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mercoledì 21 dicembre 2016

Una lunga estate crudele...a Natale

Leggere sotto Natale un libro ambientato in estate? Fatto!
Si tratta di Una lunga estate crudele di Alessia Gazzola, uno dei numerosi episodi della vita di Alice Allevi, specializzanda in medicina legale con la passione dell'investigazione. Grazie alla fiction di Rai Uno con protagonista Alessandra Mastronardi nei panni di Alice, i libri della Gazzola, peraltro già famosi, hanno avuto un nuovo slancio. Questo episodio della serie è ambientato in una torrida estate e fa uno strano effetto leggere di un caldo soffocante mentre qui in Sardegna siamo attraversati da una pioggia inaudita ormai da tre giorni.
Stavolta il caso che Alice dovrà investigare è ambientato nell'affascinante mondo della recitazione: in una cripta segreta del Teatro del Bardo, infatti, viene rinvenuto il cadavere di un attore scomparso parecchi anni prima. Trovare il colpevole a tanti anni di distanza non sarà facile. Nel frattempo Alice sente la necessità di fare chiarezza dentro se stessa, proprio ora che riceve le attenzioni inaspettate da parte dello studioso di antropologia Einardi, le scostanti provocazioni del famigerato CC e la presenza costante -solo nella sua mente- del ricordo di Arthur.
Il giallo è leggero, come gli altri della serie, ma scorrevole. La narrazione è ben equilibrata fra le indagini e le disavventure spassose di Alice, che riuscirà addirittura a far cadere nel water l'iPhone di Claudio.



domenica 16 ottobre 2016

La strana biblioteca -Murakami Haruki

Cari lettori,
questo che sto per recensire è il primo libro che leggo di Murakami Haruki. Probabilmente non è abbastanza per comprendere lo stile di un autore, infatti mi sono ripromessa di scovarne altri per farmi un'idea più precisa.
La strana biblioteca è un racconto più che un romanzo, molto breve, molto simbolico e questa è un'edizione illustrata, molto bella.
L'atmosfera è onirica, un po' inquietante: un ragazzino entra in una biblioteca con l'intenzione di portare a casa uno o due libri da leggere e invece vi si ritrova intrappolato, imprigionato da un vecchio che vuole mangiare il suo cervello e sorvegliato da un uomo-pecora. Il rischio di non tornare mai più a casa è alto, le speranze di fuggire sono pochissime. Per fortuna compare una ragazza bellissima e sconosciuta...
Anche se l'atmosfera del libro è alquanto ansiogena, la scrittura è calma, pacata, come se raccontasse una vita banale. Probabilmente è una storia simbolica, una storia sul potere dei libri, sul potere della lettura, l'unica attività in grado di darci le chiavi per fuggire dalle nostre stesse prigioni. Dalla prigione della noia, dalla prigione dell'infelicità.
Forse non è il romanzo di Murakami che mi aspettavo, Non importa. Ritenterò. In ogni caso, questa brevissima fiaba mi ha colpita con la sua brevità e con la sua simbolicità profonda.


Le biblioteche contengono storie. Le storie contengono universi. E certi universi possono essere molto pericolosi.
Foto della mia copia de La strana biblioteca.

lunedì 10 ottobre 2016

I misteri di Chalk Hill -Recensione

Cari lettori,
oggi vi parlo di un libro che ho letto quest'estate e che mi è piaciuto molto. Si intitola I misteri di Chalk Hill e l'ho acquistato a pochi centesimi perché era l' offerta del giorno sul mio Kindle. Si tratta di un romanzo di Susanne Goga che sul sito Giunti viene classificato come storico. Io direi piuttosto che si tratta di un mistery ambientato alla fine dell'Ottocento in Inghilterra.
L'atmosfera è fin da subito molto intrigante e ricorda un po' Cime Tempestose un po' Giro di vite, quando una giovane istitutrice tedesca -Charlotte- abbandona la sua terra per recarsi a lavorare presso una ricca famiglia inglese, appunto come insegnante privata della bambina di Chalk Hill, Emily.
Copertina del libro vista sul mio Kindle
Fin dal suo arrivo in terra straniera, Charlotte si accorge di come gli inglesi siano inclini allo spiritismo: siamo negli anni in cui dilagano a macchia d'olio pratiche come sedute spiritiche e contatti con l'aldilà attraverso medium o presunti tali. L'istitutrice è molto scettica riguardo questi argomenti, ma ben presto si troverà coinvolta in eventi tali da scardinare tutte le sue certezze. Emily, infatti, bambina intelligente e affettuosa, brillante e diligente, ha da poco perso sua madre in circostanze misteriose di cui nessuno vuole parlare. La morte di Lady Ellen sembra essere un tabù. Fino a che Emily non inizia a vedere e parlare con la madre morta, mettendo a repentaglio la propria vita. A questo punto bisogna indagare, non è più possibile tacere sui terribili eventi che portarono alla morte di Lady Ellen. E Charlotte, con l'aiuto di un affascinante giornalista che collabora con un ente parascientifico che si occupa di casi al limite fra normale e paranormale, romperà il muro del silenzio che avvolge Chalk Hill.
La trama è ben congegnata, con un finale che forse è un po' prevedibile ma che comunque non stona nell'insieme. I personaggi sono tutti molto interessanti, anche se trovo fuorviante l'indicazione nella trama che marca fin troppo la componente romantica del libro. Non vi è quasi nulla della storia d'amore fra Charlotte e il giornalista che la aiuta nelle indagini. Sicuramente si intuisce un possibile sviluppo, ma il libro resta incentrato sulla vicenda del fantasma di Lady Ellen. Bellissime le descrizioni dei luoghi e le atmosfere create, che conferiscono quel giusto brivido che ben si addice alle storie di fantasmi.
Un libro che, dovessi tornare indietro, ricomprerei sicuramente.

martedì 6 settembre 2016

Io prima di te- dal libro al film

Cari lettori, so di avere diverse recensioni in sospeso, ma oggi voglio parlarvi di Io prima di te, libro/film da cui non riesco a uscire. Vi è mai capitato di leggere un libro o vedere un film così coinvolgente che per i giorni seguenti vi restano addosso le sensazioni che vi ha fatto provare?
Ecco più o meno è quello che sta succedendo a me.
Stavolta, come mi capita solo raramente, ho visto prima il film e poi ho letto il libro, che comunque avevo in programma da molto tempo.
Il film è stupendo, gli attori veramente formidabili. Credo che la scelta di Emilia Clarke nei panni di Lou e Sam Claflin in quelli di Will sia assolutamente la più azzeccata in assoluto. Non saprei immaginare altri interpreti. Se devo dire la verità, hanno dato ai personaggi del libro ancora più carattere.
Louisa Clark è positiva, dinamica, tenace. Ma non ha il coraggio di vivere davvero la sua vita, di uscire dal guscio. William Traynor aveva il pieno controllo della sua vita, un lavoro da leader, soldi, donne. Dopo l'incidente, perde tutto. Persino il controllo delle proprie gambe e braccia.
Così, promette ai suoi genitori sei mesi di vita, dopo i quali si recherà in una clinica in Svizzera per abbandonare per sempre una vita che ormai detesta.
È per questo motivo che i genitori di Will assumono Louisa: affinché lei gli faccia vedere che ci sono ancora delle cose che può fare e che le possibilità di essere felice non sono finite.
L'amore li coglie entrambi alla sprovvista, lei con la sua spontaneità coinvolgente, lui con il carisma che neppure la tetraplegia è stata in grado di togliergli.
Ora smettete di leggere, se non volete che vi rovini il finale.
Per tutto il libro sembra che Lou stia riuscendo a convincere Will che la sua vita ha ancora un senso. Ma il lieto fine non è di questa storia. William è troppo caparbio, nulla potrebbe fargli sopportare una vita tanto dura, neppure l'amore per Louisa, che anzi gli ricorda tutto ciò che con lei non può fare. E così, a Louisa non resta che stargli accanto fino alla fine.
E, paradossalmente, nonostante la sua scelta di morire, sarà lui a insegnarle a vivere. A vivere davvero.
Il libro, rispetto al film, ha naturalmente molti dettagli in più: la vita familiare di Lou e il rapporto fra i genitori di Will; il racconto della violenza subita da Lou, che l'ha resa così spaurita; il modo in cui Will riesce finalmente a farla uscire dal senso di colpa e le restituisce tutte le opportunità che quell'evento le aveva tolto. La scena bellissima in cui i due protagonisti si fanno un tatuaggio. Eppure questi tagli necessari non tolgono intensità al film, anzi, forse gliene conferiscono di più, in 111 minuti nei quali il focus è sempre sulla storia d'amore.
Perché, dopotutto, Io prima di te è soprattutto questo: una meravigliosa, forte, dirompente storia d'amore.

martedì 16 agosto 2016

Jolly Roger- Le chiavi dello scrigno

Cari lettori,
oggi vi parlo di un libro che ho appena terminato e che mi ha fatto compagnia in queste vacanze. È il secondo volume della saga Jolly Roger di Gabriele Dolzadelli, di cui avevo parlato tempo fa. Si intitola Le chiavi dello scrigno ed è proprio su queste chiavi che ruota l'episodio.
La trama.
1670. Il nobile francese Jean Louis Lafayette, esiliato sull'isola di Puerto Dorado, nel Mar dei Caraibi, viene a conoscenza dell'ubicazione di uno scrigno capace di cambiare le sorti del mondo intero. 
In una sola notte gli equilibri politici, costruiti nel corso di nove anni sulla piccola isola, crollano miseramente dando inizio a una serie di eventi che metteranno a ferro e fuoco la colonia contesa. Così, mentre il giovane Sid continua la ricerca del fratello Alexander e il temibile Ludwig Van Hossell si prepara a catturare il comandante dei ribelli soprannominato “El Diablo”, inizierà una vera e propria guerra per il possesso delle quattro chiavi che aprono il misterioso scrigno. 
Niente sarà più come prima e i protagonisti conosciuti nel primo volume “La terra di nessuno” daranno prova di ciò di cui sono capaci per realizzare i propri desideri e ambizioni.

La trama, come potete vedere è abbastanza articolata e io suggerisco comunque di leggere prima il volume precedente, perché i personaggi sono tanti e altrimenti non è facile orientarsi. Rispetto all'esordio, la scrittura di Gabriele Dolzadelli è notevolmente migliorata, meno accademica, più naturale. La vicenda ci guadagna, la lettura si fa più scorrevole e avvincente anche perché lo scrittore ha ridotto drasticamente le parti descrittive e privilegiato l'azione.
Ritroviamo naturalmente Sid, il protagonista della vicenda, un giovane alla ricerca di suo fratello. Ma anche i personaggi femminili, come Elizabeth e Annette, che risultano ben studiati e di carattere.
Ho trovato interessanti e ben caratterizzati anche gli altri personaggi. L'autore ha fatto davvero un gran lavoro ad approfondirli tutti.
Ogni capitolo ci porta in una nuova scena, quasi come a teatro. Cambiano i luoghi e cambiano i personaggi, come pezzi di un puzzle che solo alla fine formeranno un quadro uniforme. Così il lettore non si annoia e crea delle supposizioni per cercare di sbrogliare la matassa prima che sia la lettura a farlo.
Insomma, se già vi era piaciuto La terra di nessuno, Le chiavi dello scrigno non è da perdere.
Se, invece, La terra di nessuno non vi ha appassionato, vi assicuro che in questo secondo volume l'atmosfera si fa più calda. E se amate l'avventura, qui di sicuro ne troverete in abbondanza. La vicenda non è finita qui: l'autore ha già scritto il terzo volume e ora sta stendendo il quarto. Un'ottima notizia per chi ama le storie di pirati.
Potrete trovare il libro su Amazon ad un prezzo davvero fantastico.

martedì 9 agosto 2016

E venne chiamata due cuori -Recensione

Cari lettori,
oggi vi parlo di un libro che mi ha colpita nel profondo.
Avevo appena finito di leggere La via del male, di cui trovate la recensione due post indietro. Urgeva un altro libro, ma, essendo al mare, avevo a disposizione soltanto un'edicola.
Sono entrata. Lo scaffale dedicato ai libri era un po' deludente: perlopiù libri già letti o che non mi interessavano. Poi ho visto questo, una sola copia: E venne chiamata due cuori, di Marlo Morgan. Ne avevo già sentito parlare. Lo prendo.
Direi che non mi sono pentita.
Si tratta di una storia vera: una donna medico americana si reca in Australia per un progetto lavorativo, ma non sa che questo viaggio le cambierà la vita. Senza neppure rendersene conto si troverà a vivere parecchi mesi a contatto con una tribù di aborigeni, la Vera Gente. E scoprirà il senso vero dell'umanità, della vita, del Tutto divino che collega ogni cosa. Una storia che è un vero privilegio poter leggere. Ringrazio l'autrice per averci donato in un libro così chiaro il racconto di un'esperienza straordinaria, di averci svelato verità che -presi come siamo dalla routine e dai mille impegni- abbiamo ormai dimenticato. O forse non abbiamo mai conosciuto.
Un viaggio stupendo, dove ogni filo d'erba può insegnare qualcosa. Dove ogni cosa ha un perché e dove tutto si muove all'unisono, seguendo il ritmo perfetto dell'universo.

lunedì 25 luglio 2016

Recensione- La via del male

Cari lettori,
non ho resistito: ho acquistato subito e ho finito da qualche giorno La via del male, l'ultimo romanzo di Robert Galbraith.
Se non l'avete ancora letto e non amate gli spoiler, meglio che non proseguiate nella lettura di questa recensione (ma poi tornateci dopo che avrete terminato il romanzo).
In questo terzo episodio della serie, Cormoran Strike ha a che fare con un maniaco seriale che proviene dal suo passato e che è deciso a vendicarsi. E ha deciso di utilizzare Robin per raggiungere il suo scopo.
È così che la gamba mozzata dal cadavere di una giovane donna viene impacchettata e spedita proprio nell'ufficio investigativo di Cormoran, indirizzato a Robin.
Probabilmente, fra i tre episodi, questo é il più macabro. I lettori della Rowling (Robert Galbraith è infatti il suo pseudonimo) sono abituati al climax ascendente di tensione che percorre la saga di Harry  Potter e in un certo senso qui avviene la stessa cosa. La tensione è palpabile fin dall'inizio e la minaccia del killer incombe senza remore. E in questo mix di angoscia e indagini che arrancano, i protagonisti vedono snocciolarsi le loro vite, rivelandosi (e rivelandoci) di più sul loro passato: la relazione di Leda con Whittaker, l'uomo che Strike ritiene responsabile della morte di sua madre, lo stupro di Robin all'epoca dell'Università, che la portò ad abbandonare gli studi...
Ed è così che, durante la più grave crisi tra Robin e il suo Mattew, che sembra mettere a repentaglio lo stesso matrimonio, il detective e la sua socia iniziano a rendersi conto del legame profondo che si sta creando tra loro.
Ho amato questo libro dall'inizio alla fine, lo ritengo il migliore della serie e riconosco la penna geniale di JK Rowling, inimitabile, seppure nascosta dietro un alter ego. 

venerdì 8 luglio 2016

Recensione- La cattedrale del mare

Cari lettori,
ho due recensioni da recuperare (una su Camilleri e una su Cavina), ma oggi voglio parlarvi del libro che ho finito di leggere ieri notte:
La cattedrale del mare di Ildefonso Falcones. Si tratta di un romanzo storico ambientato in Spagna nel Trecento. Racconta la vita prima di Bernat, servo della gleba che fugge dalle terre a cui è legato per conquistare per se stesso e per suo figlio la libertà, e poi di Arnau, figlio di Bernat, che affronta numerose traversie, scoprendo che la libertà purtroppo è un diritto molto difficile da esercitare.
La città che fa da sfondo è Barcellona, in modo particolare lo scenario è la chiesa del Mar, dedicata alla Madonna del Mare, che Arnau vede in costruzione fin da bambino. Poi da adolescente e durante la giovinezza contribuisce a costruirla con le sue stesse braccia divenendo uno dei bastaixos e trasportando pesanti macigni sulla schiena insieme ai suoi compagni. Infine, ormai diventato un ricco banchiere, non smetterà mai di finanziare la chiesa in cui risiede la Madonna del Mar, che per anni gli ha fatto da madre, sorridendogli dalla sua nicchia. Tutto ciò fra guerre, amori contrastati e passioni incontrollabili, carestie e pestilenze, odio semita e Inquisizione.
Un romanzo che è scritto in modo fluido, avvincente, sicuramente coinvolgente. La suspance non manca, tanto che spesso ci si ritrova a divorare un capitolo dopo l'altro sperando di sbrogliare la matassa. Non mancano neanche le parti prettamente storiche e descrittive, sicché l'equilibrio fra le varie componenti è sempre mantenuto costante.
Alcuni difetti li ho trovati: un po' troppo lungo, in alcuni momenti sembra che la storia venga forzata, protratta eccessivamente rispetto al materiale narrativo. I personaggi sono molto gretti, eccetto Arnau. A volte infastidiscono i numerosi stupri, che ho trovato ridondanti. Anche alcune descrizioni storiche potevano essere più sintetiche.
Ho letto che è stato paragonato a I pilastri della terra di Ken Follett. Per me non c'è paragone: molto più bello quest'ultimo. Sia per i personaggi più approfonditi e più affascinanti, sia per la storia più avvincente.

lunedì 23 maggio 2016

Le sette sorelle -Recensione

Cari lettori, nell'ultimo post vi ho parlato della mia lettura in corso: Le sette sorelle di Lucinda Riley. Oggi l'ho terminato e il mio giudizio non è omogeneo. Il libro nel complesso mi è piaciuto, la trama è appassionante, soprattutto le parti che si tuffano nel passato di Izabela, la bisnonna di Maia, una delle sette sorelle alla ricerca del proprio passato.
Anche Maia è un bel personaggio, con un passato di ombre che non verranno svelate sino alla fine. La scrittura è così scorrevole e accattivante che si arriva alla fine in un batter d'occhio, nonostante il libro abbia più di trecento pagine, forse quattrocento. Però c'è qualcosa che stride. E forse è proprio l'ambiente di origine delle sette sorelle, una villa principesca nei pressi di Ginevra. E anche il personaggio di Pà Salt. Se pure è normale che un padre possa avere dei segreti nei confronti delle figlie, come è possibile che resti una figura del tutto misteriosa? Ad Atlantis, la reggia dove le ragazze crescono, piovono soldi come se non ci fosse un domani e nessuna si chiede davvero che lavoro faccia il padre? Solo qualche debole accenno alla curiosità filiale. Maia, ancora bambina, domanda a suo padre che lavoro faccia e lui le risponde di essere un mago. E tutto finisce lì.
Forse è questo che rende, nel complesso, il romanzo poco convincente. Molto simile a una fiaba. Bello, per carità, ma sospeso in una realtà fittizia.
Interessante il finale, lasciato sospeso, che arriva assolutamente inaspettato.

giovedì 21 aprile 2016

Il gatto che aggiustava i cuori- Recensione

Cari lettori,
ho terminato ieri Il gatto che aggiustava i cuori di Rachel Wells.
È la storia, raccontata in prima persona, di Alfie, un gatto d'appartamento che, alla morte della sua anziana padrona, si dà alla fuga per evitare che gli eredi lo sbattano in gattile. Vagabonda a lungo, patendo fame e freddo. La nostalgia di casa è fortissima, ma Alfie non ha più una casa in cui essere amato.
Poi, finalmente, giunge in Edgar Road, una strada in cui tante villette stanno per essere abitate da nuove persone. Alfie capisce che quello sarà il suo posto. Ma stavolta non si accontenterà di una sola casa, di una sola famiglia. Non rischierà di nuovo di vedere crollare in un attimo tutt'e le sue certezze. Diventerà un gatto dei portoni, con ben quattro famiglie: Claire, Jonathan, Polly, il marito e il piccolo appena nato, Franceska con i suoi due figli e il marito.
Proprio qui Alfie si renderà conto che tutti loro hanno in qualche modo bisogno del suo aiuto. E non si tirerà indietro.
Un libro rilassante e allo stesso tempo commovente, una scrittura vivace e scorrevole. Un protagonista che non si può non amare.
È bello sentir parlare il gatto e guardare in nostro mondo dal suo punto di vista. Alfie non manca di farci fare qualche risata, ma nel finale c'è anche un po' di suspance. La sua missione di prendersi cura delle persone è molto impegnativa e, a quanto pare, può essere molto rischiosa.
Consigliato a tutti gli amanti degli animali e delle storie dolci e originali.

venerdì 18 marzo 2016

Recensione- Mistero a Villa del Lieto Tramonto

Cari lettori,
ho terminato la lettura di Mistero a Villa del Lieto Tramonto.
La trama, quella di due anziane signore che indagano -alla Miss Marple- su un mistero che aleggia a Villa del Lieto Tramonto (la residenza per anziani dove alloggiano), sembrava molto invitante. Io sono una lettrice estimatrice di Agatha Christie e adoro i gialli. Questo prometteva bene.
Eppure, stavolta sono stata davvero tentata di abbandonare il libro a meno della metà.
Mi dispiace doverlo dire, ma l'ho trovato molto noioso. Lo stile è piatto, anche se i personaggi sono simpatici. Manca totalmente la suspance tipica dei romanzi gialli, quasi quasi non ti viene neppure voglia di capire qualcosa di tutti i misteri che si assommano lungo il percorso.
Verso metà del libro, quando scoppia un misterioso incendio nel reparto di isolamento, l'andatura del romanzo sembra riprendersi. Invece no. Torna ad appiattirsi poco dopo.
Possiamo dire che è quasi rilassante. Che non è esattamente la caratteristica privilegiata di un giallo. 

sabato 13 febbraio 2016

Alice nel Paese delle Meraviglie

Cari lettori,
due giorni fa ho finito di leggere Alice nel Paese delle Meraviglie, di Carrol. L'ho acquistato in versione eBook, una versione bellissima con splendide illustrazioni.
Il libro è carino, molto simile al film Disney (per chi di voi fosse un affezionato disneyano).
Va letto con una certa attenzione perché è molto più di una semplice avventura fantastica. Ci sono, infatti, una serie di significati nascosti dietro ogni personaggio e dietro ogni trovata nonsense dell'eclettico autore.
Ho trovato un po' noiosa la parte finale, molto più divertente la prima.
I personaggi che ho amato di più sono lo Stegatto e il Brucaliffo.

«Mi diresti, per cortesia, quale strada devo prendere per andarmene da qui?» 5 «Tutto dipende da dove vuoi arrivare», rispose il Gatto. «Il dove non ha grande importanza...», disse Alice. «E allora non ha grande importanza neanche la strada da prendere», commentò il Gatto.

sabato 23 gennaio 2016

A COLPO D'OCCHIO- L'amico immaginario

"Mi chiamo Budo.Esisto da cinque anni.
Cinque anni è una vita lunghissima per uno come me.
È stato Max a darmi questo nome.
Max è l’unico essere umano che riesce a vedermi.
I genitori di Max mi chiamano l’amico immaginario.
Non sono immaginario."

Inizia così il libro di Matthew Dicks, L'amico immaginario.
È Budo il narratore di questa storia. Budo è l'amico immaginario di Max, un bambino autistico che vive con i suoi genitori e frequenta una scuola per bambini normali.
Non è facile la vita per Max. Il papà e la mamma si vogliono bene, ma spesso litigano, forse a causa sua, forse perché entrambi vorrebbero il meglio per lui, ma hanno idee diverse di cosa sia questo "meglio". A scuola c'è Tommy, un bambino molto antipatico che si diverte a tirare a Max dei brutti scherzi. Per fortuna c'è Budo a dargli manforte.
L'atmosfera del libro è singolare. È appassionante vedere il mondo con gli occhi di un amico immaginario che non dorme mai e che sa un sacco di cose. E che, soprattutto, sa tutto di cosa vuole Max. Fino a che, un giorno, Max inizia a tenere un segreto anche a Budo. Si incontra di nascosto con una maestra e vieta a Budo di seguirli e di ascoltare ciò che si dicono. Budo è rattristato da questo cambiamento, ma anche preoccupato. E ha ragione: un giorno, improvvisamente, Max scompare. Budo sa che è stata la maestra a rapire Max. Ma come può aiutarlo? Nessuno lo vede, oltre Max. Nessuno può sentirlo. Ma un amico immaginario non si arrende.

Matthew Dicks scrive un romanzo delicato e coinvolgente, che tiene il lettore con il fiato sospeso fino all'ultima pagina. Il finale quasi commuove, perché Budo non è solo l'amico immaginario di Max. È l'amico immaginario di tutti noi.

mercoledì 8 luglio 2015

Verrà il vento e ti parlerà di me -in lettura...

Cari lettori,
l'altro giorno mi aggiravo curiosa fra gli scaffali della libreria virtuale del mio Kindle, cercando qualcosa da leggere.
Dal momento che divoro libri più o meno come il mio gatto divora crocchelle, ho deciso di dare un'occhiata all'Offerta del Giorno, giusto per non spendere tutti i soldi di cui dispongo.
Così mi sono imbattuta in Verrà il vento e ti parlerà di me, di Francesca Barra. La trama mi sembrava interessante, le recensioni erano positive, il titolo prometteva bene. Indi per cui poscia, l'ho comprato.
 
Ho subito iniziato a leggerlo e ancora ce l'ho in lettura. Devo dire che, per ora, è esattamente il libro che avevo voglia di leggere.
La storia di Teresa e quella di sua nipote Caterina si alternano e si incrociano, in un periodare fluido che ha il sapore delle storie antiche, delle tradizioni, del legame con la propria terra natia.
Caterina ha appena abbandonato il suo paesino per andare a studiare a Roma. Porta con sé il quaderno delle ricette di sua nonna, compilato meticolosamente nei mesi estivi. Caterina è emozionata all'idea di essersi buttata in una nuova avventura, lontana da casa. Sua nonna Teresa, invece, fin da bambina sapeva che dalla Basilicata non se ne sarebbe mai voluta andare. E la sua più grande avventura, ha deciso di viverla proprio lì, nel luogo in cui è nata.
Magia, sentimenti, ma anche ottime ricette si avvicendano fin dalle prime pagine.
Per ora il libro mi sta appassionando molto, vedremo se proseguirà così.
Qualcuno di voi l'ha letto? Se volete, fatemi sapere la vostra!

lunedì 6 luglio 2015

Riflessioni di una lettrice

Cari lettori,
forse avrete letto il mio post dedicato alle letture estive.
Come tutti i programmi che si rispettino, che il più delle volte sono fatti per essere smentiti, anche questo ha immediatamente subito delle inevitabili modifiche.
Ho terminato in pochissimo tempo Il baco da seta, che non ha deluso le mie aspettative. Uno dei libri più appassionanti del mio ultimo periodo. Consigliatissimo a chi ama il genere noir.
Ho poi iniziato a leggere L'amore è...un libro di ricette, per scoprire in meno di tre minuti che si tratta semplicemente di un libro di ricette, appunto. Forse quelle che vengono citate nel precedente L'amore è...un bacio di dama. Da verificare.
Allora mi sono lanciata su un libro che da tempo era fra i miei obiettivi: Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Luis Sepùlveda. Una storia dolcissima, quasi una poesia.
Zorba, un gatto nero grande e grosso, mentre i padroni sono in vacanza, soccorre una gabbiana che, colpita dalla peste nera dei mari (un'ondata di petrolio le ha coperto interamente il corpo), prima di morire vuole deporre il suo uovo. Ed è così che Zorba si ritrova a promettere alla gabbiana che si prenderà cura dell'uovo e della creatura, e le insegnerà a volare.
Ve lo immaginate un gattone grasso e grosso che cova un piccolo uovo di gabbiano?
Zorba farà così da mamma alla piccola gabbianella e, con l'aiuto degli altri gatti del porto e di uno scrittore un po' visionario, insegnerà alla piccola Fortunata (questo il nome che i gatti danno alla gabbianella) che
Vola solo chi osa farlo.

sabato 23 maggio 2015

A COLPO D'OCCHIO -La casa della moschea

Cari lettori,
oggi farò la recensione di un libro che mi è molto piaciuto.
Si tratta de La casa della moschea, di Kader Abdolah. Precedentemente, avevo già recensito Scrittura cuneiforme dello stesso autore.
 
Aga Jan, ricco mercante di Senjan, in Persia, è il capofamiglia della famiglia allargata che ha sede nella casa della moschea, in cui vengono custodite e tramandate le antiche tradizioni.
La vita nella casa della moschea procede tranquilla, le giovani donne attendono il loro sposo, l'imam della moschea studia nell'immensa biblioteca secolare, uccelli variopinti vengono catturati per studiarne il piumaggio e riprodurlo per creare magici tappeti. Fino a che la Grande Storia del paese non arriva a sconvolgere anche le vite della famiglia di Aga Jan. In una Persia che vive immensi sconvolgimenti, con l'avvento di Khomeini e la spietata repressione del dissenso politico, la casa della moschea resta spettatrice di questi drammatici eventi e continua a custodire le radici di un Islam ricco di saggezza e di fascino, un Islam molto lontano da quello a cui spesso pensiamo oggi.
 
Kader Abdolah ancora una volta utilizza un linguaggio scorrevole e atmosfere ricche di fascino per condurci in un Oriente dal sapore magico delle Mille e una notte.
I personaggi hanno un che di leggendario e le scene del libro si manifestano agli occhi del lettore nitide come quelle di un film. Il merito di questo libro è quello di tratteggiare delle figure di islamici estremamente diverse fra loro, lontane dagli stereotipi comuni e molto più vicine a personalità vere, riscontrabili nel mondo reale.
Anche le donne hanno una gran parte in questo romanzo, molto più di quanto non accadesse in Scrittura cuneiforme. Riserveranno molte sorprese a chi deciderà di avventurarsi tra le pagine di questo libro.
Un libro splendido e poetico, che inizia con toni pacati e rumori di passi attutiti da meravigliosi tappeti persiani e che termina poi con l'assordante frastuono della violenza e del fanatismo.

sabato 7 marzo 2015

A COLPO D'OCCHIO -L'estate di Ulisse Mele

Cari lettori,
eccomi con un'altra recensione.
Ulisse è un bambino sordo. Intelligentissimo. Guai a voi se pensate di dargli dell'handicappato o se usate la parola sordomuto per descrivere il suo essere speciale. Ulisse è il più bravo della classe, il mondo gli parla attraverso i movimenti delle labbra, i dettagli di cui noi, che sordi non siamo, non potremmo mai notare.
L'autore ci proietta all'interno della storia attraverso gli occhi di questo piccolo bambino speciale, poco prima che un fatto drammatico sconvolga la sua vita -e quella della sua famiglia- per sempre. Quando suo fratello Dede e sua sorella Betta escono di nascosto di casa per andare al mare insieme a Giovanni, il fidanzato di Betta, Ulisse non può nemmeno immaginare che non rivedrà mai più la sua sorella maggiore.
Eppure è proprio quel che succede: Betta non tornerà più a casa e verrà ritrovata morta poco dopo. Uccisa.
Chi ha commesso il crimine? Giovanni, il fidanzato di Betta? Alfio Mele, il padre manesco? Pei Nieddu, che odia la famiglia Mele?
Il dolore grida giustizia dalle pagine di questo noir che si legge tutto d'un fiato e che il fiato lo tiene sospeso fino alla fine.
L'estate di Ulisse Mele è una storia raccontata con forza e dolcezza, che commuove e che coinvolge. Una storia di quelle che popolano tristemente i telegiornali e che spesso ascoltiamo con noncuranza, quasi assuefatti al dolore, alle tragedie. Quando colpiscono gli altri. Roberto Alba ci trasporta, invece, all'interno di questo dolore. Il lettore non può ignorarlo. Il lettore, così come Ulisse, vuole sapere la verità. Ma può solo stare ad aspettare. Aspettare che il libro finisca, che scorra sotto gli occhi anche l'ultima pagina. E ritrovarsi a sperare che ce ne sia ancora un'altra da leggere.
 
Non perdete, prossimamente qui sul blog, l'intervista all'autore Roberto Alba.

martedì 3 marzo 2015

A COLPO D'OCCHIO- Tiziano Terzani postumo: che delusione!

Cari lettori,
da poco ho letto il libro Un'idea di destino di Tiziano Terzani, uscito postumo di recente, forse lo scorso anno. Era nei miei programmi di lettura fin dall'inizio: la raccolta dei suoi diari, curata dai suoi familiari e trasformata in un libro. Mi incuriosiva tantissimo e avevo grandi aspettative. Ebbene: grandi aspettative, grande delusione. Sì, perché sostanzialmente l'ho trovato noioso, troppo frammentato è molto lontano dallo stile di scrittura del Terzani a cui ero abituata.
Ci sono frammenti di diario composti di un'unica frase, ci sono parti a cui è difficile dare un senso, pezzi scritti palesemente soltanto per sé, non per un pubblico di lettori. Ecco il rischio di trasformare dei diari privati in un'opera per il pubblico. Non se ne capisce granché. Per carità, ci sono anche delle parti molto belle: riflessioni profonde, osservazioni argute, lettere piene di amore per la moglie e per i figli. Ma questo non è bastato a farmi apprezzare il libro.
In definitiva, non lo consiglio.
Manca totalmente quell'unità di fondo che c'è invece nelle altre opere di Tiziano Terzani. Troppo presente il suo lato buio, la depressione, lo sconforto per la malattia. Lati del carattere che sicuramente erano assai presenti in questo fantastico giornalista, ma che, posti così sotto forma di diario e sfogo personale, non gli rendono giustizia. Non so, forse l'ho letto nel momento sbagliato. O forse i diari dovrebbero rimanere tali, e non essere dati alla stampa. Non sempre siamo disposti a condividere i nostri pensieri con tutti. Non sempre, quando scriviamo delle note personali, pensiamo anche ad un ipotetico futuro lettore. O no?

martedì 27 gennaio 2015

Giornata della memoria -Leggere per non dimenticare

Cari lettori,
da un po' di tempo (credo dal 2000) è stata istituita la Giornata della Memoria dedicata al genocidio degli ebrei.
In realtà è da qualche settimana che volevo scrivere un post su questo libro, ma colgo l'occasione per farlo proprio oggi e riflettere anche su un tema che alcune volte viene trascurato: la responsabilità di chi ha voltato la testa dall'altra parte.
Il libro di cui vi voglio parlare di sicuro lo conoscete in tanti: Storia di una ladra di libri di Markus Zusak, uscito prima col titolo La bambina che salvava i libri.
La vicenda della protagonista, Liesel Meminger, viene raccontata da un narratore d'eccezione: la Morte. Con uno sguardo ironico e panoramico, questo insolito narratore ci conduce nella Germania del 1939, nella vita di una bambina tedesca che vive dall'esterno la persecuzione degli ebrei. Dall'esterno perché lei non è ebrea. Non sono ebrei i suoi genitori adottivi, non è ebreo il suo migliore amico. Eppure, nonostante la paura, nonostante il pericolo, nonostante tutto quello che volete, la famiglia di Liesel non volterà la testa dall'altra parte. E, alla richiesta d'aiuto da parte di un ragazzo ebreo, non si tireranno indietro.
Storia di una ladra di libri è un libro intenso e commovente, che non ci porta direttamente dentro al dramma dei campi di sterminio, ma ce ne fa fiutare da lontano la portata universale. Un libro da cui emerge chiaramente che un genocidio di quelle dimensioni non sarebbe mai stato possibile se non ci fossero stati tutti coloro che, di fronte all'incedere del Nazismo, hanno voltato la testa dall'altra parte, spianandogli in qualche modo la strada.

domenica 25 gennaio 2015

Oriana. Una donna. Quattro chiacchiere con Cristina De Stefano

Cari lettori,
ho avuto un'occasione bellissima. Qualche mese fa ho letto con curiosità il libro Oriana. Una donna di Cristina De Stefano. Si tratta di una biografia su Oriana Fallaci, non solo come grande giornalista, ma anche -e soprattutto- come donna. Un libro documentato fino all'ultima virgola, che comprende anche bellissime foto storiche e che porta il lettore all'interno della travagliata vita di una donna che voleva vivere come un uomo e rivendicava il diritto ad essere considerata alla pari dei suoi colleghi uomini. Eppure, nonostante questa grinta indescrivibile, Cristina De Stefano riesce a tratteggiare anche il lato più umano e più fragile di questa donna che è ormai una leggenda. Piena di contrasti, di amore e di rabbia allo stesso tempo.
Vi dicevo, ho avuto un'occasione bellissima: quella di rivolgere a Cristina De Stefano cinque domande. Sul suo libro. Ma non solo.
Curiosi? Continuate a leggere.
 
Domanda) Come nasce l'idea di scrivere una biografia di Oriana Fallaci? La stessa Fallaci non aveva mai autorizzato alcuna biografia...
Risposta) Sappiamo che Oriana non ha mai autorizzato biografie o libri o film su di sé mentre era in vita. Era convinta di essere la sola in grado di parlare di se stessa. Ma ora che non c'è più è giusto che il personaggio sia raccontato dall'esterno, come avviene per tutti i grandi personaggi. E' stato il nipote Edoardo Perazzi, che lei ha nominato erede universale, a contattarmi perché desiderava che venisse scritta una vera biografia di sua zia. Edoardo Perazzi aveva letto il mio libro precedente, Americane avventurose (Adelphi), dedicato a venti grandi donne d'oltreoceano, e desiderava che così si scrivesse la vita di Oriana: con rigore ma anche con afflato narrativo. La vita di Oriana Fallaci è un grande romanzo. Ho esitato a lungo prima di accettare, perché il personaggio mi spaventava, ma non ho potuto dire di no perché era una occasione storica. Per la prima volta un biografo poteva avere accesso alle carte private di Oriana, nessuno lo aveva mai fatto prima.
 
D) Raiuno dedicherà a Oriana Fallaci una miniserie interpretata da Vittoria Puccini: cosa pensa di questo progetto?
R) Non ho seguito il progetto, che si è sviluppato in modo parallelo alle ricerche della mia biografia e quindi non è basato sul mio libro. Sono curiosa, come tutti gli spettatori, e sono felice perché penso che sia l'inizio di una vera riscoperta del personaggio, che continuerà per anni. Anche se vivo all'estero farò in modo di vedere lo sceneggiato, ovviamente.
 
D) Dal suo libro emerge il ritratto di una donna estremamente complessa, forte e fragile allo stesso tempo. Prima di iniziare le sue ricerche, si aspettava una personalità così fortemente sfaccettata?
R) Assolutamente no. Da lettrice avevo l'immagine stereotipata che probabilmente tutti abbiamo di lei: una donna aggressiva, difficile, battagliera, sempre a caccia di guai. E' stata una vera sorpresa scoprire l'altro lato di Oriana, quello privato, dolce, allegro, a volte ingenuo, patologicamente incapace di accettare di essere ferita. Sapere che una donna che ha avuto una vita privata così complicata, spesso infelice, eppure ha realizzato tutto quello che ha realizzato Oriana, bè, me la fa ammirare ancora di più.
 
D) Per Oriana non c'è mai stata una grande differenza fra il giornalismo e la scrittura: lei si approcciava alla professione di giornalista in veste di scrittrice. I suoi pezzi erano storie più che articoli. Anche lei è sia giornalista che scrittrice: quanto sono lontani (o vicini) questi due mondi?
R) Oriana ha sempre detto che era una scrittrice prestata al giornalismo, e che così scriveva i suoi articoli, che infatti sono diversi da tutti gli altri. Personalmente io lavoro allo stesso modo quando scrivo un articolo o un libro, perché parto sempre dalla realtà, visto che non scrivo narrativa, ma biografie (Belinda e il Mostro, Adelphi; Americane avventurose, Adelphi). In teoria uno scrittore ha più libertà, perché può inventare. Ma io credo che anche un giornalista abbia una grande libertà, lo sguardo che porta al reale è già la sua libera scelta. Quando un giornalsita va in Ucraina e poi scrive, parla del suo sguardo, delle sue interpretazioni, delle sue scelte, alla fine. Per questo sono d'accordo con Oriana che diceva che il giornalismo oggettivo non esiste. E' più onesto, trovo, dire così, piuttosto che dire: questa è la verità.
 
D) Il suo agente, ho letto nei Ringraziamenti alla fine del libro, è Roberto Santachiara, personaggio quasi leggendario: com'è lavorare con lui?
R) Roberto Santachiara è un grande agente letterario. Per me è una figura quasi paterna, anche se ha pochi anni più di me. Sono con lui dal mio primo libro e devo dire che soprattutto nel progetto di Oriana è stato fondamentale. Ha salvato la situazione quando a me sembrava di non riuscire a uscirne e volevo rinunciare. E' un uomo molto calmo, un po' vecchio stile come i gentiluomini di una volta. Ti porta a pranzo in uno dei posti che conosce lui intorno a Pavia, ti ascolta e poi ti fa ragionare. So che ha fama di essere tremendo, e probabilmente lo è nelle trattative, ma con me è sempre gentilissimo, molto protettivo.

Ringrazio sentitamente Cristina De Stefano per aver dedicato un po' del suo tempo a rispondere alle mie curiosità.