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domenica 16 ottobre 2016

La strana biblioteca -Murakami Haruki

Cari lettori,
questo che sto per recensire è il primo libro che leggo di Murakami Haruki. Probabilmente non è abbastanza per comprendere lo stile di un autore, infatti mi sono ripromessa di scovarne altri per farmi un'idea più precisa.
La strana biblioteca è un racconto più che un romanzo, molto breve, molto simbolico e questa è un'edizione illustrata, molto bella.
L'atmosfera è onirica, un po' inquietante: un ragazzino entra in una biblioteca con l'intenzione di portare a casa uno o due libri da leggere e invece vi si ritrova intrappolato, imprigionato da un vecchio che vuole mangiare il suo cervello e sorvegliato da un uomo-pecora. Il rischio di non tornare mai più a casa è alto, le speranze di fuggire sono pochissime. Per fortuna compare una ragazza bellissima e sconosciuta...
Anche se l'atmosfera del libro è alquanto ansiogena, la scrittura è calma, pacata, come se raccontasse una vita banale. Probabilmente è una storia simbolica, una storia sul potere dei libri, sul potere della lettura, l'unica attività in grado di darci le chiavi per fuggire dalle nostre stesse prigioni. Dalla prigione della noia, dalla prigione dell'infelicità.
Forse non è il romanzo di Murakami che mi aspettavo, Non importa. Ritenterò. In ogni caso, questa brevissima fiaba mi ha colpita con la sua brevità e con la sua simbolicità profonda.


Le biblioteche contengono storie. Le storie contengono universi. E certi universi possono essere molto pericolosi.
Foto della mia copia de La strana biblioteca.

martedì 12 maggio 2015

A COLPO D'OCCHIO- Scrittura cuneiforme

Cari lettori,
come promesso in uno dei post precedenti, oggi vi parlo di un autore che ho scoperto da poco. Si tratta di Kader Abdolah, di cui ho letto fino ad ora due titoli:
Scrittura cuneiforme e La casa della moschea.
Partiamo dal primo.
Scrittura cuneiforme ci racconta la storia di Ismail, un giovane iraniano esule in Olanda, che un giorno si ritrova fra le mani il diario del padre, Aga Akbar, un uomo sordomuto che aveva passato tutta la vita a riparare magistralmente tappeti persiani. Ismail, che per tanto tempo si era ritrovato a fare da interprete al padre, in un mondo che non riusciva a comunicare con lui, l'aveva poi abbandonato per seguire il proprio destino. Ed ora, di fronte a queste pagine, scritte in una scrittura (quella cuneiforme) incomprensibile per Ismail, il giovane si ritrova a voler raccontare la storia di suo padre, traducendo quel diario, mostrando al mondo e a se stesso le piccole storie di piccoli luoghi dell'Iran, che si intrecciano, come i fili di un tappeto, a formare l'immenso disegno della grande Storia, quella della Persia che cambia.
Abdolah racconta con un linguaggio scorrevole e un tono da cantastorie l'evoluzione di un paese ricco di fascino come la Persia, che ha attraversato numerose fasi storiche (dallo scià alla dittatura e alla caduta della stessa) e ha saputo conservare, pur nel cambiamento, una propria identità. Il tutto attraverso le vicende di una famiglia, quella di Aga Akbar e Ismail, che oltre ad essere inserita nei grandi cambiamenti del paese, vive enormi, forse anche maggiori, cambiamenti nell'ambito familiare. I difficili rapporti tra padre e figlio, aggravati dal fatto che il padre è sordomuto e vede nel figlio la sua possibilità di mantenere un contatto con il mondo che lo circonda. I rapporti tra marito e moglie, quando entrambi hanno caratteri difficili e la salute non sempre li assiste. Il coraggio di una figlia che sceglie di lottare per la liberà del proprio paese, mettendo a repentaglio la propria.
Il tutto a dimostrare che, ancora una volta, sono i sentimenti a muovere il mondo.
Questo libro, che ho apprezzato tantissimo anche per l'atmosfera orientaleggiante che trasuda da ogni pagina, ci ricorda soprattutto che per comunicare tra noi non serve parlare la stessa lingua. Sono le azioni, quelle fatte col cuore, che davvero cambiano la storia.
 
Prossimo post dedicato a La casa della moschea.
 
 

giovedì 12 marzo 2015

Quattro chiacchiere con l'autore -Intervista a Roberto Alba


Cari lettori, come ho promesso qualche giorno fa, ho intervistato Roberto Alba, lo scrittore di cui ho recensito il libro L'estate di Ulisse Mele.
Spero che l'intervista risponda anche alle vostre curiosità. Io sono rimasta molto soddisfatta.

 
 
  • Domanda: Ci sono autori che iniziano a scrivere avendo in mente tutta la trama fin dall’inizio, altri che, invece, creano solo i personaggi e poi si fanno guidare da essi. Tu che autore sei? Com’è nato il noir L’estate di Ulisse Mele?
Risposta: Appartengo alla seconda generazione. Costruisco una storia nella mia testa e quando il finale mi soddisfa inizio a scrivere, ma tutto può cambiare in corso d'opera. I personaggi spesso hanno una loro vita e compiono azioni che mi sorprendono.
Ulisse è nato un po' per caso, era un racconto breve. La sua forza sta nel non aver voluto rimanere confinato in poche pagine. Allora ho visto la sua casa, ho visto la sua storia, e ancora adesso mi supplica di continuare...
  • Dal manoscritto al libro: è questa una delle fasi più interessanti del percorso editoriale di un’opera: L’estate di Ulisse Mele quale iter ha seguito? Ti sei rivolto ad un agente letterario oppure direttamente agli editori?
Ulisse ha vinto la terza edizione del premio letterario IoScrittore del gruppo editoriale Gems con il titolo “Ulisse senza stelle”. Purtroppo volevano relegarlo a una pubblicazione solo digitale e ho rifiutato. Ho inviato il manoscritto alla Mondadori e ho avuto la fortuna di incontrare Lara Giorgelli editor Piemme. Ulisse deve averle toccato il cuore. Il resto è la mia felicità sugli scalfali in libreria.
 
  • Che rapporto c’è tra te e Ulisse, il piccolo protagonista del tuo libro?

Non sono sicuro ma credo mi assomigli. In effetti molte cose che racconta sono vere... o forse no! Non confesserò mai.
 
  • Il finale: tu sai qualcosa che il lettore non sa? (Attento, potrei cercare di estorcerti il nome del colpevole! Ahahah!)
 
No, nel romanzo c'è tutto quello che serve per capire chi è il colpevole. Non ho nascosto niente. Per chi ha letto il romanzo voglio ricordare un dettaglio... forse è meglio di no. Allora Un suggerimento: il capitolo dell'interrogatorio è di fondamentale importanza.
 
[Ragazzi, corro a rileggermi il capitolo!!!]
  •  Quali sono i tuoi progetti per il futuro in relazione al mondo della scrittura?
Spero esca entro l'anno il mio nuovo romanzo. Una storia fuori dal tempo, sempre ambientata in Sardegna. Riscalderà i cuori dei valorosi e non dico altro! Per il resto mi godo il bel momento e la Menzione speciale al premio Alziator e chissà che Ulisse non mi convinca a continuare la storia...

Noi speriamo di poter leggere presto un'altra storia raccontata da Ulisse.

Ringrazio sinceramente Roberto, che è stato disponibile a rispondere a questa intervista e l'ha fatto nel migliore dei modi.
 

lunedì 28 aprile 2014

Tag...ga il libro

Cari lettori,
oggi (di ritorno da cinque magici giorni a Madrid) dedico questo post ai cinque libri che mi hanno in qualche modo conquistata maggiormente, e che hanno avuto per me un valore importante. Non quindi i libri preferiti (che sono tanti e non possono essere ridotti a cinque), bensì quelli che sono stati delle tappe essenziali. L'idea nasce dall'invito che mi è giunto da Patricia, del blog Myrtilla's house.
Immagine presa da Internet
 
 
1. Il primo libro che ho il dovere di citare è Inkiostrik, il mostro dello zainetto. Ne ho già parlato in occasione della Giornata Internazionale dei Libri per Bambini. Questo libro mi ha fatto scoprire il piacere della lettura, mi ha dischiuso le porte di un mondo magico, che non ho più voluto abbandonare. Inkiostrik, il piccolo mostriciattolo che si nutre di inchiostro, aveva conquistato la mia curiosità con le sue rocambolesche avventure.
 
2. Venne poi il momento del capolavoro assoluto di J.K.Rowling: Harry Potter. L'intera saga, naturalmente. Difficile spiegare la magia di questi libri. Vivi, veri, sorprendenti. Si può dire che sono cresciuta con Harry, Ron ed Hermione. Indimenticabili. Speravo sempre di beccarmi l'influenza per potermi assentare da scuola e avere l'intera giornata per leggere Harry Potter!
 
3. In questa Top Five merita un posto anche Jane Austen. Perciò inserisco uno dei libri che mi sono rimasti nel cuore: Orgoglio e pregiudizio. Tremendamente attuale, pur essendo un romanzo d'epoca. Una storia d'amore con personaggi sfaccettati, talmente ben caratterizzati da sembrare reali (tanto che di Darcy mi sono innamorata pure io!). Donne forti, indipendenti, anticonformiste. Come lo è stata Jane.
 
4. Sta arrivando la fine di questa lista. Lo spazio si restringe. Difficile decidere di mettere un termine ai libri che ci hanno in qualche modo segnato. Instauriamo un rapporto speciale con ogni libro che leggiamo, persino con quelli che non ci piacciono. Come succede con le persone. Inserirò L'Alchimista, di Paulo Coelho. Semplicemente perché è pieno di verità. Mi ha aperto gli occhi su tante cose, raccontando la vita vera, ma attraverso una favola.
 
5. Il quinto posto resta vuoto. Eh sì, non c'è il quinto libro. Forse arriverà, chissà. L'ho cercato a lungo: ho pensato ai libri che mi son piaciuti di più, Calvino, Hosseini, Baricco, Ken Follett, Dracula di Stoker...ma nessuno di questi ha segnato la mia personalità. Meravigliosi, senza dubbio. Ma non significativi per questa Top Five.
 
Vorrei taggare:
Federica di http://latanadiunabooklover.blogspot.it/ (anche se ha già partecipato al tag)

domenica 6 aprile 2014

Riflessioni sulla Scuola Holden

Immaginate di compiere un viaggio di due anni nella terra della narrazione. Narrare. E farlo in tutti i modi possibili.
Questo è quello che propone la Scuola Holden, di cui è preside l'ormai celebre Alessandro Baricco. Amata e odiata da molti. C'è chi la vede come la possibilità di accesso ad un mondo magico e chi, invece, ne contesta l'utilità: il talento non si insegna. Certo, è vero. Ma si può allenare. Così ribatte Baricco a chi critica la sua scuola.
Scrivere è un mestiere. Pertanto, si può insegnare.
Ma dalla Scuola Holden non usciranno soltanto scrittori. Qui vengono formati narratori: autori di teatro, sceneggiatori, disegnatori di fumetti, attori...chi più ne ha più ne metta.
Senza dubbio una proposta affascinante.
 
Però mi resta un dubbio: sognare è bello, ma quali prospettive concrete offre questa scuola, una volta ottenuto il diploma? Qualcuno di voi ha esperienze a riguardo? Mi piacerebbe saperne di più. Magari anche per decidere se vale la pena di intraprendere questo viaggio. 

sabato 21 dicembre 2013

I giovani preferiscono Twitter

A quanto pare, il dato emerso da alcuni recenti sondaggi ha evidenziato come i giovani stiano preferendo Twitter a Facebook.
Come mai?
Semplice. Perché su FB ormai ci sono troppi adulti -molti dei quali ossessivamente impegnati ad ostentare dettagli della propria vita quasi fossero ancora ragazzini- e spesso questi adulti sono genitori che, tra un mi piace e un tag, cercano di tenere sotto controllo i propri figli.
Su Twitter questo non succede, perché questo social network risulta più ostico per i più grandicelli, che faticano a starvi dietro. Così i giovani migrano verso il social che cinguetta e abbandonano finalmente FB.
Mi chiedo se prima o poi potrò dedicare un post al fallimento completo di tutti questi social che ci portano sempre più ad una realtà vicina a quella tratteggiata da Orwell in 1984.

mercoledì 4 dicembre 2013

IL PUNTO DI VISTA -Frida Kahlo

Quando sono entrata in contatto con la storia di Frida Kahlo, ne sono rimasta colpita e affascinata.
Spirito forte e ribelle fin dalla nascita (nel 1907 in Messico), a diciotto anni vede la sua vita cambiare per sempre a causa di un violento incidente stradale, in autobus. I gravi traumi riportati la costrinsero a letto per un anno, anno in cui Frida lesse numerosi libri sul Comunismo e iniziò a dipingere, osservandosi riflessa su uno specchio che i suoi genitori avevano montato sul soffitto appositamente per lei.
Ricorrenti sono gli autoritratti, in cui spesso compare il tragico incidente che segnò la sua vita.
L'esistenza di Frida Kahlo si sviluppa tutta attorno alla sua arte, all'attivismo nel Partito Comunista Messicano e agli amori burrascosi, eterosessuali e omosessuali.
I danni permanenti riportati a causa dell'incidente le impedirono di portare a termine qualsiasi gravidanza, fatto che la segnò nel profondo.
Frequentò i surrealisti, ma non volle mai essere etichettata come tale, perché desiderava mantenere una personale connotazione di originalità.
Dopo una vita di dolori fisici continui e passioni laceranti vissute con personaggi di spicco (il rivoluzionario Lev Trotsky, il poeta André Breton, la fotografa Tina Modotti, suo marito Diego Rivera, per citarne solo alcuni), morì lasciando ad un diario le sue ultime e sconvolgenti parole:
"Spero che l'uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più".

sabato 30 novembre 2013

Promesse di una vita

Per favore,
Non farmi promesse
Viviamo l'oggi
Senza guardare in là,
Dove il cuore non può arrivare.
Non fare promesse.
Soltanto così avrò la certezza
Che sei sincero.
Ciò che brucia di più,
Quando tutto finisce,
È il vuoto lasciato
Da giuramenti infranti.

Per favore,
Non desiderare oltre ciò che hai oggi.


sabato 2 novembre 2013

La signora Oscar (Wilde)

La notizia dell'imminente uscita di un libro su di lei, mi spinge a raccontarvi una curiosità davvero romantica su Constance Lloyd, moglie di Oscar Wilde.
Constance amò il celebre dandy incondizionatamente fino alla fine, perfino dopo la relazione di Wilde con Lord Alfred Duglas, la "bestia", come lei lo definì, che Oscar preferì a lei.
La signora Oscar (come veniva chiamata all'epoca) fu una donna estremamente colta e rivoluzionaria.
Fra lei e Oscar Wilde ci fu un legame immenso, dovuto ad una profonda sintonia. Ma non erano soltanto due anime culturalmente affini. C'era dell'altro.
Oscar disegnò per Constance l'anello di fidanzamento: un cuore di diamanti che racchiudeva due perle. E la fede nuziale? Due anelli che combaciavano in maniera perfetta, con i loro nomi incisi all'interno.
Che altro aspettarsi da due esteti di questo calibro?