ad una vita che non resiste.

“Signora, nella tasca dell'abito di suo marito abbiamo trovato questa. Forse lei sa che porta apre questa chiave. La polizia non è riuscita a ricondurla a nulla. Non esiste nessun Mirabel Hotel” un medico le porse una chiave.

Lisa la guardò: era massiccia, dorata. Appesa, un'etichetta metallica: B517/Mirabel Hotel.

Non aveva idea di cosa fosse. Ma si promise che l'avrebbe scoperto. Ci fosse voluta anche una vita intera.



sabato 1 novembre 2014

A COLPO D'OCCHIO- Il quadro mai dipinto

Cari lettori, ho portato a termine la lettura del libro di Massimo Bisotti, Il quadro mai dipinto.
Certo, devo ammettere che alcune parti sono poco scorrevoli, nel senso che è un po' inverosimile che due persone infilino in un unico dialogo una catena ininterrotta di frasi profonde come non mai. Però mi è piaciuto tanto. Tantissimo. Mi è piaciuto soprattutto Patrick, il protagonista del libro. Bellissimi i pensieri che dedica a Raquel, la donna che ama. Riflessioni che ti entrano dentro. Una volta anche io mi sono sentita dire frasi così. Peccato che fossero cose dette e poi dimenticate, mai realizzate.
Invece Patrick è sincero. Sì, mi piace perché è sincero. Bel personaggio. Ce ne fossero di più di persone così!
Voglio regalarvi uno degli stralci de Il quadro mai dipinto che mi ha emozionato di più. È Patrick che parla:

Mi troverai, mi troverai ogni volta. Non importa con chi sarò, dove sarò, cosa starò facendo in quel momento. Non importa se avrò fatto un solo passo avanti, oppure 100, oppure centomila ancora. Io ci sarò, custodirò il tuo essere speciale, proprio io che non credo negli angeli. Lo difenderò da questo mondo che distrugge. Per quanti passi avanti io abbia fatto, ne basterà sempre e solo uno indietro per raggiungerti. Questa è la mia promessa.

giovedì 28 agosto 2014

A COLPO D'OCCHIO- Lo Zahir

Cari lettori,
ho appena portato a termine la lettura del libro Lo Zahir di Paulo Coelho.
È stata una lettura cercata, cioè una lettura che non mi è capitata per caso. Volevo leggere fortemente un libro che mi appassionasse e che contenesse in sè riflessioni in grado di farmi riflettere. In più, questo è un periodo in cui sono nostalgica de L'alchimista, uno dei miei libri preferiti. Allora ho optato per un'opera di Coelho, per ritrovare un po' della magia dei suoi libri.
Lo Zahir non mi ha deluso.
La storia è quella di uno scrittore -autore di libri dal forte contenuto spirituale- che viene abbandonato da sua moglie, inviata di guerra. Che fine ha fatto Esther? È stata rapita? È morta in quei terribili luoghi di conflitto? O l'ha semplicemente abbandonato?
Il protagonista non riesce a non pensare a lei. Esther diventa il suo Zahir, un pensiero costante, quasi un'ossessione. Ritrovare sua moglie è l'unica cosa a cui lo scrittore riesce a pensare. E non la troverà fino a che non capirà che deve prima ritrovare se stesso.
Un libro che parla di viaggi, non solo fisici ma anche interiori. Soprattutto interiori.
Un libro che parla di amore. Un amore che non si arrende al primo ostacolo e che rischia tutto (anche il suo stesso dissolvimento) per la propria evoluzione.
Ancora una volta, un libro imperdibile.

giovedì 17 luglio 2014

Il nostro lungo percorso

Fernando Pessoa scrisse che la morte è solo la curva della strada e che morire è solo non essere visto.
Io oggi dedico a Claudia, a Laura e a Betti queste parole profonde. Perché spero che, in un momento così drammatico, possano accendere una piccola luce nel loro cuore. Io, da non credente, posso dire che non credo certo nel Paradiso. Ma sono convinta che questa nostra vita, qui sulla terra, sia solo una piccola parte di un viaggio più lungo, che ci porterà a crescere ancora, forse a sbagliare ancora, ma senza dubbio a perfezionarci. Certo, il distacco e il vuoto che lascia la morte di una persona cara sono enormi, quasi insopportabili. Io ne soffro con voi. Ma la fortuna di aver condiviso questo viaggio anche con Paolo, quella bisogna portarsela sempre dentro. Ora lui continua di certo quello che è il suo percorso. Soltanto suo. Ma ha una consapevolezza nuova, anche grazie a voi. Che il suo percorso possa essere pieno di Luce.
Vi abbraccio con immenso affetto.

domenica 6 luglio 2014

Il Sognalibro

Cari lettori,
questo post per segnalarvi un mio hobby: quello di creare segnalibri personalizzati realizzati interamente a mano.
Li posso creare secondo il vostro gusto e le vostre necessità, personalizzati anche col nome oppure seguendo un tema particolare. Qui sotto inserisco alcune foto dei Sognalibri:



Per tutte le informazioni potete scrivere a ilsognalibro2014@libero.it
Ho anche una pagina Instagram, che trovate sotto il nome di @ilsognalibro2014 e una pagina Facebook, che trovate qui:
https://m.facebook.com/ilsognalibro2014
Vi piacciono? Ci sono semplici, angolari o con la calamita, oppure con i cuccioli della vostra famiglia!



lunedì 30 giugno 2014

A COLPO D'OCCHIO -Il sentiero dei profumi (Recensione)

Cari lettori,
ho terminato oggi il libro di Cristina Caboni, Il sentiero dei profumi.
Elena Rossini è una donna forte e fragile allo stesso tempo, con un talento naturale per l'arte profumiera, ereditato dalle sue antenate.
Sua madre era una profumiera, sua nonna era una profumiera, e tutte le donne della famiglia Rossini lo furono. Fino a risalire alla famosa Beatrice Rossini, l'inventrice del leggendario Profumo Perfetto, la cui formula è andata ormai perduta.
Il lettore segue la vita di Elena, che a partire dal fallimento di tutti i suoi progetti e dal tradimento da parte del suo compagno, si rialza e decide di riprendere in mano la sua vita. Di seguire il sentiero dei profumi, nonostante in passato l'abbia fatta soffrire.
Da Firenze a Parigi, Elena costruirà faticosamente un nuovo percorso, che poi è quello che è sempre stato il suo. E non sarà sola. Con lei Monique, l'amica di sempre, la sorella che non ha avuto. E poi Cail, un uomo con un passato di sofferenza, ma con un cuore che ha solo bisogno di amare. E vuole amare Elena. Nonostante tutto. Nonostante le difficoltà.
 

Il sentiero dei profumi è un libro che ho letto col cuore e che mi ha coinvolto profondamente. In un certo senso Elena, la protagonista, mi somiglia. La trama si fa via via più avvincente col procedere della lettura, incuriosendo il lettore e facendolo legare profondamente a ciascuno dei personaggi, come se fossero persone reali. Anche i personaggi secondari, per così dire, sono ben caratterizzati e approfonditi, così da assumere una fisionomia dettagliata. Bella anche la descrizione dei luoghi, che si intreccia con la storia e la arricchisce, contribuendo a creare la giusta atmosfera. Cristina Caboni ha una scrittura fluida, scorrevole. Parole che profumano di sentimenti veri. E non vedrete l'ora di sapere come va a finire.

lunedì 9 giugno 2014

A COLPO D'OCCHIO -La luce sugli oceani

Cari lettori,
oggi voglio suggerirvi la lettura di un libro che mi ha commosso, facendomi profondamente riflettere. Si tratta del romanzo d'esordio di M. L. Stedman, La luce sugli oceani.
Ho letto questo libro parecchi mesi fa e ancora non avevo avuto il coraggio di recensirlo. Perché è un libro disarmante, forte e dolce allo stesso tempo.
Pensate che si possa sempre individuare il limite fra ciò che è giusto e ciò che non lo è? La luce sugli oceani metterà in crisi qualsiasi certezza e qualsiasi facile giudizio.
 
Tom e Isabel, fin dal loro primo incontro, non possono fare a meno di amarsi. Lui è un uomo introverso, reduce di guerra, profondamente ligio al dovere. Lei è una donna frizzante, che lo completa e lo rende migliore. Insieme decidono di andare a vivere su Janus Rock, l'isola destinata soltanto al guardiano del faro: Tom, appunto.
Il sogno di Isabel è quello di diventare madre, di avere con Tom una famiglia. Ma il destino sembra negare loro questa possibilità. Dopo vari aborti, però, qualcosa cambia: sull'isola arriva una barchetta che ha fatto naufragio. Dentro, il cadavere di un uomo e una neonata, viva.
Come un faro, la bambina rischiara l'animo di Isabel, che si sente sua madre sin dal primo momento. Lucy, così la ribattezzeranno, decidendo di infrangere le regole che impone il ruolo di guardiano del faro. Tom e Isabel, infatti, non denunceranno l'accaduto, e faranno credere a tutti che Lucy sia la loro figlia naturale.
Ma Tom e Isabel non hanno fatto i conti con le possibili conseguenze di una decisione tanto drastica: al di là di Janus Rock, Hanna, una madre disperata e ormai vedova, non smette di cercare la sua bambina. Non smette di sperare, neppure quando ormai sono passati troppi anni dal tragico evento che l'ha separata dal suo amato e dalla loro unica figlia.

L'autrice è una narratrice abilissima nel descrivere situazioni e sentimenti. Un attimo prima stai dalla parte di Isabel, la difendi, speri che nessuno scopra il suo segreto, anche per il bene della piccola Lucy. Un attimo dopo sei lì a sperare che Hanna ritrovi quella figlia che tutti ritengono morta. E poi ancora viceversa. Difficile capire il limite di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Non tutto si può dividere in bianco o nero.
Una lettura avvincente e commovente, un libro che non delude le aspettative, anzi, le supera. Personaggi così verosimili da sembrare veri. Un finale che sconvolge per la sua concretezza, per la sua profondità, per il gusto dolce-amaro che è poi quello di tutto il romanzo.

lunedì 2 giugno 2014

Il Riflessario n.10

Essere amati da qualcuno ci rende forti.

Amare qualcuno ci rende coraggiosi.

mercoledì 23 aprile 2014

Le anime del libro -Giornata Mondiale del Libro

Ci avete mai pensato? I libri sono composti da tante anime...in effetti, per voi cos'è un libro? Non è certamente soltanto un oggetto fisico che ha una data dimensione, un certo peso e un numero ben definito di pagine. Queste caratteristiche sensibili sono soltanto quelle che connotano un dato esemplare. Ma c'è ben altro. L'anima più evidente di un libro è senza dubbio quella che lo definisce come opera. Ciò che ci resta dentro, nell'anima, infatti, è proprio l'opera. Quella storia particolare, frutto e manifestazione intellettuale di quel particolare autore. Non è forse vero?
Però, non sempre noi leggiamo un libro esattamente come è uscito dalla penna magica dello scrittore. Spesso ne leggiamo una versione diversa. Magari quella di un particolare curatore, oppure la versione di un abile traduttore che ci permette di penetrare un testo scritto originariamente in una lingua che non conosciamo. In questi casi, entriamo in contatto in un certo senso con un'altra anima del libro: quella che riguarda il libro come espressione testuale.
In questa Giornata Mondiale del Libro, ho voluto pensare un po' più profondamente a questo essere magico che chiamiamo libro, e che è in realtà qualcosa di complesso e sfaccettato. Composto, appunto, da diverse anime.

lunedì 21 aprile 2014

Vivo due volte

Sono un pessimista per natura. Ma aspetto solo di essere smentito.

 

Era questa la frase che apriva uno dei racconti di Stefano. C’era un po’ di autobiografico in quello che Stefano aveva scritto. In effetti la sua vita non era mai stata facile. Ed è difficile essere ottimisti quando il mondo sembra volerti rifiutare ancor prima di vederti crescere.

Stefano aveva scoperto la sua patologia per caso, quando si era sentito male durante una partita di calcetto con gli amici. Da lì erano partiti tutti i controlli, le visite mediche, i ricoveri. Una trafila lunga e snervante. Soprattutto quando hai sedici anni, e preferiresti trascorrere il tempo a farti le canne fuori da scuola, non a fare prelievi negli ospedali.

Stefano aveva bisogno di un cuore nuovo. Il suo non andava. Era come avere il motore di una vecchia cinquecento in una Ferrari sportiva. Non poteva funzionare.

Voi lo sapete come ci si sente? Sapete come ci si sente ad avere poche speranze di vita davanti e ad avere improvvisamente una voglia di vivere mai avuta prima? Sapete come ci si sente a sperare che qualcuno muoia per potervi donare il cuore?

Tante, troppe volte Stefano aveva sperato che fosse arrivato il momento. Che ci fosse un cuore compatibile col suo. Ma troppo spesso le analisi avevano rivelato il contrario.

E il tempo dell’attesa riprendeva a scorrere lento.

Per fortuna c’era Maria. Con lei il tempo andava sempre forte. Con lei Stefano avrebbe atteso un cuore nuovo anche per tutta la vita.

C’era anche Maria quando i medici gli avevano dato la notizia: un donatore compatibile.

Stefano ricorda ancora la mano di Maria che si stringe alla sua, quasi a stritolarla. Ricorda il pianto, un po’ di liberazione un po’ di paura e un po’ di vergogna. Lui vivrà perché un altro è morto. Si chiede se riuscirà ad accettarlo definitivamente un giorno o l’altro.

Adesso, dopo dieci anni da quel giorno, qualcosa che lo aiuta a metabolizzare c’è: sua figlia Gioia.

Gioia è lì, con lui e con Maria, soltanto grazie a quel cuore. Quel cuore ha dato la vita a molte più persone di quanto appaia a prima vista.

Stefano ha saputo che a permettere tutto questo è stata la morte di un altro Stefano. Le coincidenze della vita. Sono stati i genitori di quel ragazzo a permettere la donazione di quel cuore che ora batte ancora, forte di due vite dentro di sé. Stefano sente di avere due madri e due padri da quel giorno. Sente di avere un fratello, che porta il suo stesso nome e che vive dentro di lui dandogli un motivo in più per andare oltre, anche quando sembra che non ne valga la pena.

 

Stefano era un pessimista per natura. Ma è stato smentito. Ricorda bene come si sentiva un tempo. Solo e sfortunato. Ma ora no. Ora Stefano sente di valere più di molti suoi coetanei. Sa di essere forte, perché ha saputo resistere, perché ha saputo affrontare la vita anche a costo della morte, perché conosce il valore di ogni singolo respiro, il valore di quel motore che ha preso in prestito da un altro Stefano e che ora batte nel petto anche per lui, per lui e per tutti quelli che l’hanno amato.

Sarebbe una bugia dire che Stefano non vive mai momenti difficili, come tutti. Momenti in cui davvero le difficoltà della vita lo mettono a dura prova. Quando succede, però, lui ha una risorsa in più di molti di noi: si mette in silenzio e ascolta.

TU TUM, TU TUM, TU TUM. TU TUM, TU TUM, TU TUM. Questa è una voce potente. Gli dice: Vai avanti. Non sei solo.


giovedì 17 aprile 2014

Situazione sentimentale: innamorato di un personaggio letterario

Immagine tratta da La Sepoltura della Letteratura
Diciamoci la verità: noi lettori accaniti spesso cresciamo con l'illusione che la nostra vita dovrebbe somigliare alle storie che leggiamo. Un po' come era solita fare Emma Bovary, cerchiamo nelle nostre giornate e nelle persone che incontriamo quel non so che in più, che ci dia il brivido che molti libri sanno regalarci.
E così accade che, spesso, la monotonia della vita reale ci deluda.
Chi di voi non si è mai innamorato di un personaggio letterario? Ma non perché questi siano perfetti, anzi. Nessun personaggio letterario è senza difetti. Ma è per questo che ce ne innamoriamo. Perché, pur con i loro difetti, sono in grado di conquistarci, perché ciò che ci fa innamorare di loro, spesso, è il coraggio che mettono in campo per proteggere i loro sentimenti. Ciò che rischiano pur di non rinunciare ai propri sogni, al proprio amore, alla propria libertà...
Troppe volte, nel mondo reale, è proprio questo coraggio che manca. Il grande assente della società odierna.
Io, per esempio, sono da sempre innamorata di Mr Darcy, di Orgoglio e Pregiudizio. Perché? Non lo so con esattezza. Come si dice? Non c'è un perché: si ama e basta. Ma forse il motivo è che Darcy è un uomo capace di cambiare per amore. E, contemporaneamente, di restare se stesso.
E voi, di quale personaggio siete innamorati?